Gentry, Odio,Metropoli

di Vicente Barbarroja

1ª parte: Espulsione

Insomma, l’addestramento militare, il valore, la rudezza, l’allegria di un portuale, la velocità precisa e tagliente di un vecchio sergente istruttore e la saggezza per fare severi rimproveri, tutte queste eccellenti qualità hanno conquistato popolarità tra le masse e una cauta, quasi leziosa reazione dei Die Intellektuellen (…)  La gioia, la rudezza e un leggero avvelenamento del sangue sono stati considerati incompatibili con la vocazione di “propagandista” di un partito europeo (…)

Larisa Reisner, Amburgo sulle barricate, 1923

2.Espulsione.

E’ primavera nei quartieri del centro di Barcellona, la luce del sole di metà mattina ha già una violenza metallica. Tra i vicoli, nel cuore dei quartieri storici, serpeggiano sinistri furgoni neri. Avanzano con lentezza. Al loro interno vibra quell’ansia tipica delle grandi operazioni, celata da un’aria di mondanità  globale e gastronomica. Per queste esseri che si cibano di carogne, la vita fatta a brandelli della metropoli è già morta. È l’ora del festino. Sono grandi capitalisti, eufemisticamente chiamati “investitori”. Avvoltoi, nazionali e internazionali, guidati da iene locali che conoscono il terreno e fanno da intermediari. È un gran colpo. Una bomba. Le vite di una  piccola borghesia planetaria zombie, fatte di schermi, incapaci di resistere all’interno di una solitudine bestiale imbevuta di democraticismo pacifista, sono i danni collaterali, brutalmente spazzate via dai quartieri. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo migliaia di famiglie sono state sfrattate da Barcellona per l’impossibilità di pagare gli affitti, dati i loro spaventosi rialzi.

2.Una prima onda. Collaborazione pubblico-privato.

La precedente bolla immobiliare e i paralleli processi di gentrificazione sono avanzati seguendo il ben collaudato modello pubblico-privato. Ad esempio, gli enti statali, sempre con  il sostegno  finanziario e il consenso mediatico, hanno lasciato degradare interi quartieri per facilitare i grandi eventi come le Olimpiadi del 1992 o l’assurdo Foro delle culture del 2004; hanno schiacciato  il perimetro del quartiere che volevano assaltare, come quello di Barceloneta vicino al mare; hanno inghiottito alcuni blocchi per costruire musei particolari, come il Macba, con l’obiettivo di provocare l’effetto “a macchia d’olio”, etc.. In definitiva, demolivano, riqualificavano e collaboravano attivamente per aumentare il prezzo delle case e la sua velocità di circolazione. Successivamente il capitale privato, dominato da poche grandi imprese alle quali ne sono seguite mille altre più modeste, ha innalzato un nugolo  di gru, ma si è anche incaricato delle pratiche mafiose che hanno finito di distruggere gli edifici, demoralizzando e alla fine sconfiggendo quelli che non erano riusciti a cacciare con le buone. Poco a poco si è prodotta la grande sostituzione della popolazione che ha modificato i quartieri centrali di  Barcellona ed è questo ciò che chiamiamo gentrificazione. Mentre veniva espulsa la gente impoverita, si attraevano quelli che condividono gli appartamenti, i turisti e coloro che aspirano a diventare classe media. Il processo è durato circa 10 anni e poi si è surriscaldato. La Caixa, la prima banca catalana, si è sbarazzata del suo enorme patrimonio immobiliare, la “Colonial”, un anno prima dello scoppio della bolla del 2008. Altri non furono altrettanto cauti –  ad esempio quella che un tempo era la “migliore banca del mondo”, il Banco Popolare, è fallita e oggi è stata assorbita dalla Santander – e si sono bruciati comprando a prezzi esorbitanti e promuovendo finanziamenti milionari che non avrebbero mai potuto riscuotere.

3.La seconda onda: “Chi mi fa una legge?”

