Partigiani d’Atene

L’articolo che segue è una breve presentazione del documentario “Partigiani d’ Atene”, realizzato da due compagni greci per raccontare alcune storie inedite dell’occupazione nazi-fascista di Atene negli anni ’40. Un documentario per la difesa e per la costruzione di una Memoria collettiva…che parla del passato ma anche del presente.

I “Partigiani di Atene” verrà proiettato e presentato dagli autori durante L’Antifa Roma (F)Est del 13 e 14 Ottobre al Forte Prenestino.

 

Partigiani d’ Atene” [‘72 min. Documentario di X.Vardaros e I.Xydas]

Appunti sulla Resistenza e la Storia, la Città e la Memoria.

Notte decisa.

Quartieri in cinta con la pancia

pesante dalla fame, dal dolore

e dal santo odio.

Iannis Ritsos.

I

Uno dei più comuni tra i luoghi comuni dice: la Storia la scrivono i vincitori. Nonostante la sua banalità questa frase tanto ammaliante, porta con sè una verità che scorrendo nella storia (quella bandita e proibita, quella scritta in minuscolo…) segna ogni luogo ed ogni tempo. Il documentario “Partigiani d’ Atene” fa parte degli strumenti socio-culturali, e quindi politici, della battaglia che da sempre si combatte per la difesa e per la costruzione della Memoria collettiva, quella degli invincibili vinti.

Un autoproduzione preziosa, creata senza fonti né fondi istituzionali, fuori dai circuiti partitici e mass-mediatici. Questo documentario nasce dall’esigenza di raccontare la storia dei “Partigiani d’Atene” proprio oggi, in un tempo in cui i revisionismi di ogni sorta (di destra ma anche di “sinistra”) tornano a galla, in tempi oscuri, dove il capitalismo più becero, il razzismo istituzionale e sociale, il fascismo nudo e crudo avanza. Avanza, seduto nei parlamenti e nei ministeri dell’Europa postmoderna, sia nella sua versione egemone e benestante del Nord, che in quella del Sud periferico e debitore. Avanza, in una Unione Europea, dove i teoremi antistorici degli “opposti estremismi” diventano ideologia, mettendo sullo stesso piano la “condanna democratica” del nazismo e del comunismo.

Nasce dall’esigenza di raccontare una storia alla Grecia dei memorandum della crisi e della perenne emergenza, in cui, come dicono i più vecchi, negli ultimi anni,“i tedeschi son tornati, questa volta non con i carri armati ma con i “programmi di ristrutturazione” per il salvataggio delle loro banche…”. Un documentario che parla di un passato in cui parole come fame, galera, morte di massa e guerra non fanno parte soltanto della Storia e delle storie, ma anche di un passato che non passa mai, di un presente in cui ancora oggi pesano tutte le sconfitte vincenti di ieri. Di un presente in cui i figli ed i nipoti dei collaborazionisti dell’occupazione nazi-fascista, con la divisa politica di “alba dorata” e non solo, si trovano negli stessi palazzi e nelle stesse ville del centro e dei quartieri del lusso ateniese, nella città’ dove è nata la “democrazia occidentale”. In un presente in cui l’unico mondo possibile è quello della superpotenza per eccellenza, governata da un certo Donald Trump. Per tutte queste ragioni “I Partigiani di Atene” potrebbe sembrare una proposta azzardata ma non lo è…

Le voci e le testimonianze, gli occhi, i sorrisi dei 14 uomini e donne in lotta, dei comunisti e delle comuniste, dei Partigiani e delle Partigiane d’ Atene degli anni ‘40 del ‘900 che compaiono – per la prima ed ultima volta nella loro vita- dinanzi alla macchina da presa, ci fanno capire molte cose e molte verità’ nascoste, perfino per la Grecia di oggi. Comunque molte di più di quelle che ci vengono raccontate dalle pagine politiche e finanziarie di Washington, Berlino, Bruxelles.

