Vaccinazioni, poteri, libertà. Un dialogo con Stefano Boni, antropologo e anarchico

Di Vittorio Sergi

La nascita dei una mobilitazione contro la decisione del Ministero della Sanità di allargare il numero di vaccinazioni obbligatorie per i bambini e ragazzi fino a 16 anni ha fatto emergere alla luce pubblica un dibattito che da anni si sta svolgendo, spesso sotto traccia, tra i sostenitori di questa pratica di “igiene pubblica” ed i critici. L’opposizione alle vaccinazioni obbligatorie non risponde ad un’unica posizione filosofica, politica o scientifica ed all’interno del fronte del “no” convivono posizioni con le quali la redazione di Qui e Ora non trova grande affinità o addirittura nessuna. La questione è sicuramente controversa, anche troppo per alcuni, al punto che ci siamo chiesti perché su questo tema specifico si sia accesa tanta animosità. Sicuramente la vaccinazione tocca un nervo sensibile del rapporto tra corpi e potere. Per questo, crediamo sia giusto parlarne ed auspichiamo che questo intervento possa essere il primo di una serie di approfondimenti che ovviamente non hanno l’intenzione di esprimere una “linea” univoca ma, proprio perché non crediamo alla retorica delle “libertà individuali”, vogliono essere dei contributi a una riflessione comune su questi temi.

I vaccini all’interno del sistema della medicina allopatica
 occidentale costituiscono uno degli strumenti preventivi più forti della 
cosiddetta “salute pubblica”. Quali contraddizioni e problemi vedi da 
antropologo nel rapporto tra il corpo e il potere in questo senso?

Vedo un problema di accentramento di potere, sottratto ai cittadini dalle istituzioni che si auto-attribuiscono il diritto di determinare scelte terapeutiche sugli individui. Il potere non è espresso nella possibilità di vaccinare, c’è un generale apprezzamento dello strumento vaccini anche in buona parte del fronte di chi non vuole vaccinare i figli. Il potere emerge quando il vaccino non diventa una opzione ma un obbligo, anzi un susseguirsi di obblighi applicati in modo indiscriminato su tutta la popolazione. Per ora l’obbligatorietà interessa la classe di età 0-16 anni ma l’obbiettivo dichiarato è quello di avere una popolazione completamente vaccinata (a parte gli intolleranti ai vaccini). Ciò significa imporre l’obbligo vaccinale anche alle categorie professionali in contatto con il pubblico (infermieri, insegnanti) e potenzialmente a tutta la popolazione adulta attraverso l’obbligatorietà dei richiami. E’ una misura coercitiva indiscriminata perché non prevede la possibilità di una valutazione dei percorsi di costruzione dell’immunità individuale; non consente la possibilità di vaccinazioni singole; nega la negoziazione della calendarizzazione dei vaccini. Inoltre sui vaccini l’evocazione della “salute pubblica” appare infondata particolarmente infondata nel senso che è un ambito in cui la libertà di scelta è assolutamente percorribile: chi ritiene che i vaccini siano sicuri e benefici può vaccinarsi (e ritenersi protetto) e lasciare che chi ha dubbi, vuole ritardare, vuole fare solo alcuni vaccinazioni adotti altre forme di costruzione delle immunità senza danneggiare i vaccinati. Sembrerebbe un campo dove ognuno può scegliere liberamente quale sia il rapporto rischi-benefici che si preferisce. Il cavillo che si evoca è quello della “immunità di gregge” per i non vaccinati.

Rispetto a certi vaccini l’evocazione della “salute pubblica” appare poco credibile: tra i vaccini obbligatori c’è il tetano che non è contagioso; l’epatite B somministrata a pochi mesi nonostante sia trasmessa per trasfusioni e rapporti sessuali; la rosolia che ha un effetto serio solo su donne in gravidanza (perché vaccinare milioni di maschi? Perché non far prendere la rosolia naturalmente in età adolescenziale quando ha effetti dannosi minimi?). Sono misure indiscriminate anche perché la lista e arbitraria, potenzialmente estendibile all’infinito: nella maggior parte dei paesi europei non c’è obbligatorietà o è infinitamente più ridotta in termini di numeri e di effettiva implementazione rispetto alla legge italiana. Forse l’arbitrarietà maggiore, però, è nella scelta di quale sia la percezione di emergenza per la salute pubblica promossa dalle istituzioni: sono (nonostante qualunque evidenza epidemiologica) i pericoli di contagio portati dai migranti non l’inquinamento. Questo permette di lasciare immutata la tossicità del sistema produttivo, di ignorare le cause di tutte le malattie in rapida ascesa (tumori, leucemia, diabete, malattie autoimmuni, allergie) e legittimare pubblicamente uno Stato che raggiunge nuove frontiere coercitive (per la aggressività nella imposizione dei vaccini e per numero di vaccini) con un plauso trasversale che arriva anche da settori anarchici e comunisti.

