La Zad vive!

di Bianca Bonavita

Dedicato a Notre Dame des Landes e a tutte le Andrea Zappa con un pensiero alla fattoria di Mondeggi.

Vive in ogni pezzo di terra sottratto al governo del territorio.

Vive in ogni piccola fattoria dove umani, vegetali e animali hanno una voce sola.

Vive dove non ci sono padroni, cattivi o buoni che siano.

Vive dove il lavoro non è schiavitù, degli altri o di sé.

Vive dove la festa è ancora un gioco senza un fine.

Vive dove si abita un luogo fino ad essere quel luogo.

Vive dove le macchine sono ancora soltanto uno strumento.

Vive dove non c’è monocoltura, avvelenamento, sfruttamento, rapina.

Vive dove la terra non è proprietà o bene ma l’impasto della propria carne, madre, sorella, sangue e respiro.

Vive dove il cibo è la propria anima.

Vive dove gli alberi non sono un ostacolo ma un rifugio.

Vive nelle foreste primeve.

Vive in una tribù superstite dell’Amazzonia.

Vive sulle montagne che non vogliono farsi bucare.

Vive in ogni lotta per difendere un ambiente di vita.

Vive dove si blocca un oleodotto, una strada, un treno, la distruzione di una foresta.

Vive sui sentieri di montagna dove i passi di amici cancellano le frontiere.

Vive in una scritta sul muro comparsa una mattina.

Vive in una parola vera gridata davanti a uno scudo.

Vive nel gesto liberatorio della pietra.

Vive nella visione purificatrice del fuoco.

Vive in una cella di isolamento.

Vive in chi sottrae ogni giorno alla megamacchina un po’ di sé.

Vive nei corpi che sfuggono al biopotere.

Vive nei nostri morti uccisi dai vostri mercenari.

Vive in ogni luogo liberato e reso autonomo, che sia un capannone, una palude o una fattoria.

Vive laddove riconosciuta l’apocalisse che scontiamo si costruisce ogni giorno una possibile redenzione, un mondo da immaginare.

Pertanto, voi, che volete il controllo assoluto di ogni luogo, di ogni corpo, di ogni pensiero, di ogni gesto, di ogni parola, voi che volete il monopolio radicale del nostro spazio e del nostro tempo sappiate che non li avrete mai.

Ancora una volta ci avete rammentato il fondamento di violenza su cui affonda l’ovatta delle vostre democrazie. Forse coi vostri carri, con le vostre armi chimiche che usate a pretesto per condurre le vostre guerre, riuscirete a sgombrare Notre Dame des Landes ma mille altre Zone A Defendre saranno già nate.

Continuate a vincere battaglie perché i vostri mercenari sono meglio equipaggiati ma non vincerete mai la guerra perché ciascuna di noi è una Zone A Defendre da sgomberare, e non riuscirete mai a sgomberarci tutte dal desiderio di un mondo diverso dal vostro.

Contro i vostri carri e i vostri gas possiamo poco ma dove non ci immaginate noi saremo, dove non ci cercate ci nasconderemo, dove non potete sentire cospireremo, dove non potete vedere ricostruiremo. Saremo il vostro vero stato di emergenza. Non abbiamo altro da fare. Abbiamo tutta la vita per difenderci dai vostri assalti e per costruire la nostra Zad.

La Zad vivrà perché noi siamo la Zad.

Primavera 2018: il ritorno del movimento in Francia

Diffondere, connettere, organizzare i focolai della rivolta.

Martedì 3 aprile è stato il banco di prova del movimento parigino. Se la mobilitazione nazionale del 22 marzo dei “cheminots” (gli autoferrotranvieri francesi) ha visto la gente ritornare nelle piazze in piena forma come non si vedeva dai tempi del 2016, questa settimana i compagni hanno dovuto impegnarsi per far riuscire una manifestazione unicamente cittadina. E si è ben riusciti nel proprio intento. Alle ore 14 la folla comincia a riunirsi a piccoli gruppi attorno alle camionette dei sindacati davanti a Gare de l’Est: gli studenti sono già presenti su piazza, sono un gruppo ben nutrito di svariate centinaia di ragazzi e ragazze. Non sono ancora arrivati gli studenti da Tolbiac, la sede universitaria nel centro di Parigi occupata da oltre una settimana: la mattina stessa erano in migliaia a votare per il prolungamento della mobilitazione. Fino al ritiro della legge sulla selezione all’università. Ovunque si parla di far convergere le lotte, di moltiplicare i focolai della rivolta e di farli interagire tra loro. Fino alle dimissioni del governo Macron. Sono sempre di più le realtà e i soggetti che non si limitano a delle semplici rivendicazioni economiche, ma vogliono sbarazzarsi del presidente delle banche e di tutto “il suo mondo”.