L’ondata attuale della gentrificazione è differente. Gli Stati e i suoi apparati  hanno fondi sufficienti per pagare il loro debito, quello con le linci bancarie e quello della sua  distruzione. Così, continuano a supportare il business, ma in un altro modo. Chi mi fa una legge? Dopo la distruzione tra il 2008 e il 2011, che coincide con l’ultimo grande ciclo di lotte globali, i governi hanno dovuto svegliarsi. Le nuove leggi del 2009 e del 2013 hanno ridotto il tempo di locazione e facilitato la creazione di società di capitale borsistico per gli investimenti immobiliari (SOCIM); adesso chiunque disponga di 5 milioni di euro da investire può avere lo 0% come imposta di società. Anche la moneta bancaria è allo 0% affinché possa scorrere sul mondo intero, mantenendo artificialmente in vita lo status quo di una civiltà che è già morta. Oppure, che è la  stessa cosa, che tutte le previsioni danno per impossibile. In ogni caso, hanno dovuto aspettare che andassero sul lastrico migliaia di famiglie, perdendo l’impiego, la casa, la salute e la dignità perché i prezzi si abbassassero per tornare a fare affari nel 2013

L’impoverimento della popolazione è stato brutale, i salari sono a terra e lo sfruttamento è alle stelle; quasi il 40% delle famiglie che vivono in questo paese sono sotto la soglia di povertà, anche se lavorano, secondo i dati dal 2017. Ma la “nuova” socialdemocrazia radicale, che sia populista o meno, parlamentare o meno, con il suo discorso legalista e miserabililista, creando un double bind con la repressione della legislazione di emergenza, è riuscita a neutralizzare un conflitto storico che, attualmente, avvelena massicciamente i cuori che così diventano reazionari.

E oggi, una volta passata l’ondata di suicidi legati all’insolvenza delle  ipoteche e create la “banche malate”, quelle che hanno  assorbito con denaro pubblico i debiti bancari, ora, i capitalisti passano all’incasso.

Il nuovo metodo, una volta convertita Barcellona in una stupida fabbrica globale del turismo, consiste nell’arrivare con milioni di euro e comprare interi edifici. Per noi, che viviamo e ci organizziamo in quello che sembrava l’ultimo quartiere abitabile del centro, è come un bombardamento. Boom. Sei milioni di qui. Boom. Cinque milioni di lì. Chi dà di più? Arrivano da non si sa dove, finlandesi, cinesi, francesi, israeliani e comprano edifici. Improvvisamente l’affitto sale del 20 o del 30%, o si raddoppia. O non ti rinnovano il contratto. Se hai un vecchio contratto d’affitto e non puoi fare niente a livello legale, preparati, perché ti renderanno la vita impossibile. Lavori in tutto l’edificio,   interruzioni dell’erogazione dell’acqua o della luce, inondazioni, trappole, minacce. E questo quando non assumono una delle nuove imprese criminali, create da gruppi di estrema destra, come Desokupa, installano un check-point al portone e ti obbligano sfacciatamente ad andartene. Boom.

4.Comunisti per bene

Le azioni del  governo municipale dei benicomunisti o dei “comunisti per bene”, come  chiamerebbe Tronti quelli di Barcelona en Comú,  è stata, in primo luogo, una debole moratoria per gli albergatori, fatta unicamente  per risponder alla pressione dei media di destra, mentre le capacità di  portata delle banchine del porto si ingrandiscono  per accogliere le immonde navi da crociera.

In più,  non hanno potuto pensare a nient’altro che sedersi a mediare con i grandi capitali, per vedere cosa si poteva fare per porre rimedio agli affitti in aumento. “Signora, la nuda e  cruda verità. è che Barcellona è molto appetibile. Non si sa come  è a buon mercato, se paragonata  a Londra o Parigi “, lei dice di aver ricevuto questa risposta.  “Ah, ok “. Barcellona rimbomba  ancora dalle  risate. Non si tratta di ingenuità né di tradimento. Alcune analisi italiane degli anni Sessanta, che aprirono il campo all’insorgenza di massa dell’autonomia diffusa negli anni Settanta, avevano già capito che, a partire dalla Rivoluzione del 1917, la socialdemocrazia in Europa formava integralmente uno degli ingranaggi dello sviluppo del Capitale a livello dello Stato. Come i sindacati a livello operaio. Ad esempio, depoliticizzando le lotte: “questa è violenza!”. O anticipandole, tramite una politica sociale che non è altro che la gestione della miseria.

