Still not loving police

Il dispositivo di polizia del G20 di Amburgo

di Astrid Fischer

“Potete star certi che qui ad Amburgo vedrete tutte le possibili dotazioni della polizia tedesca”

Hartmut Dudde a.k.a. The Hardliner (Capo della Polizia di Amburgo)

20.000 poliziotti antisommossa provenienti da tutti e 16 gli stati federali tedeschi; 3000 mezzi blindati; 40 idranti di ultima generazione; 35 Sonderwagen (speciali carri armati antibarricata); 200 macchine della polizia federale; 10 elicotteri dotati di sistema di videosorveglianza in HD e dispositivi di sicurezza biometrici; 150 moto; 40 tra barche e gommoni; uno speciale carro armato dotato di avanguardistiche  tecnologie militari chiamato Eurofighter (e simpaticamente disegnato a stencil con la scritta “I Love Bundespolizei”); centinaia di agenti dei servizi segreti di tutti e 20 gli stati rappresentati nel vertice; speciali unità anti-terrorismo provenienti dalla Germania, dall’Austria e dai Paesi Bassi; centinaia di telecamere e fotocamere digitali in HD collegate con le unità operative di strada; decine di unità di Beweissicherungs- und Festnahmeeinheiten (BFE- squadre specializzate in irruzioni negli spezzoni dei cortei e in arresti mirati in base a materiale video-fotografico esaminato in tempo reale dalle centrali operative di strada); droni aerei e sottomarini; decine di cani e cavalli addestrati ad inseguire e circondare le masse; e ancora un vecchio centro commerciale dismesso temporaneamente adibito a prigione speciale antisommossa capace di contenere oltre 500 detenuti; una zona rossa completamente off-limits e una zona gialla accessibile ai soli residenti (per un totale di 38 km quadrati). Caschi, scudi e manganelli; armature antincendio/antitaglio/antiproiettile; Passamontagna, stivali e guanti rinforzati; Pepperspray e pepperballs con raggio di azione di oltre 8 metri; Lacrimogeni e flashlights; Coltelli e pistole; infine uno speciale software di ultima generazione (Eurocommand) capace di collegare alla centrale operativa tutto il sistema di videosorveglianza urbano, quello delle telecamere degli agenti e quello degli elicotteri.

Queste erano le aspettative, mai confermate dal dipartimento della difesa per ragioni tattiche, circa il dispositivo poliziesco tedesco che sarebbe stato impiegato durante il G20 di Amburgo per governare il caos. Ma è bastato dare un’occhiata alla foto girata su Twitter del colossale Hangar di migliaia di metri quadri contenente l’arsenale della polizia ad Amburgo, per rendersi conto che le aspettative erano senz’altro sottostimate.

A questo esercito preparato a combattere la più grande guerra civile in Europa dell’ultimo decennio, e già da settimane parzialmente schierato per le strade di Amburgo a  perenne monito della capacità muscolare della polizia, si accompagnava la solita campagna di terrorismo mediatico volta a dissuadere in ogni modo la partecipazione alle iniziative di lotta contro il G20. Una campagna volta a infondere paura, angoscia e panico con il chiaro obiettivo di destabilizzare per stabilizzare preventivamente. Tutti i principali media mainstream europei si facevano portavoce delle dichiarazioni, alquanto scioccanti per la democratica Germania,  delle più alte cariche dei dipartimenti di sicurezza tedeschi. Il Ministro degli Interni dello Stato di Amburgo, Andy Grote,  in più conferenze stampa ha lasciato intendere che la politica di gestione dell’ordine pubblico del G20 implicava anche l’autorizzazione per la polizia a sparare sui manifestanti. “Le forze di sicurezza vedranno ogni ostacolo, seppure pacifico, come fonte di assoluta emergenza. Non si fermeranno davanti a nulla”.  Il presidente della polizia anti-crimine Jan Reinecke, ricordando la morte di Carlo Giuliani, riteneva inevitabile il pericolo di nuovi morti tra i manifestanti per aver scelto ancora una volta di fare un summit del genere in una grande città. Il fantasma di Genova 2001 è stato evocato dai più, e a più riprese, per dissuadere tatticamente ogni forma di partecipazione; è un peccato che in questo dispositivo sia caduto anche qualche blog nostrano.  Le più importanti testate giornalistiche tedesche invitavano gli abitanti della città di Amburgo a rimanere in casa o a lasciare la città e i negozianti a chiudere gli esercizi commerciali o a blindarli per evitare i danni, in vista dell’arrivo di orde di vandali, black bloc e troublemakers provenienti da tutto il mondo e pronti a mettere a ferro e fuoco la città.

IN FONDO A VOLTE, Certi strumenti di dissuasione si rivelano inefficaci mentre CERTE PROFEZIE SI AVVERANO!