Quello che rappresenta un elemento di rottura rispetto al passato, è l’ampliamento degli argini di autonomia delle lotte. Nel 2016 le pratiche e le idee di una lotta autonoma e capace di agire al di fuori degli angusti limiti della dialettica partitico-sindacale avevano portato all’affermarsi di uno spazio nuovo. Chiunque non si sentisse rappresentato, poteva esprimere direttamente la sua rottura nel famoso “corteo di testa”. Oggi, nella primavera del 2018 il corteo di testa non solo è tornato, ma sta assimilando al suo interno delle componenti che di solito gli sfuggivano.

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Martedì sono gli stessi sindacalisti a deviare dal percorso ordinario del corteo, obbligando i compagni che stavano in testa a una rapida manovra di aggiustamento. Si esce dal grande boulevard e si entra tra le piccole strade del quartiere limitrofo, per ritrovarsi di nuovo tutti assieme dentro al corteo. Il risultato è una composizione abbastanza inedita: compagni determinati e radicali mescolati assieme a cheminots e a sindacalisti con pettorina. Non c’è più differenza tra corteo di testa e “gli altri”: tutti sono gli altri e tutti sono il corteo di testa. Se le azioni dirette contro le banche e i simboli della società capitalistica incontrano ancora qualche resistenza fra i sindacalisti meno recettivi, la repressione poliziesca riunisce ancora una volta gli animi. Se per quasi un anno le forze dell’ordine si sono tenute a distanza dai cortei parigini, martedì la polizia s’inserisce nella manifestazione passando ai lati della marcia per ricompattarsi sul davanti. Che si fosse studenti, operai, compagni incazzati, per la piccola strada di rue Lamartine gli agenti caricano andando a corpo a corpo, come avevano fatto per il corteo dei liceali del 22 marzo. La determinazione dei manifestanti e lo spazio stretto della strada impediscono la dispersione del corteo, il quale prosegue per la sua rotta sotto stretta scorta delle guardie schierate ai suoi fianchi. Il corteo resta blindato fino alla fine del suo percorso, non più la Gare de Saint-Lazare, ma in una piccola piazza dietro la chiesa di Notre-Dame de Lorette. Siamo in una sacca. Ogni uscita dalla piazza è bloccata dai cordoni degli agenti antisommossa, i quali fanno uscire solo le camionette dei sindacati: sono gli stessi lavoratori a buttarsi per primi nella mischia per cercare di aprire un varco fuori dall’accerchiamento sbirresco. Ancora manganelli e tanto spray urticante. Il corteo si disperde infine alla spicciolata, quasi tutti se ne vanno rimontando il percorso: siamo obbligati a uscire per piccoli corridoi di scudi e agenti.

Quello che è interessante da questi primi giorni di ripresa delle mobilitazioni, non sono le manifestazioni in sé, ma tutta una serie di focolai di protesta che si stanno diffondendo e consolidando. Per tutta Francia hanno ripreso i blocchi delle università, con tentativi violenti di espulsione che a Montpellier hanno visto la partecipazione della manovalanza fascista manovrata dal preside della facoltà di diritto, poi dimessosi.