Con il nemico si parla dopo averlo combattuto e mai prima. Ma questo è ciò che tutti i riformisti fanno finta di non capire. Per questo il primo avversario dei rivoluzionari è sempre la socialdemocrazia, quello che bisogna disattivare per poter affrontare il vero nemico ontologico-esistenziale: il capitalismo e il suo  mondo.

5.L’affare sta nei passaggi. La vita diventa impossibile.

L’affare dei grandi capitali – fondi pensione, fondi avvoltoi, vecchie famiglie e nuovi arrivisti – sta nei suoi  “passaggi”. Quanto più rapidi sono, tanto sono migliori. Un “investitore” compra per due milioni, vende a quattro, un altro compra a cinque e mezzo, caccia gli abitanti, ristruttura gli appartamenti e li vende a sette. Ultimamente i grandi fondi immobiliari non si preoccupano più nemmeno di ristrutturare. Un edificio da cinque o sei milioni di euro passa attraverso tre proprietari in un trimestre. La pressione aumenta ed il quartiere diventa inabitabile.  E alla fine accade la stessa cosa della bolla immobiliare precedente. Si scatena il capitalismo popolare. Ogni piccolo proprietario, con due o tre appartamenti, vede che il prezzo sta salendo come schiuma e vuole pure lui “la sua parte”. Non gli importa di rendere la vita impossibile alle persone che hanno passato una vita nel quartiere. Si fottessero.

Come recita un manifesto della recente campagna www.noensfaranfora.com per la manifestazione del 10 giugno, chiamata dall’ultimo coordinamento autonomo, e che invita a difendere i quartieri : “sono diventato ricco grazie a voi”. Evidentemente, alcuni fattori che si legano in parte al ciclo anteriore hanno facilitato questa invasione. Come la persistenza del marchio “Barcelona”, che approfitta di una certa aria trafficona da città portuale combinandola con la vena immaginativa della borghesia schiavista delle provincie. L’alleanza delle famiglie con il potere mediatico, politico e finanziario. Una legislazione tagliata su misura che, fin dagli anni ’90, si è impegnata ovunque per non lasciarci vivere tranquilli: la casa nella metropoli non serve per viverci ma per fare soldi sulle spalle di quelli che il denaro non ce l’hanno. Come dice un vecchio proverbio:

“Come si fa a far soldi con chi non ne ha? Si fanno perché sono molti”

Alla fine, quella che è chiamata con un eufemismo “economia collaborativa” non è altro che un capitalismo cibernetico al passo con un’epoca globale. Air-bnb, etc. danno velocità al lavoro degli sciacalli, intensificano la velocità di circolazione di immagini, rovine e stupidità e permettono di mettere in vendita, sotto il peso della valutazione continua, fino all’ultimo angolo di esistenza rimasto: la vecchia abitazione degli amici, una cena ed una conversazione informale in una casa il sabato sera, o il tuo più bel sorriso.

