Un canto di solidarietà e libertà

Una conversazione tra Qui e Ora e degli Autonomen tedeschi all’ indomani del G20 di Amburgo

Dal nostro paese è complicato seguire il dibattito che è ora in corso nel movimento tedesco all’indomani del G20 di Amburgo. L’impressione è quella che non vi sia una valutazione unanime dei fatti. Alcuni prendono le distanze e altri no, con diverse motivazioni. Potreste raccontarci qualcosa di questo dibattito e indicare quali sono le principali tendenze nella discussione del movimento autonomo?

Jesse:

Per prima cosa vorrei chiarire che noi non abbiamo semplicemente un dibattito all’interno del movimento tedesco, poiché i movimenti sono diversi, internazionali e includono anche gente proveniente da molti luoghi del mondo che adesso vivono in “Germania” da poco o molto tempo. Ciò vuol dire includere ovviamente i movimenti delle comunità immigrate come i kurdi che solidarizzano con le lotte in Rojava o Bakur (la parte kurda in Turchia) e che hanno partecipato con un enorme blocco alla grande manifestazione di sabato con 100.000 persone.

Ovviamente non c’è un’univoca valutazione, i gruppi politici e le organizzazioni sono molto diverse tra loro. Parlando in generale della discussione all’interno degli ambienti autonomi e anarchici, da ciò che posso capire dai comunicati e dalle dichiarazioni che hanno pubblicato recentemente, ad esempio su linkusten indymedia, nessuno si dissocia da qualsiasi cosa e si giustificano le barricate incendiate, gli espropri, i diversi attacchi contro la polizia e molti altri interventi militanti (come le azioni decentralizzate) in quanto mezzi legittimi di resistenza verso il sistema globale di potere neoliberale, rappresentato dal g20 e responsabile per il capitalismo, le guerre, la fame, la miseria e lo sfruttamento, la tortura e la morte.

Allo stesso tempo molti dei gruppi autonomi/anarchici che hanno pubblicato qualcosa, mostrano anche un certo grado di (auto)critica rispetto a qualcuna delle cose accadute durante il riot e gli scontri, ovvero: fuoco appiccato a negozi sopra i quali vive della gente, la distruzione di automobili di piccola cilindrata, una certa riproduzione di maschilismo ed esibizionismo (machismo) etc. Penso che sia importante discutere di queste cose dentro il movimento. Azioni e resistenza devono sempre essere comunicabili e comprensibili – il che significa: per quale ragione fai qualcosa e cosa c’è al di là di essa.

Ma, abbastanza sorprendentemente, questa volta anche noi abbiamo fatto esperienza della dissociazione, ad esempio da parte di uno dei portavoce del Rote Flora e da uno degli organizzatori della manifestazione Welcome to hell. Riguardo al riot di sabato notte nello Schanzviertel, il primo ha dichiarato: “quello che è accaduto è politicamente sbagliato”. Ma nonostante le criticità di cui dicevamo prima, in molti vedono il riot, la difesa delle barricate, l’esproprio del grande supermercato REWE o le fiamme come qualcosa di altamente politico in quanto contestualizzato nella resistenza contro il vertice del G20. E, per essere franchi, quelle immagini erano esattamente ciò che molta gente voleva creare.

Il secondo è andato anche più lontano parlando di “violenza senza senso”, “oltraggiosa dimensione della violenza”, “incendi ed espropri non hanno nulla a che fare con la protesta legittima” e, su di un quotidiano, circa i fatti di venerdì notte allo Schanze ha detto: “Ho sentito gente che parlava italiano, francese e spagnolo – ma non siamo noi ad averli invitati e non hanno mai parlato con noi prima”. Incolpare gli internazionali per le “violenze senza senso” è l’ultima cosa che mi sarei potuto aspettare da uno degli organizzatori di Welcome to hell. Sì, credo proprio vi saranno molte cose da discutere in futuro.

Un’ultima cosa sui riot in generale. Quando tanta gente differente, con un diverso background, vi partecipa, come è accaduto anche ad Amburgo, e crea una zona police-free per diverse ore, ci saranno sempre anche degli aspetti negativi in quanto è uno specchio delle nostre società, il riflesso e la riproduzione della violenza strutturale interna alle società e che in quel momento diviene visibile. Questo ovviamente non significa che dobbiamo accettare qualsiasi cosa succeda e anzi dovremmo non solo criticare ma intervenire in determinate situazioni e assumercene la responsabilità – come è successo ad Amburgo quando degli autonomi hanno bloccato l’incendio di un negozio, ad esempio. Ma credere che tutto possa accadere senza contraddizioni e che tu o piccoli gruppi organizzati possano avere tutto sotto controllo è non solo un’ingenuità ma del tutto irrealistico.