Come da copione poi, in nome della sicurezza per il G20 di Amburgo e in attuazione delle norme antiterrorismo europee, in Germania vigeva uno strisciante, benché non ufficialmente dichiarato, stato di emergenza. Sono state adottate numerose misure di prevenzione compresa la sospensione, per oltre 10 giorni, del Trattato di Schengen e quindi ristabiliti i controlli per chiunque decidesse di attraversare in entrata ed in uscita i confini tedeschi. Il treno speciale partito dalla Svizzera, con a bordo oltre 1000 manifestanti è stato perquisito ad ogni fermata. Sono stati circa una cinquantina i fermi e le espulsioni preventive di militanti e attivisti NoG20 fermati alle stazioni, agli aeroporti e al confine con il Belgio. Poi ancora, principalmente nella città di Amburgo ma anche in altre città limitrofe come Rostock, controlli e perquisizioni per strada, blitz in qualche appartamento con sequestro di “oggetti atti ad offendere” e  qualche arresto preventivo. Numeri e misure esorbitanti per la democratica Germania che hanno suscitato l’indignazione della società civile, nonostante per noi, abituati a subire un uso spropositato delle misure di prevenzione possano sembrare ormai insignificanti. Ma, come spesso accade, il dispositivo costruito intorno allo stato di emergenza è stato un utile espediente per rendere più controllabile e governabile il territorio tedesco ben oltre la dimensione spazio-temporale del controvertice di Amburgo. In termini più generali queste misure speciali hanno giovato non poco alla gestione dell’ordine pubblico, infatti in quei giorni sono stati effettuati oltre 1000 arresti di criminali comuni già ricercati in Germania.

Lo Stato di Emergenza agito dalla polizia ad Amburgo ha funzionato, come ovunque nel mondo, in base al principio salus publica suprema lex (la sicurezza pubblica è la legge suprema), consentendo così la sospensione di qualsivoglia diritto presunto o reale e l’adozione di qualsiasi misura seppur inaccettabile. È in questo senso che il G20 di Amburgo è stato il luogo naturale del paradigma della sovranità della polizia come agente di governo degli effetti. Essendo gli effetti imprevedibili ed indecidibili a priori e dovendo la polizia governarli in nome della pubblica sicurezza, la polizia è sovrana perché titolare del potere discrezionale atto a governare qualunque situazione di pericolo per la sicurezza pubblica.  Non è un caso che il capo della polizia tedesca Ralf Martin Meyer abbia dichiarato in una conferenza stampa nei giorni precedenti il vertice: “Per le strade di Amburgo, siamo noi la sola autorità”. Ed indubbiamente la polizia ha agito in maniera estremamente consequenziale a questa affermazione. Il 3 luglio, per esempio, molto prima dell’inizio del summit, è stato sgomberato brutalmente il campeggio anticapitalista che si preparava ad accogliere i manifestanti nel fine settimana, nonostante questo avesse ottenuto, dopo un lungo e travagliato procedimento giudiziale, il permesso della Corte Costituzionale Federale Tedesca. In questo senso si deve leggere anche la gestione dell’ordine pubblico alla prima grande manifestazione del controvertice, la manifestazione autonoma ed anticapitalista di Welcome to hell.  Annunciata come la manifestazione del più grande blocco nero mai visto in Europa e dipinta dai media mainstream come la giornata più pericolosa dell’anno, nonostante il corteo fosse autorizzato la polizia ne ha impedito la partenza. Con la scusa dello stato di illegalità in cui versava la maggior parte dei partecipanti, perché travisati, la polizia ha ferocemente attaccato la manifestazione fin dal suo primo concentramento a suon di idranti, calci, pugni, manganelli e pepperspray. Un blocco nero di quasi 10000 mila persone per quanto, almeno in alcune sue parti, combattivo, non è riuscito a bucare le maglie del dispositivo poliziesco, forse perché troppo autorappresentativo e prevedibile. Sicuramente tatticamente sfavorito dalla scelta di uno scontro frontale da sostenersi peraltro in un luogo piuttosto ostico, ovvero sulla riva dell’Elba al Fischmarkt di St. Pauli.

Nonostante i numerosi feriti e qualche decina di arresti, il colossale dispositivo poliziesco del G20 comincia a scricchiolare dopo la dispersione del corteo, quando focolai di resistenza cominciano a diffondersi in varie parti della città con azioni meno prevedibili ed attacchi diffusi contro la polizia ed i suoi mezzi.

