Dada destituente

Laddove appare che è da un secolo che combattiamo la nostra guerra.

Prima pagina del diario di Hugo Ball, dadaista zurighese e fondatore del Cabaret Voltaire:

Così si presentavano il mondo e la società nel 1913: la vita avvolta in maglie strette e messa in catene. Domina un fatalismo economico che assegna ad ogni individuo, si opponga egli o meno, una determinata funzione e con essa un interesse e il suo carattere. La Chiesa è considerata una “impresa di redenzione” di poca importanza, la letteratura invece una valvola di sicurezza. Come si sia giunti a questa situazione è indifferente, è così, e nessuno sembra in grado di sottrarvisi. Le conseguenze non sono certo piacevoli, per esempio in caso di guerra. Le masse potranno essere spedite al fronte onde regolare il numero delle nascite. Ma la questione più sentita, di giorno e di notte, è la seguente: vi è da qualche parte una potenza, forte abbastanza e soprattutto sufficientemente vitale da porre fine a questo stato di cose? E in caso contrario: come ci si può sottrarre a questa condizione? La mente può essere ammaestrata e può adattarsi. Però il cuore degli uomini si lascia blandire, così che i suoi moti siano calcolabili? Rathenau scrisse in quei giorni la sua Critica del tempo, senza però trovare una soluzione. Si limitò a presentare con chiarezza il fenomeno e la sua estensione nei più vari aspetti. «Con le proposte economiche e politiche, così come egli le ha sviluppate alla fine del libro» annotavo per me stesso allora «non se ne può far nulla. Ciò di cui si ha veramente bisogno è una grande alleanza di tutti coloro che vogliono sottrarsi al meccanismo generale; un modo di vivere che si opponga alla pura disponibilità. Un orgiastico fervore contro tutto ciò che è impiegabile e utilizzabile».

Hugo Ball, Fuga dal tempo. Fuga saeculi, a cura di Riccardo Caldura, Mimesis, Milano 2016, p.51