Andrea:

E’ importante capire su cosa si sta discutendo. Secondo me il dibattito si è focalizzato sui fatti accaduti nello Schanzenviertel nella notte di venerdì.

Come prima abbiamo la posizione che accentua il momento dell’insurrezione, l’assenza della polizia nella zona per molto tempo e la possibilità di muoversi all’interno di una grande massa di gente. La gente dice che è stato un atto politico compiuto con ogni mezzo; non un atto specifico degli autonomi ma la reazione di un bel po’ di gente che ne ha abbastanza e quindi si ribella, combatte e crea disordini, va nei negozi e prende ciò che vuole. L’insorgenza è comprensibile anche come reazione alla repressione da parte dei politici e della violenza poliziesca nei giorni precedenti *.

Questa posizione pone l’insurrezione nel contesto della repressione quotidiana e della violenza nel mondo. Un canto di solidarietà e libertà.

Dall’altro lato vi sono persone che pensano che parte dei disordini sono stati sbagliati e che sono stati dominati da maschi che non avevano la minima idea di ciò che facevano. Questa posizione spesso si presta a malintesi e infatti per lo più è presentata dalla stampa conservatrice come una forma di dissociazione.

Spero che saremo abbastanza forti da respingere gli sforzi che la loro propaganda sta facendo per dividerci e per dare la caccia agli “autonomi”, al Rote Flora e ai compagni di altri paesi che sono venuti per partecipare alle proteste contro il G20. Dobbiamo ricordare sempre che la potenza della nostra protesta è nella solidarietà.

 

 

E qual è invece la posizione della sinistra istituzionale al proposito?

Jesse:

La IL (Interventionsche Linke) ha fatto uscire un comunicato, “La speranza ribelle di Amburgo”, nel quale dicono che “il concetto politico di insurrezionalismo” – che loro credono sia dietro il riot – placa la fame di ribellione ma non trasmette speranza o solidarietà”. Bene, io dubito che interferire o cercare di sfasciare cose come il G8 a Genova o adesso il G20 di Amburgo sia necessariamente da incorporare nel concetto di insurrezionalismo. Ma credo che una violenta resistenza può trasmettere speranza mostrando, appunto, la nostra resistenza e il dissenso – superando la nostra impotenza – e così il fatto che non possono proseguire tranquillamente il loro show e il loro programma politico. È questo momento di superamento quello che abbiamo ora vissuto ad Amburgo.

Dopo le proteste di Genova nel 2001 nessun altro G8 fu fatto in una grande città, questo fu sicuramente un risultato e può essere visto come un successo delle proteste. E quando oggi il Ministro della Giustizia, Heiko Maas (SPD), dice che “mai più un summit sarà ospitato in una grande città tedesca” – wow! – allora questo è e dovrebbe essere considerato sicuramente come un successo. Ma siamo aperti a discutere sui diversi concetti politici, perché no. Con la sinistra istituzionale in generale non vi sono molti rapporti e ovviamente molti di loro si sono dissociati da qualsiasi cosa fosse segno di una resistenza un po’ più militante, oltre che dal riot. Sara Wagenkneckt, una delle dirigenti della Linke in “Germania”, ha chiamato i rivoltosi “criminali violenti” e Jan van Aken, della Linke di Amburgo, che è stato uno degli organizzatori della grande manifestazione di sabato con 100.000 persone, ha detto che “certamente vi erano gruppi anarchici e io stesso ho sentito che parlavano italiano, ma questo non ha niente a che fare con la protesta politica, sono solo creatori di disordine” (Deutschlandfunk, 10.7). Questo è un esempio delle loro povere spiegazioni: di nuovo si parla di stranieri che vengono da altri paesi, si depoliticizzano i conflitti politici e i riot. Ma in realtà da loro non mi aspettavo niente di diverso.

Andrea:

Non sono sicura se definireste la IL (più o meno corrispondente ai disobbedienti in Italia) come sinistra istituzionale… Comunque finora non abbiamo sentito nessuna dissociazione da parte loro. Piuttosto hanno indicato la quantità di differenti azioni e blocchi e sostenuto che la rabbia dei manifestanti è cominciata a partire dall’intervento della polizia contro il camping.

