Mad Max: Fury Road – Cattura dell’altro mondo

Una logica della riparazione.

Traduzione da Lundi Matin del 5 dicembre 2016

Vi parlerò di Mad Max: Fury Road e di una grande lotta contemporanea: lo scontro feroce contro il deserto. Il mio problema è il seguente: là dove si estende il deserto, è possibile un Altro-Mondo? Ma al di là del suo significato geofisico, al di là delle dune del Namib dove è stato girato Mad Max, che cos’è esattamente il deserto?

Il deserto non è una semplice realtà geografica né una semplice metafora, è un concetto. Un concetto di Nietzsche che compare quando canta «l’Ombra di Zarathustra»:

Il deserto cresce: guai a colui cela deserti dentro di sé! [Così parlo Zarathustra, Tra le figlie del deserto §2]

deserto - mad max

La nozione di deserto concettualizza allo stesso tempo il disincanto del Mondo e l’espansione del nichilismo. Ovunque c’è del deserto, c’ è una doppia negazione della materia e del valore del Mondo.
T.E. Lawrence nei I Sette pilastri della saggezza, evoca in tal modo la mentalità degli uomini del deserto, i Tuareg:

La base comune a tutte le religioni semitiche, vincitrici o perdenti, era l’idea che onnipresente della vanità del mondo. La loro repulsione per la materia, li induceva a predicare la nudità, la rinunzia, la povertà; e l’atmosfera di questa scoperta opprimeva spietatamente gli spiriti del deserto [introduzione, cap. III, p.29]

È interessante notare che il deserto ha conosciuto, ai nostri giorni, un rinnovamento concettuale. Gli eredi più interessanti di questo concetto sono i membri anonimi della rivista francese Tiqqun e la sua ripresa nel piccolo manifesto del 2003 chiamato Appel, che comincia proprio con questa frase:

Il deserto non può più crescere: è ovunque. Ma può ancora approfondirsi. [Appel, Proposition I]

Gli autori de l’Appel chiamano deserto il «Regno della merce autoritaria», la Realizzazione dell’«Assioma capitalista», l’avvento del Biopotere e delle società del controllo. Questo deserto è caratterizzato inoltre per una profonda miseria affettiva e relazionale segnata dalla separazione e dal vuoto. Vi possiamo riconoscere sia Deleuze che Debord.

Quello che ci interessa, è la vicinanza tra l’universo di Mad Max: Fury Road e la constatazione degli autori dell’Appel. Infatti in Mad Max e nelle teorie dell’Appel, la questione fondamentale è comune: Come sfuggire all’approfondirsi del deserto?

È a questa domanda che vorrei rispondere partendo da quello che ci mostra George Miller in Mad Max: Fury Road.

Alla fine di Fury Road, George Miller attribuisce al «First History Man» (Il Primo Uomo della Storia) questa lontana lamentezione: «Where must we go, we who wander this wasteland, in search of our better selves?» (Dove dobbiamo andare, noi che erriamo su questa terra desolata alla ricerca del meglio di noi stessi?”). Essa segnala la domanda di Miller: c’è un’uscita, un fuori al deserto? Ovvero: possiamo sperare in un Altro-Mondo? Se si, dov’è quest’Altro-Mondo?

La domanda di Miller è vicina a quella di Kant: cosa possiamo sperare? Ma la risposta di Miller è radicalmente diversa. La risposta di Miller, attraverso la bocca di Max, è senza appello. «You know, hope is a mistake. If you can’t fix what’s broken, you’ll, uh… you’ll go insane» (Lo sai, la speranza, è un errore. Se non puoi riparare ciò che è rotto, diventi, uh.. diventi folle).

Hope is a mistake - mad max

Hope is a mistake. Non ci è permesso sperare nulla. La speranza stessa è un errore. Conta solo l’attitudine di ciascuno a riparare il Mondo, nei tre sensi che implica questo termine: senso meccanico (riparare una macchina rotta), senso morale (riparare ad un errore), e senso soteriologico (la riparazione come compensazione, riscatto). Max, come Spinoza, rifiuta la speranza, poiché la speranza è il fondamento della superstizione, quindi dell’errore, dell’errore etico. Fondare l’etica sulla speranza vuol dire trascurare la riparazione del Mondo, significa disporsi lungo la linea che conduce alla delusione, alla disperazione e alla follia.