II

Un (capo)lavoro compatto, tecnicamente completo, documentato a livello di fonti, sincero nella sua narrazione, accompagnato dalla musica originale dei Drog-A-Tek. 72 minuti durante i quali le 14 storie diventano una Storia. 14 delle tante storie che fanno parte di quella battaglia durante l’epoca dei mostri, di quella guerra che Enzo Traverso ha definito la guerra civile europea. Il compagno Tasos Katsaros, scrittore di due libri d’ inchiesta sulla Resistenza a Salonicco, diceva recentemente, “lottiamo per fare sì che gli uomini e le donne non dimentichino”. Gli amici e compagni Iannis Xydas e Xenofon Vardaros fanno proprio questo. Fanno parlare alcune delle voci, fanno vedere alcuni dei tanti preziosi volti della Resistenza d’Atene, contro il regime d’occupazione nazi-fascista e contro il fronte nero dei collaborazionisti del luogo (1941-44). Ma non si limitano a questo, immagini di oggi e di ieri scorrono in parallelo, mostrano le ferite ancora aperte, gli edifici e i sobborghi di Atene (Kaisariani, Kokkinia, Nea Ionia, Chaidari ecc), parlano per la Città’ e per la sua Memoria. Quella con la maiuscola. La Memoria di una città in lotta. Una Memoria segnata e ferita da molte, tante sconfitte vincenti.

X.V.: […] Siamo ragazzi della città. Atene è il nostro luogo. Siamo ateniesi e come soggettività politiche nutriamo un forte interesse per tutto ciò che è successo allora, per ciò che è successo nel nostro territorio. E’ un dato di fatto che sulla Resistenza ad Atene, fino ad ora, non esisteva nulla di inciso su pellicola. Questo lavoro è parte della nostra di esigenza di espressione politica. Non si tratta di un documentario fatto su commissione. E’ un tema che ci interessava e lo abbiamo trasformato in un documentario.

I.X.: Amiamo Atene. Le strade ci fanno ricordare la storia. Ad esempio, qui, per le strade di Exarchia c’è la lapide di Michalis Kaltezas [assassinato dalla polizia durante scontri dopo il corteo del 17 Novembre 1985] e questo è anche il luogo dove è morto Alexis Grigoropoulos [assassinato dalla polizia il 6 Dicembre 2008]. Gli edifici ci dicono qualcosa, parlano i segni dei proiettili sui muri e le pallottole ancora incastonate al loro interno […]

Uno degli insorti del Maggio ‘68, Mustafa Kajati, scriveva che: “il potere non crea niente, recupera soltanto. Le parole che fino ieri hanno composto la critica rivoluzionaria sono come le armi lasciate dai partigiani nei campi di battaglia e recuperate dalla controrivoluzione, come i prigionieri di guerra che si sottomettono al regime dei lavori forzati. Dal momento in cui questa teoria pratica si allontana, allora iniziano a crearsi le condizioni per il recupero della teoria rivoluzionaria da parte del sistema”. In questo processo doloroso e duraturo, in queste condizioni attuali, Iannis e Xenofon, e mediante loro, i Partigiani e le Partigiane d’ Atene, non fingono, non spacciano un “oggettivismo” accademico che sempre finisce per parlare la lingua del potere costituito, no. Prendono posizione, chiara e netta: si schierano dalla parte dei vinti invincibili, dalla parte degli unici che hanno un reale interesse e bisogno di bloccare questo processo continuo di recupero ed oblio.

III

[…] Perché senza le mense dei Comitati Popolari e della Solidarietà Nazionale durante la carestia del 1941-42, il popolo d’ Atene non soltanto non sarebbe sopravvissuto, ma non avrebbe neanche iniziato l’organizzazione della Resistenza contro la violenza dei conquistatori. Senza la conquista delle strade d’ Atene – fenomeno unico nell’ intera Europa occupata – iniziata alla fine del ‘42, con manifestazioni sanguinose e di massa, che lasciavano sul selciato decine di morti; senza le mobilitazioni contro le deportazioni dei civili destinati ai lavori forzati (in Germania), oppure i cortei contro l’esecuzione dei 106 comunisti a Kournovo perpetrata dalle armate italiane e tedesche; e ancora, contro la minaccia di espansione della zona bulgara d’ occupazione fino alla Macedonia Centrale, non potrebbe essere iniziata la lotta armata del popolo d’ Atene. Perché tramite queste lotte di massa portate avanti dal Fronte di Liberazione Nazionale (EAM), unito alla capacità di mobilitazione del Partito Comunista (KKE), hanno iniziato a muoversi anche le migliaia di giovani dell’Organizzazione Patriottica Unificata dei Giovani (ΕΠΟΝ), gli uomini e le donne in lotta che in seguito hanno costituito un esercito partigiano d’eroi.