Tempo fa i “Grunen” (Verdi) sono stati un partito di sinistra; oggi sono parte del governo di Amburgo, di quel governo cioè che sta mettendo sotto accusa il Rote Flora e che parla del “duro lavoro” della polizia… Abbiamo solo un rilevante partito di sinistra, che è la Linke. Io penso che loro vorrebbero dissociarsi perché alla fine sono un partito, ma nei fatti non l’ho ancora sentito o letto nelle loro dichiarazioni. Fino ad ora mi pare si siano focalizzati piuttosto sulla violenza della polizia, specialmente quella contro la manifestazione di venerdì Welcome to hell.

I quartieri di Amburgo che sono stati il teatro degli scontri sono raccontati spesso come omogeneamente di sinistra, amici degli autonomi e potenzialmente anche della rivolta. Allo stesso tempo però abbiamo visto che molti loro abitanti hanno consegnato alla polizia delle foto e dei video per incriminare i rivoltosi oppure siano scesi in strada all’indomani della rivolta per ripulire il quartiere dai segni dell’antagonismo. Qual è la verità?

Andrea:

Come in altre parti d’Europa la situazione nei quartieri alternativi è molto cambiata, non sono per niente omogeneamente di sinistra, in compenso sono in gran parte gentrificati. Comunque molti abitanti simpatizzano ancora per la sinistra radicale. Per noi non è ancora chiaro quante delle foto e dei video arrivati alla polizia vengono da gente che vive nello Schanzenviertel. C’era molta gente proveniente da altre parti della città e molti si sono filmati e fatti dei selfies (spero che non abbiano mandato anche questo materiale ai poliziotti…). Molti video vengono dalle telecamere dei negozi. Ma sì, qualche foto è stata fatta dalle finestre, ciò significa che qualche abitante le ha mandate alla polizia.

Dall’altro lato abbiamo avuto la dichiarazione di alcuni proprietari di negozi, 10 circa, che testimoniano della presenza di “party-people” nelle strade e che fanno una differenziazione tra l’agitazione dei gruppi organizzati autonomi e i turisti del riot o i ragazzini che hanno preso parte ai saccheggi. Suona un po’ come una presa di distanza anche questa, ma tutto sommato si sono rifiutati di accusare il Rote Flora per tutto quello che è successo. È stato orribile vedere le immagini di gente, cinque o forse più tra uomini e donne, che volevano cancellare una tag che forse era lì da anni – che cosa degradante. Ma la cosa più interessante per noi è che la maggior parte di loro sembra non venisse dal quartiere. Conosco un fotografo che ha parlato con qualcuno di questi e ha avuto l’impressione che non erano particolarmente “anti-sinistra” ma che questa gente fosse stata un po’ scioccata da ciò che era accaduto durante la settimana e non sapeva cosa fare: infine hanno pensato che potevano “ripulire” il quartiere.

 

Maria:

Un quartiere non è mai un’entità omogenea, ma nello Shanze la solidarietà degli abitanti per il Rote Flora e per le giornate di Amburgo è davvero un sentimento diffuso. Sicuramente c’è anche chi, in questi giorni, inoltra materiale informativo sui riot alla polizia, ma non credo che siano in tanti del quartiere a prestarsi ad una cosa simile. I quartieri, per quanto  alternativi, non sono necessariamente entità omogenee né tanto meno si possono definire santuari per gli autonomi, sicuramente c’è un maggiore livello di integrazione. Ma succede anche che gli “alternativi” possano sentirsi disturbati dalle politiche degli autonomi.


Jesse:

Sembra che adesso le persone nello Shanze almeno discutono e parlano molto di ciò che è accaduto e questa potrebbe essere per noi un’occasione preziosa per prendere parte alle discussioni, per spiegare perché siano successe alcune cose ma anche per ascoltare le perplessità e le critiche.

 

I quartieri alternativi tedeschi sono davvero ancora un santuario per gli autonomi? Oppure le dinamiche di gentrificazione hanno stravolto la loro composizione?