«If you can’t fix what’s broken, you’ll, uh… you’ll go insane».

La risposta di Miller-Max sposta quindi la problematica generale: se noi non possiamo sperare, non dobbiamo fuggire verso un mondo ideale, né aspettare l’avvento di una redenzione dall’aldilà. Possiamo solo far avvenire, realmente e praticamente, il processo di riparazione del mondo, quello che gli ebrei chiamano, nella Kabala, il tiqqun oma. Infatti per Miller non c’è nessuna Terra Promessa e l’Esodo non è ripagato da alcuna ricompensa.

Questo lavoro consiste nel mostrare come George Miller, nel suo film, oppone la logica della speranza alla logica della riparazione. Innanzitutto esaminerò la natura del deserto, il wasteland; in seguito l’impasse delle speranze nell’Altro-Mondo; infine espliciterò lo stratagemma della fuga-ritorno che ci propone Miller per sopperire alla logica della speranza.


1. L’ESSENZA DEL DESERTO

Essenza del deserto - mad max

a. Che cos’è il deserto – the wasteland – per Georges Miller?

Al contrario della comunità autonoma dei bambini in Mad Max III, comunità che viveva di amicizie, di leggende e di sogni preapocalittici, il deserto di Fury Road è un deserto spirituale e affettivo costruito sul modello del Purgatorio: qui la ricerca principale è la Redenzione. Redenzione sperata da Furiosa, falsa Redenzione promessa da Immortan Joe gridando: «I AM YOUR REDEEMER!» (Sono il vostro redentore) al suo popolo asservito e quindi la «specie» di redenzione che propone Mad Max al momento di rientrare alla Cittadella («[points back] At least that way, we might be able to… together… come across some kind of redemption» – “In questa direzione, almeno, potremmo forse… insieme… arrivare ad una sorta di redenzione”). In altre parole, la problematica del deserto è una problematica soteriologica: una problematica della salvezza.

La riparazione e la redenzione - mad max
La riparazione e la redenzione

La redenzione ha due obiettivi: riparare i vivi, riparare il mondo. Poiché il popolo del deserto è un popolo di esseri a pezzi «[Narrating] Once, I was a cop. A road warrior searching for a righteous cause. As the world fell…each of us in our own way was broken» (Un tempo ero un poliziotto. Un guerriero nomade in cerca di una nobile causa. Quando il mondo è crollato…. Ciascuno di noi, a suo modo, si ritrovò a pezzi). I corpi sono affetti da purulenza e deformità, i War Boy sono anemici, la folla è una folla di storpi, di paralitici, di monchi. Ma ancor più grave delle deformità è lo sfruttamento generalizzato dei corpi.

b. Nel deserto la ricerca della redenzione è lo sforzo attraverso cui gli individui tentano di sfuggire alla reificazione. «Ms. Giddy: We are not things. We’re not things!» (Non siamo cose. Non siamo cose!).
Reificare l’altro significa trattarlo come un mezzo, piuttosto che come un fine (Kant). Nella Cittadella ogni corpo è virtualmente una materia prima, sfruttabile attraverso un sistema di flussi: latte, acqua, petrolio e sangue.

We are not things - mad max

Le donne sono delle «riproduttrici d’élite» connesse a un circuito di produzione di latte. Il sangue, attraverso la trasfusione, mantiene in vita i War Boys anemici. Mad Max è trattato come un «Bloodbag» (sacca di sangue) su cui sono state incise le insegne del «donatore universale». Un’immagine della circolazione generale dei flussi come reificazione è la catena che lo lega a Nux, collegata al tubo di trasfusione sanguigna. La catena dell’alienazione è allo stesso tempo quella d’una circolazione di flussi, di uno scambio unilaterale che non ha nulla di etico e che ha tutto di economico.

Donatore universale - mad max

Nel deserto di Georges Miller vi è un utilizzo del corpo altrui in quanto corpo di estrazione e sfruttamento. Ciò che reifica gli individui del deserto, che li respinge nel regno infinito dei mezzi e non dei fini, è questa essenziale circolazione dei flussi che attraversano l’integrità dei corpi.