E’ una dinamica già vista nella storia occidentale. Lo Stato rivendica di detenere sia il dovere di farsi carico della salute complessiva dei cittadini, sia della verità assoluta su come farlo grazie alle certezze della scienza. Il corpo e la sua gestione non è più in mano all’individuo (o se minore ai genitori) ma viene assunto dalle istituzioni in maniera coercitiva. La legge infatti prevede la possibilità che chi ostinatamente si rifiuta di vaccinare oltre a multe salatissime ci sia la possibilità di revocare la podestà genitoriale: lo Stato dove c’è discordanza rimpiazza le altre autorità, quella genitoriale, rispetto alle scelte terapeutiche.

La richiesta di salute da parte degli individui rispetto allo Stato è cresciuta moltissimo nell’ultimo secolo e le misure di igiene pubblica hanno contribuito ad innalzare notevolmente il livello di salute e la durata media della vita. Perché secondo te oggi le istituzioni mediche godono di minore credibilità e fiducia? Quale è la situazione in altre società e culture che conosci?

Nella maggior parte delle culture in cui lo Stato non riesce a rivendicare un monopolio assoluto del controllo di un certo ambito, a questo arriva solo lo stato moderno occidentale dall’Ottocento in un crescendo fino ad oggi, esistono una molteplicità di opzioni terapeutiche che in genere vanno dalla guarigione spirituale alla soluzione chimica. In Ghana la gente si rivolgeva a preti, erbalisti, ospedali spesso usando diverse opzioni allo stesso tempo. Le scelte individuali costruivano il percorso terapeutico. Tutti gli indicatori quantitativi e qualitativi ci indicano una drastico calo di fiducia in tutte le istituzioni della contemporaneità, la medicina allopatica non fa eccezione. Credo che le ragioni sano essenzialmente in una messa a fuoco sempre più evidente della distanza tra ciò che la modernità istituzionale ha promesso e ciò che ha fatto. Un dato spesso ignorato è che l’aspettativa di vita alla nascita dal 2015 ha cominciato a decrescere: il mito dell’allungamento infinito della vita viene meno.1 La medicina allopatica ha promesso un progressiva illimitato miglioramento nella salvaguardia della salute, in realtà la terapia ha tenuto in vita corpi sempre più a lungo piuttosto che garantirne la salute. Ha avuto l’arroganza di negare qualunque forma di credibilità ad altri percorsi terapeutici, elevandosi a sapere monopolistico e certo. Ha ridotto le terapie ad un insieme di interventi chimico-chirurgici che non tengono conto del benessere complessivo. E’ diventata una macchina burocratica lenta, anonima, inefficace. Spesso riduce il paziente a oggetto passivo di interventi che non gli vengono neanche spiegati: ci si deve semplicemente affidare al sapere superiore della medicina. Si è innestata sempre più in intrecci oscuri con potentati istituzionali e farmaceutici. Si è inventate pandemie per fare soldi (suina 1976; aviaria 2005, 2006, 2008; H1N1 2009). Ha cancellato buona parte della ricerca autonoma universitaria sugli effetti negativi dei farmaci come conseguenza della colonizzazione aziendale dell’accademia. Ha aumentato i costi e diminuita la qualità del servizio, vedi ad esempio il caos di vari pronti soccorso. Tutti quelli che sono insoddisfatti rispetto a queste dinamiche, hanno cercato alternative in pratiche mediche ridicolizzate, marginalizzate, criminalizzate dalla istituzione medica: auto-cura, erboristeria, agopuntura, omeopatia, medicina olistica, medicine orientali, filosofie terapeutiche alternative (come ad esempio quella del medico Hamer). Sono tutti indicazioni di una perdita di credibilità istituzionale e di una volontà di resistere a una logica medica imposta dall’alto su ambiti fortemente intimi.

 

Quale legame vedi tra il potere biopolitico e pastorale descritto da
Foucault e questo conflitto sui vaccini? L’impressione è che la reazione 
contro la imposizione dei vaccini o contro i vaccini tout court entri in
 modo spesso confuso nella testa delle persone all’interno di un campo di
 resistenze all’applicazione del potere attraverso i corpi. Rifiutare i
 vaccini però a mio parere è una soluzione rischiosa. Che ne pensi?

E’ vero che nel campo critico rispetto ai vaccini ci sono anche posizioni complottiste, ingenue, fondate su fedi personali ma secondo me c’è più riflessione tra chi mette in dubbio i vaccini che in chi segue, per pressione sociale, condizionamento mediatico o fede nella scienza la prassi vaccinale istituzionale senza farsi alcuna domanda. Credo che chi non vaccina ha presente le argomentazioni di chi vaccina mentre mi pare meno vero il contrario. La scelta di evitare di discutere del merito e di colonizzare in maniera militare i media con posizioni esclusivamente favorevoli alla linea governativa, senza contraddittorio ha aumentato la contrapposizione, lo scetticismo, il fanatismo da entrambi i lati. Quello che è mancato realmente è un confronto sulle argomentazioni (completamente divergenti), questo ha impedito mediazioni e negoziazioni e ha generato una enorme confusione a cui si è risposto con un potere censorio (la radiazione dei medici che mettono in dubbio la bontà assoluta dei vaccini) e coercitivo (la legge che non lascia scampo a chi non vuole allinearsi in toto al calendario vaccinale).