In questi processi sociali e politici sono apparsi i primi gruppi dei servizi d’ ordine, che in seguito hanno costituito l’Organizzazione di Protezione dei Combattenti Popolari (ΟΠΛΑ), la milizia della Lotta […]1

Questa è la sequenza cronologica ripercorsa in tutto il racconto del documentario, tramite le testimonianze – piene di fierezza e commozione – dei 14 protagonisti e protagoniste. I racconti biografici e non solo, si intrecciano con gli ambienti specifici di ogni quartiere, che nel loro insieme costituiscono il quadro della quotidianità dell’intera città’ d’ Atene, in uno dei periodi più neri della sua lunga e sanguinosa storia. 14 storie dalla Storia che tramite quel filo rosso, invisibile, sotterraneo, ma mai spezzato arriva fino ai nostri tempi, alla nostra epoca dei mostri.

IV.

I 14 Partigiani e Partigiane d’ Atene sono Balanos Nikos, Dermitzoglou Vaggelis, Zamanos Stelios, Zaxarias Manos, Katimertzis Giorgos, Maragoudakis Kostas, Nikiforakis Zaxos, Nikolaou Elli, Papadimitriou Giorgos, Petropoulou Zoe, Sfakianakis Nikos, Savatianou Eleni, Valimitis Dimitris, Voskopoulou-Kouva Maria. Purtroppo alcune ed alcuni di loro ci hanno lasciato prima di poter vedere le loro storie, la nostra Storia, sul grande schermo…

V.

Questo testo potrebbe concludersi qui. Ma essendo un testo pensato e scritto in italiano, non può non essere dedicato ad Antonio Pellegrino, disertore dell’esercito d’occupazione dell’Italia fascista, entrato a far parte, da latitante, delle fila di EAM e dell’Esercito di Liberazione Nazionale Popolare (ELAS). Pochi mesi prima della Liberazione d’Atene è stato fucilato insieme ad altri 21 antifascisti greci durante il rastrellamento del 15 marzo del 1944 in uno dei quartieri rossi ateniesi (Kalogreza). Questa è stata la stessa sorte delle decine di italiani, tedeschi, austriaci (e non solo), che arrivati in Grecia come militari dell’occupazione hanno deciso di prendere posizione e “non fare il loro mestiere”, di guardare il mostro negli occhi, e di lottare fino a cadere al fianco dei vinti invincibili della Storia. Al fianco di quelle e quelli che contro l’occupazione nazi-fascista, l’oppressione, la fame, la miseria, la prigionia, le torture, le esecuzioni sommarie e la morte degli anni ‘40 ad Atene hanno lottato per la vita cantando per la libera patria e per la libertà del mondo intero, per un mondo all’altezza dei sogni e degli esseri umani.

L77

Atene, estate 2018.

1 Estratto dall’ articolo pubblicato nel secondo numero (Atene, 6/18) del giornale “Efodos ston Ourano” [Assalto al Cielo] e dal manifesto per la proiezione-presentazione dei “Partigiani d’ Atene” al Politecnico (27/6/18), organizzata da “Contrattacco di Classe” (Gruppo di Anarchici e Comunisti) e Compagni e Compagne.

Contro la morte nera. Per un antifascismo rivoluzionario

#1- Intervista al collettivo anarchico Rouvikonas di Atene.