Riproduttrici d’élite - mad max

c. Ma a cosa serve il sistema dei flussi? Serve ad alimentare una tripla Macchina da Guerra: Munition Farm, Gas Town, e la Cittadella. I tre luoghi principali del deserto sono: il feudo del mercante di armi, quello del produttore di petrolio e quello della sovranità teologico-politica. Ciascuno di questi luoghi incarna un primato: primato dei morti sui vivi (sono gli «antiseeds», gli anti-semi), primato del petrolio sul sangue (e quindi primato della macchina sull’essere vivente), primato del tiranno sul comune e dell’Aldilà (del Walhalla) sulla realtà.

La catena dell’alienazione - mad max
La catena dell’alienazione

Ogni WarLords incarna un aspetto della Macchina da Guerra:

The people eater - mad max
« The people eater »

∂. The People Eater, amministratore di Gas Town, è il contabile, colui che si occupa dei conti, che valuta le risorse. Gli individui per lui sono dell’ordine del quantitativo, egli opera la riduzione quantitativa degli individui, riduzione necessaria al dispiegamento di ogni Macchina da Guerra funzionale: capitalismo cannibale e quantificante.

The bullet farmer - mad max
« The bullet farmer » (Major Kalashnikov)

∂ . The Bullet Farmer, amministratore di Bullet Farm, figura paranoica con riferimento all’Esodo, incarna la forza cieca della guerra, senza finalità alcuna, fino all’assurdo. È il produttore di antiseed che, ovunque vengano piantati, fanno crescere la morte. I suoi due accoliti sono « Heckler e Koch » esplicito riferimento alla marca tedesca di armamenti. Egli incarna l’anti-giustizia: cieca come quella, ma in peggio.

« Immortan Joe » (Colonnello Joe More)
« Immortan Joe » (Colonnello Joe More)

∂. Infine, Immortan Joe, il «redentore» della Cittadella, è il nucleo simbolico della tripla Macchina da Guerra: esercita la competenza teologico-politica sulla miseria del deserto. È la chiave di volta del deserto perché manipola un apparato di cattura dei flussi: cattura dell’acqua, cattura del latte, cattura del sangue (tramite i suoi War Boys). E strumento di cattura delle anime: mistica del Walhalla e della falsa redenzione.

« Bullet Farm » (story board)
« Bullet Farm » (story board)
« Gas Town » (story board)
« Gas Town » (story board)
La cittadella - mad max
La cittadella

Il deserto di Mad Max, di cui si è impossessata la Macchina da Guerra, che a mio avviso è il centro nevralgico o il motore di ciò che oggi chiamiamo Capitalismo, ha per essenza la neutralizzazione indifferenziata delle alterità in un sistema di circolazione dei flussi orientati verso la riproduzione del sistema delle tre città. E alla domanda d’Angharad: «Who killed the world? » (Chi ha ucciso il mondo?) possiamo rispondere in tutta evidenza: il sistema delle tre città e della circolazione dei flussi, il capitalismo di cattura.

Di fronte ad un tale stato di desolazione e di scomparsa del mondo, si potrebbe credere che diventi legittimo sperare in un altro mondo. In quanto, parafrasando Kafka, in un mondo di desolazione, il deserto non può esser vinto tramite una semplice oasi di umanità, bensì tramite un altro mondo di umanità: un contro-deserto. La salvezza nella Valle delle Lacrime esige un Paradiso. È proprio a questo proposito che Mad Max sviluppa una radicale originalità in rapporto agli altri blockbusters post-apocalittici che approdano quasi tutti ad un asilo, un’oasi, un Nuovo Mondo. In Fury Road, non c’è un Altro Mondo.