E’ una misura evidentemente biopolitica e pastorale, un potere esercitato sul corpo per la vita sana, presentato come valore supremo, la cui ricetta è nelle istituzioni. La finalità della salvezza del gregge richiede però interventi personalizzati per punire senza complimenti chi ha visioni diverse di quelle del supremo pastore, dotato di scienza e certezza, al gregge non sono consentiti dubbi. E’ un pastore che ora usa il bastone contro un numero limitato di capi che si stava allontanando da cure che il pastore ritiene indispensabili e le pecore dannose. La dinamica mi pare indicativa dei tempi che stiamo vivendo. Un potere istituzionale allineato e potentissimo (media, governo, ditte farmaceutiche, scienza ufficiale) che risponde ad una complessiva perdita di autorità con una coercizione di inedita potenza e sicumera per schiacciare, senza possibilità di fuga, chi è restio a piegarsi. Questo potere si ritiene sufficientemente forte da imporsi violentemente sulle resistenze anche in ambiti come la gestione del corpo, su cui il neoliberismo aveva lasciato l’illusione che vigesse la sbandierata libertà occidentale contemporanea. E’ un potere pastorale arrogante e feroce con le minoranza che non ha remore ad invadere ambiti sempre più intimi. Lo vedremo ancora all’opera. Non si nutre di consenso ma della fragilità della società di costruire alternative credibili: la sua potenza si regge sulla convinzione diffusa che sia impraticabile qualsiasi alternativa concreta all’allineamento dei poteri contemporaneo.

Spesso la scelta di non vaccinare è basata su convinzioni personali, 
non sempre ben motivate. Tuttavia per chi non si vaccina i rischi sono
 minori grazie alla protezione “di gregge” provocata da tutti quelli che
si vaccinano. Non trovi che questo sollevi una contraddizione tra scelta
individuale e responsabilità collettiva?

Nel 2014 il Global Health Security Agenda (GHSA) stabilisce che “l’Italia guiderà nei prossimi cinque anni le strategie e le campagne vaccinali nel mondo”. Un notevole successo della campagna che ha preparato il campo alla legge e perseguita chi chiede la libertà di vaccinazione è una serie di caricature mediatiche fatte proprie in maniera acritica dalla opinione pubblica. I cosiddetti “no-vax” diventano una categoria unica infarcita di stupidaggini telematiche, disinformata, con legami con i fascisti, pregiudizialmente contraria a qualunque tipo di vaccinazione. La tesi di laurea del 2016 di Angela Leone sulle opinioni dei genitori riguardo alla opportunità di vaccinare i figli, ha mostrato che in piccola parte chi si sottrae ai vaccini ha posizioni pregiudizialmente contrarie ad ogni tipo di vaccino e ancora più raramente queste sono fondate su posizioni religiose; i genitori che rifiutano almeno in parte le vaccinazioni sono quelli che hanno intensificato e diversificato le fonti di informazione; la diffidenza rispetto ai vaccini è ben più ampia di quel 5% che effettivamente non vaccina i figli: circa un quarto dei genitori, con varie sfumature, adotta rifiuti parziali: non sottopone i figli ad alcune vaccinazioni o le ritarda rispetto a quanto imposto dal calendario vaccinale. Ricordo che la scienza è un discorso prodotto in specifici contesti socio-politici-economici e non genera verità. Verità scientifiche si sono spesso dimostrate errori: l’eugenetica e il razzismo erano scienza di Stato meno di un secolo fa; più recentemente l’amianto era legale, l’allattamento al seno una scelta sbagliata, le tonsille propaggini inutili, farmaci tossici sono rimasti in commercio per anni.  La scelta di rimandare, selezionare o rifiutare le vaccinazioni ha un ampio supporto scientifico sebbene ci sia documentazione che va nel senso opposto. Diversi medici affermati che esprimevano dubbi sulla qualità dell’immunità generata dai vaccini rispetto alla immunità naturale, sulla composizione dei vaccini (presenza di metalli pesanti e sostanze dannose), sui danni collaterali, sulla quantità e calendarizzazione dei vaccini sono stati radiati dall’ordine dei medici. Credo che sui vaccini si dovrebbe avere un atteggiamento morale simili a quello sulla eutanasia o sulla assunzione di droghe. Sebbene si possa ritenere che siano dannose, sono fondamentalmente scelte individuali.