 

Andrea:

Di questo argomento non ho ancora discusso con altri compagni, quindi mi limiterò ad esprimere la mia opinione personale. Se un tempo i quartieri alternativi fossero stati un santuario per gli autonomi credo che lo sarebbero ancora, ma ho i miei dubbi sul fatto che lo siano mai stati.  Credo sia più una questione di interazione tra ribellione e cultura. Lo Schanzenviertel sarebbe ancora definito un quartiere alternativo senza il Rote Flora? Quello che vedo è che molti abitanti del quartiere non si lasciano influenzare dalla propaganda mediatica dei quotidiani locali che ci propinano di continuo la storia dei poveri poliziotti e dei black bloc cattivi. La scorsa settimana il Rote Flora ha proposto un incontro per parlare insieme tra vicini. Si è discusso di fin dove può arrivare il consenso, delle aspettative e della paura della polizia o del fuoco nelle strade. Credo che questo sia un buon modo per elaborare quanto accaduto.

Jesse:

Non so se vi riferiate all’incontro  che c’è stato nella sala da ballo del football club del St.Pauli , ma c’erano almeno 1000 persone, incredibile! Questo dimostra che anche la squadra e tante altre persone sono a sostegno del Rote Flora. Ma è pur vero che i territori e quartieri alternativi sono soggetti ai rapidi mutamenti della gentrificazione, in base ai quali negli ultimi decenni gli affitti sono sempre più alti e i nuovi abitanti dei quartieri più benestanti e meno legati alla storia della resistenza. Tutto ciò ne modifica naturalmente la composizione. Si prenda Kreuzberg ad esempio, un quartiere alternativo di Berlino, in cui il partito della Merkel (CDU) prende solo l’8% dei voti. Qui si svolge l’annuale MYFEST che esiste dal 2003 come chiara strategia di depoliticizzazione del 1 maggio. Molti abitanti del quartiere sfruttano a livello commerciale questo MYFEST per trarne i loro profitti accettando completamente questa logica di pacificazione. Inoltre a Kreuzberg, all’interno della comunità turca, vivono anche molti elettori di Erdogan (il 50%) o del partito fascista dei Lupi Grigi (MHP 10-20%). Tutto questo rende bene l’idea di quanto possa essere complesso e contraddittorio un c.d. quartiere alternativo.

 

 

In questo momento immaginiamo che in Germania la repressione post-G20 sia al lavoro. Qual è la situazione degli arrestati?

 

Andrea:

I politici e la polizia stanno usando le persone arrestate come avvertimento. I detenuti hanno passato brutti momenti e sono stati trattati male. Forse lo avrete già saputo dagli italiani che sono stati nella prigione di “GeSa”. Le difficoltà sono ancora molte, non è semplice per esempio contattare le persone in arresto e gli impediscono anche di ricevere lettere e vestiti. Ci sono ancora circa 40 persone detenute ora in diversi istituti penitenziari**.

 

Maria:

Sono ancora 36 le persone in stato di arresto. La polizia ha creato una squadra speciale di 170 poliziotti, creativamente chiamata BlackBloc, incaricata di visionare tutto il materiale foto e video che le persone gli hanno mandato. C’è un assemblea settimanale contro la repressione che  si svolge ad Amburgo e che si occupa di tutte le persone arrestate, che conosce i nomi di tutti e che ha provveduto al fatto che ciascuno avesse un avvocato. Inoltre a sostegno di ciascun detenuto si sono formati piccoli gruppi di supporto dislocati in città diverse.

 

 

 

E quali sono le strategie di criminalizzazione in corso? Vi è una discussione pubblica in merito?

Andrea:

Sicuramente continuano a cercare di dividere il fronte delle organizzazioni di sinistra e impiegheranno molte energie nell’analisi del materiale fotografico e videoregistrato. Per questo hanno già composto una speciale commissione di polizia. Il governo della città di Amburgo e i diversi partiti sostengono che la responsabilità di quanto accaduto sia del Rote Flora e che per questo vada sgomberato. Come se non bastasse fantasticano di chiudere anche tutti gli spazi ad esso collegati in tutta la Repubblica Federale tedesca. Discutono di implementare il sistema di “Gefährderdateien”, uno speciale sistema di raccolta dati degli spostamenti dei potenziali militanti della sinistra antagonista . Il Ministro degli Interni ha proposto di istituire l’uso degli hobbles  (delle cavigliere elettroniche) per i militanti di sinistra. Ma nel frattempo, come dicevo prima, tra le persone sono comuni i discorsi sulla violenza della polizia e sulle loro bugie. Inoltre sono stati troppi i testimoni degli avvenimenti o le vittime della violenza della polizia perché possano essere credibili i cerimoniosi discorsi del sindaco o del senatore degli Interni che pretendono non vi sia stata violenza da parte della polizia.