Per il primo numero di questa inchiesta, presentata nel numero di dicembre , la redazione di Qui e Ora ha scelto di intervistare alcuni membri del collettivo anarchico Rouvikonas di Atene. Questa scelta non è casuale. Nonostante Rouvikonas nasca dall’esperienza delle assemblee anticarcerarie, dei gruppi antifascisti e anti-autoritari e da quegli spazi occupati che nelle pratiche antifasciste hanno sempre riscontrato il proprio fondamento, come collettivo non fa dell’antifascismo militante la sua bandiera nè lo ritiene una sua specifica prerogativa. Secondo i Rouvikonas, come emerge da questa intervista, l’antifascismo militante, per quanto necessario, non è più sufficiente. La diffusione del fascismo e del razzismo su scala globale va combattuta proponendo un’opzione etica alternativa e desiderabile. Per loro, essere antifascisti oggi, significa agire in quelle lotte capaci di irrompere nel tessuto sociale. Questa intervista è stata realizzata a più riprese. In essa, i compagni di Rouvikonas fanno riferimento sia ad altre interviste da loro rilasciate, sia ai comunicati e ai video con cui sono soliti accompagnare le loro azioni.*

Buona lettura!

QeO: Perchè avete scelto il nome Rouvikonas? Cosa significa?

R: Il nostro gruppo prende il suo nome da un fiume italiano, il Rubicone. Per noi è significativo per la sua storia. Infatti, come saprete, il Rubicone nell’antica Roma rappresentava un confine invalicabile, per legge, con le armi. I generali romani impegnati nelle conquiste della repubblica romana, al loro ritorno avevano l’obbligo di varcare il Rubicone disarmando i loro eserciti. Giulio Cesare invece passò il Rubicone alla guida del suo esercito, violando apertamente la legge romana e provocando così la seconda guerra civile. Da queste gesta nasce l’espressione “il dado è tratto” o l’espressione “passare il Rubicone”. Varcare il Rubicone significa dunque oltrepassare un “punto di non ritorno” ed è per questo che abbiamo scelto questo nome.

QeO: Come mai avete scelto questo preciso momento storico per formare un gruppo come il vostro? Sappiamo che, in seguito ai processi insurrezionali iniziati nel 2008, il movimento greco ha attraversato una fase di incredibile apertura e radicamento sociale ma che poi progressivamente ha finito per chiudersi su se stesso. Il vostro collettivo invece sembra seguire una diversa inclinazione essendo sempre più aperto ed attento alle diverse istanze sociali…Potreste spiegarci le ragioni di questa scelta e della sua temporalità?

R: Non abbiamo deciso solo ora di prestare attenzione alle diverse istanze sociali, ma è solo di recente che siamo riusciti a tradurre in prassi questa nostra inclinazione, consapevoli di esserci riusciti piuttosto in ritardo rispetto a quanto il presente ci impone. Per oltre due anni Rouvikonas è stato un “gruppo di solidarietà con i prigionieri politici e gli attivisti che venivano perseguitati” dallo Stato e dalle sue misure repressive. Potremmo dire che fosse un gruppo monotematico… Ma, attraverso l’esperienza di alcuni di noi nello spazio sociale K*Box di Exarchia ad Atene, abbiamo avvertito la necessità di formare un gruppo politico multiforme che arrivasse ad essere ciò che siamo noi oggi: un’organizzazione politica che ha la capacità di proporre e attuare strategie e tattiche di lotta contro ogni forma di autoritarismo. Abbiamo anche scelto di coinvolgere altre parti del movimento per costruire un percorso in grado di affrontare le molteplici tematiche che il presente ci impone. Occorre esprimersi ed agire direttamente sui problemi, così come ci si presentano. Rouvikonas opta infatti per una tattica di lotta multiforme, senza escludere apririoristicamente o ideologicamente alcun tipo di pratica: dalle occupazioni temporanee ai concerti, dai raduni alle azioni dirette contro obiettivi simbolici. Inoltre, abbiamo deciso di rivendicare ciascuna nostra azione e presa di parola con il nome del nostro collettivo al posto della generica firma “anarchici e anarchiche” usata in passato. Ciò perchè pensiamo sia più onesto assumersi la responsabilità di ciò che si fa, seppure questo significhi esporsi a delle critiche e alle varie forme di pressione che si subiscono dall’esterno, sia in senso positivo che negativo. Crediamo, infatti, che sia arrivato il momento di assumerci delle responsabilità. *

QeO: Quali sono le modalità con cui scegliete di comunicare e di ‘far parlare’ le vostre azioni? E secondo voi quali sono le reazioni che suscita il vostro agire?