Ma ciò che ha veramente sorpreso e definitivamente reso inefficace il dispositivo poliziesco tedesco è successo all’alba del giorno seguente. Una serie di azioni e di blocchi diffusi in molti quartieri della città ha reso immediatamente inerme un nemico apparentemente invincibile. I quartieri borghesi di Amburgo si sono svegliati con l’odore di bruciato proveniente dall’incendio delle loro auto di lusso e delle barricate sulle loro strade, dal rumore dei vetri infranti delle vetrine dei loro negozi e locali alla moda. Già alle 8 del mattino lo skyline di Amburgo era disegnato da una coltre di fumo, mentre in fumo andava anche la capacità di controllo della città da parte della polizia. Un’immagine, questa, rappresentativa della vulnerabilità del Leviatano e che dice semplicemente “si può fare”.  Un apparato apparentemente invincibile ed inaggirabile è stato sconfitto, con una certa dose di immaginazione, rapidità ed imprevedibilità. Una rivolta delle forme di vita non conformi che traducono la loro asimmetria esistenziale in pratiche altrettanto asimmetriche di conflitto, sbaragliando sul piano tattico il nemico organizzato in base a schemi di azione del tutto simmetrici.

La città di Amburgo diviene progressivamente sempre più ingovernabile. Già dalle prime ore della sera la polizia desiste da qualsiasi possibile forma di intervento. Mentre le strade dello Schanze diventano teatro di uno dei più grandi riot spontanei degli ultimi 10 anni in Europa. In ogni strada del quartiere le barricate vengono date alle fiamme, i negozi espropriati, mentre decine di molotov piovono dai tetti sulle squadre e mezzi della polizia ormai inermi.

Con il passare delle ore arrivano rinforzi da Berlino e perfino dall’Austria. Sarà infine necessario l’intervento di squadre speciali dell’esercito tedesco dotate di mitragliatrici.

Si sprecano, a posteriori, le ipotesi sul perché la polizia abbia lasciato andare le cose per così tanto tempo, sul perché abbia lasciato fare. Alcuni sostengono che ci siano stati problemi di coordinamento tra le diverse forze di Landespolizei non abituate a lavorare insieme, altri che in fondo la polizia ha preferito che il riot si concentrasse nel quartiere dello Schanze anziché in quartieri più ricchi, o che abbia voluto evitare che si diffondesse a macchia d’olio in tutta la città, o che, ancora peggio, andasse a finire nei pressi dell’Elbphilharmonie dove i grandi della terra erano riuniti quella sera per uno dei ricevimenti più importanti dell’intero meeting. Una teoria tanto cospirazionista quanto affascinante, sostiene invece che la polizia abbia lasciato fare per accelerare il processo di gentrificazione e la realizzazione del progetto di ristrutturazione già da tempo previsto per la zona dello Schanzenviertel. In fondo, come si è già sostenuto, nel paradigma del governo neo-liberale, basato sulla società di sicurezza e sulla sovranità della polizia, non si governano le cause ma gli effetti. Se le cause vanno previste e prevenute, gli effetti solamente esaminati, controllati e produttivamente re-indirizzati. Dunque non si previene il caos, ma lo si governa dandogli la giusta direzione al fine di capitalizzare anche questo. Potrebbe ben essere dunque, che nella notte del 7 Luglio ad Amburgo la polizia non sia intervenuta perché il caos non andava prevenuto né arginato ma solamente governato e re-indirizzato al fine di poterlo poi capitalizzare, ma a noi piace pensare che la polizia non è intervenuta perché quella notte Amburgo era semplicemente INGOVERNABILE!

Dopo quella notte ecco riemergere le emblematiche rappresentazioni della sovranità del dispositivo poliziesco del G20 di Amburgo. Una di queste è senz’altro incarnata dall’iniziativa Hamburg räumt auf (“Amburgo mette in ordine”) in cui migliaia di cittadinisti indignati, esattamente come a Milano dopo il 1 maggio 2015, sono scesi in strada armati di scope e spugne per ripulire la città, per lavare lo Schanze dal peccato della rivolta. Questa iniziativa, insieme a quella delle centinaia di cittadini che armati di smartphone hanno collaborato spontaneamente alle indagini e  identificazioni inviando materiale video e foto dei riot alle pagine ufficiali della polizia, è frutto del paradigma securitario e di come esso sia ormai profondamente introiettato in ciascuno. Se nella società di sicurezza si governa alimentando angosce e paure, l’ordine e la sicurezza incarnano un desiderio sociale. Se la polizia è sovrana, quando la sovranità dovrebbe spettare ai cittadini, il cittadino desidera divenire esso stesso poliziotto, pronto a reprimere qualunque comportamento sopra le righe e governare qualunque effetto indesiderato.

Qui e ora, contro la sovranità della polizia, dunque non ci resta che uccidere il cittadino, il poliziotto che è in noi! Rinunciare alla propria sicurezza e a tutte le certezze di una vita sotto controllo. È un grosso rischio che crediamo valga la pena di correre … come in tanti hanno fatto durante la battaglia di Amburgo.