2. IL DOPPIO IMPASSE DELL’ALTRO-MONDO

Mad Max: Fury Road espone due strategie votate al fallimento: la fuga verso l’Altro-Mondo verticale, la fuga verso l’Altro-Mondo orizzontale: l’Altro-Mondo teologico del Walhalla, l’Altro-Mondo comunista della Terra verde. Siamo di fronte a due interpretazioni dell’Altro-Mondo: l’interpretazione trascendente, l’interpretazione immanente. Trascendente, quando l’Altro-Mondo si dispiega al di là del Tempo e della Morte: nell’eternità del dopo-vita; immanente, quando la seconda versione dell’Altro-Mondo è geograficamente localizzabile e si caratterizza per il suo allontanamento dal deserto. Schematicamente, la prima versione dell’Altro-Mondo è quella di Nux manipolato da Inmortan Joe; la seconda versione dell’Altro-Mondo è quella di Furiosa, guidata dal ricordo del passato.

Il Walhalla - mad max
Il Walhalla

a. L’impasse dell’Altro-Mondo verticale è evidente, l’Altro-Mondo verticale non esiste, si tratta di una manipolazione politica. Vi si può applicare ciò che Spinoza dice a proposito del grande «segreto» del regime monarchico:

…tutto il segreto e tutto l’interesse del regime monarchico consistono nell’ingannare gli uomini e nel camuffare col nome di religione la paura con la quale devono essere tenuti a freno – in modo che combattano per la propria schiavitù come se combattessero per la loro salvezza, e credano che non sia affatto vergognoso, bensì il massimo degli onori, sacrificare il proprio sangue e la propria loro vita per la gloria di un solo uomo

La redenzione attraverso il Walhalla non ha che una sola funzione nella Macchina da Guerra, sfuggire alla mediocrità tramite un atto kamikaze spettacolare al servizio di Immortan Joe. Si tratta di «morire storicamente»: «I’m going to die historic, on the fury road!», di finirla di errare eternamente «shiny and chrome!» (scintillante e cromato). Il meccanismo redentore funziona perciò come un appello a rendersi eccezionali, a ritrovare attraverso un atto ultimo, un’originalità ed una singolarità che l’anemia generalizzata dei War Boys ha reso inesistente.

Tuttavia c’è da notare che la mitologia implicita del Walhalla è in realtà quella della società di consumo: abbondanza di Agua Cola, tavolo del Mcfeasting. Il Walhalla è, in ultima analisi, il ricordo della Coca-Cola e di Mc Donald. In altre parole, fabbricando la speranza artificiale del Walhalla, viene mantenuto vivo il desiderio delle stesse realtà che hanno condotto alla desolazione del mondo. Il Walhalla è infatti la speranza di un ritorno all’era capitalista pre-apocalittica, cioè il nostro mondo. Il desiderio di un Altro-Mondo verticale non è nient’altro che il desiderio di questo stesso deserto prorogato infinitamente.

Insomma, il desiderio di un Altro-Mondo verticale è un errore logico: funziona tramite un ragionamento circolare – per uscire dal deserto, desideriamo una versione abbellita del medesimo deserto.

b. L’impasse dell’Altro-Mondo orizzontale. Se l’impasse dell’Altro-Mondo verticale era in qualche modo, per noi, evidente, ciò che ora ci interessa in particolar modo, in quanto rivoluzionari, è la seconda impasse. L’impasse della fuga verso l’Altro-Mondo orizzontale, verso la Terra Verde.

Tutto comincia tramite un sentiero che si biforca. La fuga di Furiosa inizia con una rottura inattesa e ad angolo retto sulla via ufficiale della riproduzione del sistema delle tre città. La nuova linea è “linea di fuga”. Ma questa fuga, dato che consiste anch’essa in una ricerca di redenzione e di speranza della Terra Verde, appare ugualmente iscritta in una mitologia: quella dell’Esodo degli schiavi ebrei attraverso il Sinai con destinazione la Terra Promessa. Questa volta sono le donne che fuggono dal patriarca. Questa mitologia si fonda, però, anch’essa su un errore.

La Terra Verde - mad max
La Terra Verde

La speranza di raggiungere la Terra Verde è illusoria quanto lo è quella del Walhalla. Ma non per le stesse ragioni. La speranza orizzontale della Terra Verde è illusoria non perché la Terra Verde non esiste, bensì poiché essa è una speranza anacronistica. Ciò che dice Georges Miller, non è che la speranza di una Terra Verde è un errore logico, come quello del Walhalla, ciò che Georges Miller dice è che la speranza di una Terra Verde è un errore cronologico: è troppo tardi. Non che la terra promessa (la Terra Verde) non esista, il fatto è che è stata assorbita dalla crescita ineluttabile del deserto. L’errore della speranza anacronistica è dunque di pensare basandosi sulla nostalgia di un altro-mondo scomparso, il mondo dell’infanzia di Furiosa.