R: Ogni nostra azione è accompagnata da un nostro comunicato e spesso anche da un video che realizziamo durante l’azione stessa. Il materiale viene poi diffuso in Internet. Questa scelta deriva dal fatto che vogliamo essere noi a determinare in tutto e per tutto le modalità con cui si comunicano le nostre azioni. Vogliamo essere noi a proporre le immagini ed il linguaggio che meglio rappresentano il nostro agire ed il nostro pensare. Vogliamo che sia chiaro il messaggio che intendiamo diffondere, ma soprattutto che le nostre azioni o la nostra voce non vengano manipolate e distorte dai media mainstream, che scelgono spesso di rappresentarci come movimento anti-sociale. Crediamo infatti che le persone abbiano piena facoltà e capacità di comprendere ciò che gli accade intorno e di discernere ciò che è vero da ciò che viene manipolato e distorto. Ma bisogna dargliene la possibilità. Nell’epoca che viviamo, troppo spesso tramite internet ed i socialmedia soprattutto, si rappresenta una realtà manipolata per manipolare di conseguenza anche l’opinione pubblica…ma siamo convinti che infondo il mondo sappia bene ciò che realmente accade. Per questo scegliamo di rappresentare in maniera chiara ed adeguata cosa facciamo e perchè lo facciamo. Ed è per questo che Rouvikonas spesso sceglie di attaccare i simboli di ciò che oggi mette in ginocchio la gran parte della società, come certe istituzioni per esempio. Ma agire in maniera efficace a partire da problemi sociali richiede un certo tempismo e una certa puntualità dell’azione rispetto al sorgere di determinate questioni, pur dovendo sempre tenere ben in considerazione quelle che sono le nostre idee e la nostra strategia politica. Non agiamo per raccogliere il consenso di altre parti del movimento nè di particolari settori sociali, pur essendo per noi necessaria una continua relazione osmotica che sappia mettere in relazione ciò che noi decidiamo di fare con le percezioni di chi ci circonda. Le nostre azioni riguardano ambiti differenti e si articolano su più livelli. Alcune riguardano un ambito più strettamente di movimento, come le azioni contro i medici che si erano dimostrati negligenti nei confronti di alcuni prigionieri politici o l’azione nella quale siamo entrati in casa del Ministro della Giustizia Atanasio, responsabile della redazione del nuovo testo della legge antiterrorismo. Altre si riferiscono invece a tematiche più sociali. Scegliamo obiettivi che interessano direttamente la società e quindi noi stessi, perchè crediamo di essere parte della società non concependoci al di fuori di essa. In questo senso, abbiamo scelto di colpire una sede della Tiresia A.E., un ente privato che oltre a raccogliere i dati sull’indebitamento dei privati con le banche (fenomeno che riguarda oltre 6,5 milioni di persone in Grecia) esegue direttamente, per conto delle banche stesse, i pignoramenti e la riscossione dei crediti. Abbiamo agito anche contro la Taiped, un ente che si occupa della privatizzazione dei beni pubblici e contro l’Elp (ente petrolifero greco) e l’ispettorato per il commercio navale, responsabili dell’inquinamento ambientale dei mari e delle morti sul lavoro di alcune persone impiegate sulle imbarcazioni. Abbiamo fatto anche altre azioni dirette contro alcuni uffici, locali o imprese, responsabili di ingiusti licenziamenti senza indennizzo e perfino di alcuni episodi di morte sul lavoro.

Come parte della società guardiamo, giudichiamo e vogliamo restituire ai mittenti le aggressioni che subiamo. Questo è il nostro modo di partecipare alla vita sociale. Del resto, non c’è nessuno che si sia indignato in seguito a qualcuna di queste azioni contro gli uffici o contro la sede di Tiresia…è in questo senso che ci sentiamo parte di un movimento più ampio o comunque di un qualcosa che va ben oltre il nostro gruppo. In solidarietà con i rifugiati abbiamo deciso di attaccare la residenza dell’ambasciatore tedesco, un’azione del genere non era mai stata fatta prima e ci siamo assunti un grosso rischio, posto che nell’edificio c’erano diverse guardie armate. Dopo questa azione abbiamo anche organizzato insieme ad altri un grande corteo.

