Lunatico Giugno

Diario mensile per chi vuole tornare sulla terra.

La vita contadina è una regola, una forma di vita, ognuno può costruirsi la propria, noi vi racconteremo la nostra, a frammenti, con l’intento di condividere quel poco di esperienza e di sapere che questi anni sulla terra ci hanno dato.

Ma l’errore più grande di chi sta sulla terra è credere di aver capito come stanno le cose.

Chi si organizza deve sapere cosa mettere sotto i denti.

Quando seminarlo, come farlo crescere e anche come cucinarlo.

(il diario si riferisce alla bassa collina dell’Appennino romagnolo, i lavori stagionali vanno anticipati o posticipati in relazione a variazioni di latitudine e altitudine)

 

Giugno mese di luce, mese di lucciole, di assolute giornate senza fine.

Ce ne sono ancora di lucciole, così tante che non te l’aspetti, che a sgranare gli occhi sembra quasi che la loro danza sia destinata a vincere sul nero dei tempi.

Mese di albe in mezzo alla notte, mese di ciliegie, di albicocche e di prugne.

La pioggia continua a non cadere, ma piovono zucchine nel paniere, e cetrioli e fagiolini.

All’inizio dell’estate è tempo di iniziare a pensare all’inverno, a quando la terra gelata non darà più nulla. Tempo di sott’oli e di marmellate (noi mettiamo circa 400gr di zucchero di canna integrale per chilo di frutta), tempo di congelare zucchine: basta tagliarle a rondelle e sbollentarle qualche minuto in acqua, poi scolare, asciugare e insacchettare.

Fioriscono i tigli, i loro effluvi sono le trombe struggenti che annunciano l’imminente solstizio, eliche di profumo che raccolte in vasi saranno ottime tisane per i bronchi d’inverno.

Fioriscono l’achillea e l’iperico, coi fiori di quest’ultimo si può fare senza troppe difficoltà un unguento miracoloso in olio d’oliva per tutte le scottature.

Fiorisce anche la lavanda, è bello raccoglierla e tenerla fra i vestiti.

Tra le erbe spontanee qui da noi abbonda in terreno sabbioso il farinaccio o chenopodio, che non ha nulla da invidiare al sapore degli spinaci.

Nell’orto si continua a sarchiare e scerbare e si finisce di legare e scacchiare i pomodori da mensa, che a fine mese inizieranno a dare i primi frutti.

Si raccolgono anche le prime patate dette novelle, anche se le piante sono ancora verdi e la buccia non del tutto formata. Una primizia per festeggiare l’arrivo dell’estate.

L’aglio, seminato nella tradizione contadina “per i morti” si raccoglie attorno al solstizio, prestando attenzione che la parte aerea non sia completamente secca. Questo favorisce la raccolta manuale ed evita la separazione delle foglie dal bulbo. Una volta sradicati noi leghiamo gli agli in mazzi e li lasciamo anche una settimana nel campo sotto il solleone ad asciugarsi per bene (salvo tempo troppo umido e instabile), dopodiché li appendiamo sotto una tettoia all’aperto protetti dalla pioggia ma esposti all’aria in modo che continui l’asciugatura. Abbiamo notato che questo procedimento favorisce la loro conservazione fino alla primavera successiva. Solo con l’arrivo delle piogge autunnali trasferiremo gli agli in un locale interamente coperto.

A fine mese è tempo anche di raccogliere lo scalogno; noi lo scalziamo dalla terra con vanga o zappa e lo lasciamo un paio di giorni ad asciugare nel campo (non di più perché a differenza dell’aglio se il sole è troppo forte potrebbe letteralmente cuocersi). Poi lo trasferiamo come l’aglio sotto una tettoia all’aperto e all’ombra dove può continuare ad asciugarsi.

Nella vigna continuano i trattamenti a base di rame e zolfo, l’allegagione è avvenuta e ora un po’ di pioggia non ci starebbe male.

Con il solstizio è anche tempo di nocino, di ricette ce ne sono infinite, l’importante è raccogliere le noci quando il guscio sotto al mallo non è ancora troppo legnoso ed è facilmente tagliabile con un coltello.

Le zucchine hanno bisogno di grande attenzione per evitare che “scappino”, come si dice, ovvero che se non tagliate opportunamente diventino delle zucche e vadano a seme. Almeno una volta ogni due giorni andrebbero raccolte. Tra i vari ortaggi è anche uno dei più semplici (insieme alle zucche) di cui provare a tenersi il proprio seme. Se non si vuole conservare la purezza della varietà, cosa che richiede un procedimento più complicato, basta scegliere alcune tra le piante più belle e lasciare crescere una zucchina per pianta senza tagliarla. Questa dopo essere cresciuta a dismisura diventerà gialla come una zucca e ad agosto, quando la pianta madre tenderà a seccare, si potrà staccare e aprire e i semi si metteranno ad asciugare su un ripiano. Quando saranno ben asciutti si potranno riporre in un sacchetto. È molto probabile che da questi semi non nascerà una pianta uguale alla madre, ma un incrocio tra la madre e altre piante cresciute vicino ad essa. Quindi in campi con più varietà di zucchine potrebbero nascere strani incroci ma c’è chi dice che è solo da questo passaggio che si può ripristinare un’autentica biodiversità e una reale autonomia alimentare.

La riproduzione dei propri semi è forse il gesto politico più rivoluzionario che può fare chi vive sulla terra (anche se almeno per gli ortaggi è forse uno dei più difficili).  E non solo perché riproducendosi i propri semi ci si svincola dalle case sementiere più o meno corporation e più o meno green, ma soprattutto perché nel seme è racchiusa tutta la potenza di questa forma di vita.

E farsi i propri semi significa rendere inappropriabile la propria potenza.

Quando giugno volge al termine e il sole inizia di nuovo a cadere verso l’orizzonte, cade allora anche l’ombra della falce sulle nostre spighe.

Mietitura, madre di tutti i raccolti, gioia e dolore dell’estate che nasce.

È la falce a dettare il parto, di mani colme di spighe e di campi vuoti, riarsi e irti di placente da seppellire.

 

Ricetta “in abbondanza di zucchine”

Passato di zucchine (da mangiarsi tiepido o freddo)

1 kg di zucchine

2 patate medie (se novelle con tutta la buccia)

1 cipolla media o 3 scalogno (o entrambi)

mezza carota

aglio

prezzemolo o nepitella

sale e eventualmente un nonnulla di pepe o peperoncino

Soffriggere all’oro cipolla e carota in olio evo

aggiungere zucchine tagliate a fette e patate tagliate a fettine o tocchetti

mettere il coperchio e far cuocere fino a che non è tutto morbido a fuoco medio

aggiungere mezzo bicchiere d’acqua a metà cottura

a fine cottura aggiungere aglio schiacciato e prezzemolo grossolanamente tagliato, aggiungere il sale, passare tutto con passaverdure o tritatutto

far raffreddare, aggiungere olio extravergine di oliva, a crudo a piacere

servire con o senza crostini.