 

Jesse:

Il ministro degli Interni ha anche proposto di sparare per marchiare ed etichettare i manifestanti con uno speciale tipo di DNA Artificiale per poi poterli arrestare dopo le manifestazioni. Inoltre anche il discorso politico condotto a livello mainstream è parte di una delegittimazione della nostra resistenza e della nostra lotta. I politici, come il Ministro degli Interni De Maiziere,  equiparano il riot del venerdì sera o le azioni degli anarchici e degli autonomi ai fascisti o ai terroristi islamici.

Ora dobbiamo rimanere uniti, sostenere le persone in stato di arresto e cercare di smascherare la scontata campagna politica contro la sinistra radicale. Altrimenti ho la sensazione che possano trovare qualche capro espiatorio da chiudere in galera per qualche tempo. Diventa anche evidente che ora vogliano intensificare la collaborazione tra le forze di polizia di tutta Europa, perché vengano identificate a livello internazionale, attraverso l’Interpol o le banche dati delle polizie nazionali, le facce e le fotografie di coloro che non sono stati in grado di identificare finora.

 

 

 Ci piacerebbe infine avere un vostro singolare giudizio su quello che è accaduto ad Amburgo in relazione alle aspettative e alla preparazione del controvertice.

Jesse:

 Alla fine forse si è potuto fare anche più di quanto non ci si aspettasse. La guerra psicologica dello stato e della polizia era anche nelle nostre teste. Per esempio avevano detto che sarebbero riusciti ad arrivare nell’arco temporale di un minuto in qualunque parte della città di Amburgo. Dopo tutto erano solo sciocchezze, ma anche io mi ero un po’ spaventato. Tutto considerato, sono stato molto colpito dalla varietà e la diversità della resistenza di massa di tutte quelle giornate. E devo ammettere che la varietà, la diversità ed il pluralismo della nostra resistenza e della lotta di cui abbiamo fatto esperienza in quei giorni, dalle azioni militanti ai blocchi, dal rave al cornering, dalle performance teatrali (1000 Zombie) alla critical mass contro il G20, dalla manifestazione di massa di migliaia di persone ai riot, ebbene anche questa eterogeneità di pratiche è stata la nostra forza. Quindi, non lasciamoci dividere e separare per indebolirci. Continuiamo a discutere e dibattere.


Andrea:

Ad essere onesti le nostre aspettative sono spesso differenti dai nostri desideri, perché non siamo abbastanza forti da farli divenire realtà. Ma, per esempio, penso che per la manifestazione di giovedì la maggior parte di noi si aspettasse una grande partecipazione, cosa che è avvenuta, e che sia il concentramento che la manifestazione in sé siano stati ben organizzati. A pochi giorni dal corteo è stato sempre più evidente che non avrebbero tollerato quella manifestazione. Ma sicuramente non ci aspettavamo un attacco così violento in quel punto, ancora prima che tutto avesse inizio. Come ha sostenuto anche il coordinamento WELCOME2HELL l’obiettivo della protesta contro il G20 era di interrompere o impedire l’evento o almeno quello di disturbarlo. In questo senso si può dire che abbiamo raggiunto l’obbiettivo. Ma nessuno poteva immaginarsi il riot del venerdì notte allo Shanzenviertel. Non è sorprendente che sia iniziato un dibattito generale sulla violenza e neanche che vi sia un dibattito sulla violenza nella sinistra. Ma di certo non mi aspettavo che vi fosse tra gli autonomi.

*  sulle violenze poliziesche cfr.: https://g20-doku.org/

** 35 persone sono ancora in prigione: 6 Italiani, 3 Francesi, 2 Russi, 2 Olandesi, 1 Austriaco, 1 Svizzero, 1 Ungherese, 1 Polacco, 1 Ceco, 1 Senegalese, 1 Basco, 1 Rumeno, 1 Serbo, più 13 tedeschi, tra cui 8 di Amburgo, 51 sono stati arrestati e imprigionati all’inizio dei quali 16 sono stati già rilasciati. Tra questi 16 vi erano 1 greco, 1 venezuelano, 1 turco, 1 ungherese e 12 tedeschi. Tutti vivono in Germania e hanno qui il loro domicilio, che è uno dei motivi per cui sono stati rilasciati in anticipo.