Per quanto riguarda le reazioni delle persone alle nostre azioni…gli effetti sono spesso diversi e contrastanti. Così come c’è qualcuno che reclama a gran voce il nostro arresto, qualcun’altro invece ci dimostra il proprio consenso e qualcun’altro ancora il proprio sostegno. Mentre per quanto riguarda la reazione dello Stato e le sue misure repressive, possiamo dire che finora siamo stati condannati per crimini “minori”, complessivamente ad un totale di più di 452 mesi. Per come funziona il sistema penalistico e penitenziario greco, se volessimo, potremmo anche essere tutti liberi, pagando una cauzione per comprare la nostra libertà. Ma non ci facciamo certo illusioni, sappiamo che qualunque governo messo sotto pressione prenderà delle contromisure e in questo non importerà certo il fatto che sia un governo di destra, di sinistra o di centro. Potrebbe essere anche lo stesso governo di Syriza a dichiarare Rouvikonas un’organizzazione terroristica…

QeO: Come mettete in relazione il vostro intervento politico con i territori che abitate? Come difendete i vostri quartieri?

R: La difesa del nostro quartiere Exarchia, vuol dire prima di tutto una difesa dalla mafia, dagli attacchi dello stato e dalle diverse forme di cannibalismo sociale. Il radicamento delle organizzazioni criminali di stampo mafioso ad Exarchia è un fenomeno che risale a diversi anni fa e dura, a nostro parere, da fin troppo tempo. Dopo molti anni, siamo stati costretti, come Rouvikonas e con molte altre realtà che vivono il quartiere, tra cui, ad esempio, lo spazio sociale K*box, ad optare per uno scontro diretto con queste organizzazioni mafiose. Una volta alcuni appartenenti a queste organizzazioni hanno sparato direttamente contro lo spazio sociale K*box, mentre sono continue e diffuse le minacce ed i soprusi da parte degli spacciatori del quartiere. È per questo che siamo stati costretti ad uno scontro diretto. L’apice di questo scontro si è avuto con una manifestazione armata che ha sfilato per le strade del quartiere. Questa ha suscitato un violento attacco ai compagni da parte dei media mainstream, la criminalizzazione del nostro gruppo Rouvikonas e più in generale un’ondata repressiva che ha colpito tutto il movimento che lotta contro la mafia ad Exarchia. Ma tutto questo non ci ha fatto cambiare idea. Abbiamo capito che l’unica soluzione è fare fronte comune, sia contro le organizzazioni mafiose, sia contro lo Stato e la polizia che si dimostrano del tutto conniventi con queste. Infatti la polizia permette che si spacci liberamente ad Exarchia, in modo da renderlo un quartiere ghetto separato ed isolato dal resto della città, mentre ad essere oggetto delle loro misure repressive sono gli anarchici. Ma non saranno le minacce della polizia o delle organizzazioni mafiose a fermarci. Difenderemo il nostro quartiere fino in fondo con pazienza e perserveranza. Questa resterà una nostra priorità fino a quando non sarà liberato da queste dinamiche.

QeO: Sappiamo che chiunque assuma il potere, indipendentemente dal colore che indossa, che sia conservatore o progressista, di sinistra o di destra, mira semplicemente al “governo della popolazione”. Questo indubbiamente vale anche per il governo greco di Syriza, nonostante questo partito si proponesse di rappresentare l’insoddisfazione e la rabbia popolare. I rappresentanti di Syriza, dopo aver fatto parte dei movimenti sociali in difesa dei diritti individuali, sociali e politici, sono riusciti a prendere il potere formando un governo di coalizione tra l’estrema destra e l’estrema sinistra. Hanno realizzato così la stabilità di governo, tanto agognata sia dalle forze politiche europee che dalle grandi potenze economiche straniere, riportando la pace sociale durante il difficile periodo di approvazione delle riforme politiche di austerità e del referendum sull’uscita della Grecia dall’Unione Europea. Cosa pensate voi del governo di Syriza e come è cambiato, nel corso del tempo, il consenso popolare che ha portato alla sua elezione?