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Dal 9 aprile comincia la resistenza contro l’espulsione della ZAD di Notre-Dame des Landes. Già hanno scioperato i lavoratori del Carrefour, così anche gli spazzini e molti altri settori. E nessuno sembra accontentarsi della semplice tutela dei propri diritti. Il presidente Macron ha aperto molti fronti di lotta e tutti assieme, l’opinione pubblica si chiede seriamente se riuscirà a gestirli tutti: cheminots, studenti, funzionari del pubblico impiego, zadisti, operai della logistica, migranti … e la lista è ancora lunga! Nessuno sembra interessato a cedere di un centimetro la propria posizione: gli operatori del trasporto nazionale hanno indetto per due mesi uno sciopero a intermittenza di due giorni per ogni settimana, fino a giugno. Anche la rete di solidarietà si sta allargando: nelle università occupate, i professori si sono mostrati solidali con gli studenti con azioni concrete. Il dipartimento di filosofia di Paris 8 (università in periferia dove uno degli edifici è occupato dai rifugiati da oltre due mesi) ha accettato di mettere il “16” politico – una sorta di “27-28” politico- a tutt*. Cominciano a tenersi con regolarità le riunioni della Coordinazione nazionale delle lotte studentesche (Coordination nationale des lutte, CNL), la prima si è tenuta a Bordeaux tra il 31 marzo e il primo aprile. Lo stesso incontro si è tenuto all’università Nanterre di Parigi il 7 aprile, malgrado il divieto dell’amministrazione: dopo aver preso un anfiteatro, gli studenti e le studentesse hanno rilanciato le date delle prossime lotte. Sabato 14 aprile, in connessione con lo sciopero dei lavoratori delle ferrovie, sarà l’occasione per altre manifestazioni contro il governo e mostrare la legittimità del movimento. Il coordinamento lancia anche l’appello a partecipare alla giornata nazionale di sciopero del 19 aprile che s’iscrive in continuità con quella del 22 marzo scorso.

Il cammino verso il primo maggio si annuncia ricco in iniziative!

Aggiornamento dell’ultima ora: durante tutta la settimana l’attenzione è rimasta concentrata verso l’università e verso la Zad di Notre-Dame-des Landes, dove dalla notte tra l’8 e il 9 aprile è in corso una violenta evacuazione. Gli studenti e i liceali sono in fermento per contrastare la nuova legge sulla riforma dell’accesso all’università, che stabilisce nuove quote di accoglienza per i corsi. La riforma non è che un pretesto per una chiamata di massa contro Macron “e il suo mondo”.

Quasi tutte le università della Capitale sono attraversate da affollate assemblee e proseguono i tentativi di occupazione. Lunedi mattina, dopo l’incontro della Coordinazione nazionale delle lotte del weekend, c’è stato un tentativo di occupazione del campus di Nanterre terminatosi brutalmente: la direzione ha concesso alla polizia di entrare, la quale ha evacuato con estrema forza gli studenti presenti. L’occupazione di Tolbiac tiene da quasi tre settimane, nonostante il ridicolo attacco squadrista di una ventina di fascistelli venerdì scorso  e la richiesta del rettore di far infine intervenire la polizia. Ieri sera (giovedì 12) la polizia è intervenuta alla Sorbonne per scacciare gli studenti che avevano occupato la sede dopo un’assemblea e anche a Tolbiac c’è stato di nuovo fermento. Centinaia di agenti antisommossa si erano posti fuori dall’edificio in contemporanea con lo sgombero alla Sorbone, ma l’importante numero degli occupanti e l’intervento dei numerosi solidali raccoltisi all’esterno ha fatto desistere la polizia a procedere con un azione di forza.

Sempre da ieri, è il turno di Parigi 5 e Parigi 7 di impegnarsi pienamente nella mobilitazione! Nella regione parigina, i centri di Tolbiac e Saint-Charles (Parigi 1), le università di Parigi 8, Parigi 4 Clignancourt, Parigi 10 Nanterre, Parigi 3-Censier sono bloccate e occupate. L’EHESS è occupata da martedì. Un tentativo a Parigi 7 è mancato e le presidenze chiudono amministrativamente le facoltà il prima possibile, per tagliare alla protesta l’erba sotto i piedi.

Intanto per oggi è prevista una manifestazione unitaria di ferrovieri, postieri, personale sanitario e studenti alle 13h30 davanti a Tolbiac.

Una carta interattiva con la localizzazione delle università mobilitate è disponibile al seguente sito: https://www.solidaires-etudiant.org/blog/2018/04/11/facs-en-luttes-4-la-carte-est-pleine/