6.Il turismo è la fase rovinosa del capitalismo

Quello che non si riesce a capire è l’essenza stessa del processo. Quale attrazione può esserci nell’assalto massiccio dei turisti al cuore di una metropoli dove non si conosce nessuno? Uno deve fare finta di divertirsi e sicuramente riesce a distrarsi. E tuttavia, perché non si riconosce tutto quello che, come ogni atto “consumista”, l’esperienza turistica contiene in quanto a disincanto e frustrazione? Immagini e storie reclamano il nostro desiderio, ma la materialità dell’esperienza sensibile contiene sempre scontri e pericoli, è più ingrata, sporca, stancante. Questa distanza apre a quel po’ di frustrazione che è necessario recuperare per non essere da meno degli altri. E’ stato stupendo! “Ti proponiamo una esperienza unica”. Cazzate. Quello che rimane di autenticamente arricchente, come in ogni esperienza alla quale riusciamo ad abbandonarci, vive tra gli esseri.  E questo è precisamente quello che non si può pagare. Ma in una epoca tanto ansiosa, intristita e stanca come la nostra, quello che più abbonda tra gli esseri, aldilà degli infimi circuiti di solidarietà e amore, è il vuoto. Si può chiamarlo anche sfiducia, meschinità, ipocrisia, stupidità.

Fin dalle sue origini il turismo è consistito nell’andare a visitare le rovine di una vita. La differenza è che oggi le rovine non appartengono ad una vita passata bensì, totalmente, al presente. La turistificazione è la fase rovinosa del capitalismo. Sono le stesse vite di quelli che camminano come zombi nel cuore della metropoli che portano la rovina con loro stesse. Per quanto poi si cerchi di imbellettarle con i filtri di Instagram. La degradazione esistenziale è il riflesso fedele di una degradazione ecologica catastrofica, sono le due facce dello stesso processo vitale. Una volta si visitavano le rovine delle civiltà scomparse.  Oggi, una civiltà in rovina trascina tra le macerie del presente una massa informe di vite mutilate. La vita piena di ansia e di angoscia del turista rovina tutto quello che tocca. Rimangono dei quartieri dove la vita è falsificata, molte foto e notti di baldoria. Nessuno ha mai detto che una ecatombe non potesse avere il suo lato frivolo. Poi ci si stupisce che il suicidio sia la prima causa di morte in Occidente. In Occidente ci sono più morti per suicidio che tutto il resto di morte violente, mettendo insieme gli incidenti stradali, i femminicidi e gli omicidi.

Per questo lottare contro la gentrificazione può soltanto significare lottare contro la vita di merda che ci costringono a vivere. Lottare contro tutta la miseria che esiste tra di noi. “Difendere il quartiere è cambiare la vita” Questo significa, qui e ora, nella moltiplicazione esponenziale di gruppi ed assemblee di quartiere che preparano la lotta per Barcellona, seguire alcune intuizioni presenti e rispondere a quelle che mancano: 1) L’elaborazione di criteri politici che permettano a dei gruppi combattenti di chiarire localmente il campo delle ostilità. Come i 5 punti per la casa elaborati dal Sindacato di Quartiere di Poble Sec, che non sono tanto delle rivendicazioni quanto il desiderio di chiarire chi sono gli amici e chi è ostile. 2) L’invenzione di comportamenti offensivi che risuonino con quello che oggi esiste di più comune: il sentimento di rifiuto di questo mondo. Facendo appello all’agitazione di una gioventù che non ha futuro, contagiando l’allegria, la durezza e l’audacia che esistono nella lotta. 3) L’interruzione di un presente cibernetico popolato dall’isolamento, per incontrare tra i corpi una maniera di vivere che vibra nell’armonia che convoca la fine del mondo. Non quella del vecchio mondo, ma del mondo presente, come dice Marcello Tarì in Non esiste la rivoluzione infelice:

Soprattutto, bisogna sottolineare che quello che viene destituito non è propriamente il «vecchio», il passato, bensì il «presente». Un presente che è come un cubetto di ghiaccio nel quale è contenuto il passato che non passa e il futuro che non viene; un presente che vieta innanzitutto di uscirne, in qualsiasi direzione si voglia farlo.

Andare verso l’incontro, darsi il tempo, prendere velocità, condividere un luogo, inventare un ritmo. Come ha saputo dire la rivoluzionaria che citavamo all’inizio: bere a grandi sorsi l’odio puro dei proletari. Fuoco e acqua.

continua

(2ª parte: AUTODIFESA)