R:Vediamo il governo di Syriza come lo vede la maggior parte delle persone. Si tratta di un governo di conigli con la stola, che ha dato false speranze ai Greci e a una buona parte del mondo, dopo aver fatto parte del movimento e avervi condotto una strisciante operazione di entrismo per accumolare consensi. Sono riusciti a sostituirsi al precedente governo di destra spacciandosi per i portavoce delle diverse istanze sociali. Hanno venduto speranze senza riuscire a soddisfarle ed è per questo che i loro elettori sono ora scontenti ed insoddisfatti. Incapace di qualsiasi processo di trasformazione reale, Syriza incarna una “gestione dal volto umano” del presente. Del resto, in un sistema di capitalismo avanzato, l’unica possibilità riservata è una migliore e più efficente gestione delle cose, funzionale al capitalismo stesso. La socialdemocrazia e le sue politiche, in Grecia come nel resto d’Europa e del mondo, non possono realizzare alcun cambiamento. Per poter finalmente trovare le soluzioni ai nostri problemi occorre partire dall’abolizione dello stato e del capitale.

QeO: Vi sembra possibile, in un futuro prossimo, che una nuova ondata insurrezionale travolga la Grecia? Che esploda nuovamente la rabbia sociale? Se dovesse accadere prenderebbe le forme di un nuovo ciclo di rivolte o piuttosto di un vero e proprio processo rivoluzionario? Come vi porreste voi a riguardo?

R:Se a causa della crisi scoppiasse una nuova insurrezione in grado di dare il via ad un processo rivoluzionario vero e proprio, si realizzerebbe finalmente ciò che tutti vorremmo. Ma purtroppo non ci sembra lo scenario più plausibile. Secondo noi, perchè si arrivi davvero ad un punto di non ritorno servirebbero un lavoro, un’organizzazione e delle capacità enormi tali da rendere un processo simile di portata europea. In chiave rivoluzionaria dovrebbe essere coinvolta l’Europa intera. È proprio in questo senso che Rouvikonas non è, e non vuole essere un gruppo chiuso. Il nostro desiderio non è quello di essere una squadra ma di diventare una tendenza. Esplicitando e comunicando sempre meglio le nostre idee e la nostra posizione politica, vogliamo creare delle occasioni per incontrare altre persone, creare dei varchi nel corpo sociale e far crescere i movimenti. Vogliamo diventare un grosso problema, molto più grande di quello che pensiamo di aver finora rappresentato per le autorità statali. Non ci interessa costituire un gruppo di 20-30 persone che pagheranno care le loro scelte politiche, ma vogliamo essere sempre di più e sempre più pericolosi. Promuoviamo e ci auspichiamo una radicalizzazione della società. Ed è sempre in questo senso che, secondo la nostra opinione, anche i gruppi armati dovrebbero considerarsi parti integranti del movimento. Ci rendiamo conto che sono molte le condizioni e difficili gli equilibri perchè si possa dare una simile armonia. Ciò presupporrebbe, innanzitutto, una certa sintonia ed una capacità di comunicazione tra i gruppi che optano per la lotta armata ed il movimento di massa. Inoltre, si dovrebbe saper prescindere da una logica di gerarchia delle pratiche, in cui avanguardie o gruppi armati assumono la leadership o comunque un ruolo predominante nel movimento. Inoltre, bisognerebbe essere in grado di compiere scelte equilibrate ed oculate nel leggere la realtà ed agire di conseguenza, affinchè certe azioni non pregiudichino il movimento intero nella sua complessità e molteplicità. *

QeO: Tra i diversi fenomeni che hanno riguardato la Grecia negli ultimi anni c’è anche l’ascesa di Alba Dorata…Secondo voi, quali sono le ragioni della sua forza e della sua popolarità? E qual’è la risposta del movimento a questo fenomeno?

R: L’ascesa di Alba Dorata si deve senz’altro alla crisi. Nel presente come in passato, in Grecia, come nel resto d’Europa ed in generale a livello globale, è la retorica fascista la prima a fare breccia in tempi di crisi…ed è per questo che anche un’organizzazione come Alba Dorata è riuscita ad accumolare forza e popolarità in poco tempo. Ma la verità è che Alba Dorata non nasce dal nulla. I fascisti in Grecia ci sono sempre stati. La guerra civile greca che, seppur non ufficialmente, possiamo affermare essere iniziata nel ’32, anno in cui vennero dichiarati fuorilegge i comunisti, ha assunto le fattezze di un vero e proprio colpo di stato solo nel 1936 e fino al 1940, e poi di nuovo nel 1967 fino al 1973. Si sono così susseguite due guerre civili, la prima dal 1944 al 1946 e poi fino al 1949, mentre la seconda dal 1967 al 1973 ma che ebbe la sua eco fino al 1981. Questo per noi significa che tutti i fascisti non sono scomparsi di colpo nel 1981, ma che hanno assunto altre forme per poi riapparire nuovamente per ciò che sono. Per esempio, in molti hanno militato tra le fila del partito della democrazia cristiana “Neo Democratia”. Secondo noi la risposta del movimento dovrebbe sapersi articolare su due piani, come in parte si è provato a fare. Se da un lato occorre creare basi antifasciste per difendere i territori, dall’altro bisogna sottrarre terreno ai fascisti e alla loro retorica agendo nelle lotte più incisive a livello sociale.

QeO: Rimanendo in tema, perchè secondo voi razzismo, populismo e fascismo sono fenomeni così dilaganti a livello globale? Cosa significa essere antifascisti oggi?

R: Sì, oggi in Europa, sfortunatamente, il nazionalismo, il populismo ed il fascismo sono in forte crescita, questo si deve da un lato alle politiche dell’Unione Europea ma dall’altro alla debolezza dei movimenti e alla loro incapacità di provvedere e di presentare un’alternativa realmente credibile e desiderabile. È per questo che oggi l’antifascismo militante, sebbene sia necessario, non basta più, come non basta definirsi tutti antifascisti… Essere antifascisti oggi significa saper proporre un’opzione all’altezza dei tempi. Per noi, il fascismo rappresenta una minaccia funzionale alla democrazia, al mantenimento della pace sociale e alla conservazione dello stato di cose presenti. Con l’evocazione del fantasma di un ritorno al regime fascista, si incutono timori e paure rendendo sopportabili e preferibili le politiche democratiche. Nonostante siano proprio i governi democratici ad imporre le peggiori politiche economiche di austerità, che producono povertà, fame e miseria o a produrre le legislazioni speciali anti-terrorismo più repressive ed autoritarie di sempre, lo spauracchio del ritorno al fascismo o al nazismo incute sempre quel timore funzionale al mantenimento dell’ordine democratico.

QeO: Sappiamo che sono in molti a chiedervi perché non avete deciso di formare un partito politico o perché non partecipate alle elezioni utilizzando le possibilità e gli strumenti che le istituzioni democratiche offrono. Cosa rispondete a riguardo?

R: A questa domanda rispondiamo che: ammesso che riuscissimo ad utilizzare questi mezzi senza esserne corrotti, e la storia dimostra quanto ciò sia impossibile, sarebbe l’utilizzo stesso di questi strumenti a condurci alla sconfitta. Sarebbero infatti gli stessi poteri economici e politici implicati nella logica elettorale e di governo ad annientare la nostra opzione etica. Perché è la nostra stessa idea di società a rifiutare queste forme di potere. È per questo che non partecipiamo a nessun processo elettorale. La libertà, l’autogestione ed il comunismo, perché è questo insieme che noi chiamiamo anarchia, li vogliamo qui e ora. Noi non siamo dei romantici e sappiamo che non si condenserà tutto in un unico momento rivoluzionario. L’anarchia deve esistere dopo la rivoluzione, ma deve esistere anche prima. Pensiamo che l’anarchia possa esistere in ogni dove e a partire da dove si è. In un gruppo, in un’assemblea di quartiere, in un collettivo e perfino nelle relazioni personali. Si possono far esistere le idee libertarie rivoluzionarie e renderle possibilità nel presente. È per questo che pensiamo che si possa chiedere a chiunque di rischiare così tanto per combattere con noi, per far esistere queste idee. Altrimenti ci si può rassegnare a questo stato, ad abitare i soli spazi o interstizi da questo concessi, ma allora perché discutere? Con chi?

In questo mondo, dopo secoli di sfruttamento e dominio, rendere evidente che un’altra maniera di vivere è possibile, è un inizio ma anche la fine.**

*http://www.hitandrun.gr/85487-2/

** Dichiarazione della loro identità politica http ://www.athens.indymedia.org/post1573616/