Our way home - mad max
« This is your way home »

Se ne trae questa lezione politica, indirizzata magari ai sogni di fuga autonoma al di fuori del sistema capitalista: sperate di sfuggire al Capitalismo raggiungendo le Terre autonome, ma queste Terre autonome sono esse stesse minacciate dalle circolazioni del Capitale. Dimorarvi è votarsi alla futura cattura. Non ce ne si può veramente accontentare. La lezione è ecologica: non potrete più sfuggire la devastazione ecologica, in quanto ovunque andrete, le ricadute nefaste del Capitale si faranno sempre sentire.

Siamo perciò in presenza di un doppio blocco. Doppio blocco che riposa su un doppio errore: errore logico, errore cronologico. Questi due errori sono in realtà fondati su un solo e unico errore fondamentale – la speranza. È ciò che diceva Max: «hope is a mistake» , ed è anche ciò che illustra la scena poco prima della decisione di ritornare in linea retta alla Cittadella. Max espone l’alternativa a Furiosa:

«[to Furiosa] Look, it’ll be a hard day. But I guarantee you that a hundred and sixty days’ ride that way… there’s nothing but salt. [points back] At least that way, we might be able to… together… come across some kind of redemption.» (ascolta, sarà dura. Ma ti garantisco che a centosessantasei giorni di corsa in questa direzione… non c’è altro che sale. Almeno in questa direzione, potremo forse… insieme… incontrare qualche tipo di redenzione).

«…that way, we might be able to… together… come across some kind of redemption.»

Entrare nella logica della speranza significa gettarsi a testa bassa in un deserto di sale, perseguire a caso la ricerca di una redenzione fuori-dal-deserto vuol dire dirigersi indefinitamente verso la morte. Mentre la logica di Max, che non consiste nella logica della speranza, ma nella logica della riparazione, implica non più il fuggire verso l’Altro-Mondo, bensì il ritornare al punto di origine, ritornare indietro, non nel Tempo, ma nello Spazio, per riparare ciò che è stato rotto.

3. LO STRATAGEMMA DELLA RIVOLTA LINEARE

Ciò che ci interessa, ora, è comprendere il funzionamento della logica della riparazione. Infatti il film di Georges Miller, sebbene rifiuti la speranza, non ci lascia privi di risorse. Ci propone piuttosto uno stratagemma: una tecnica astratta di lotta, quella delle rivolte lineari.

La rivolta lineare - mad max
La rivolta lineare

La rivolta lineare, in questo senso, non consiste nel fuggire verso un obiettivo, la fuga non ha la sua fine nello spazio e non mira al riposo o al fermarsi in un altro mondo. Al contrario, lo stratagemma ha tre funzioni essenziali finalizzate a preparare il ritorno: 1. Eliminare la speranza; 2. trovare delle armi e formare delle alleanze; 3. esaurire le forze dell’avversario.

«è possibile che io fugga, ma nel corso della mia fuga cerco un’arma» George Jackson, citato da Deleuze

1. Una volta eliminata la speranza, la «Terra Verde» ci viene rivelata per ciò che è. Non è l’intensità estrema della fuga, ma il luogo stesso della partenza. Non si trova al punto di arrivo, bensì al punto di origine. La Terra Verde è la Cittadella. Eliminare la speranza vuol dire attuare una conversione dello sguardo nella percezione del deserto: la Cittadella, il punto di origine, è in effetti questa stessa Terra Verde, esistente in atto, nei suoi vegetali e nelle sue riserve d’acqua, ma solo in potenza per ciò che avrebbe da offrire di comune. Solamente in potenza, poiché allo stato attuale essa è catturata, accaparrata e sfruttata dalla Macchina da Guerra combinata con l’Apparato di Cattura. La prima funzione della rivolta lineare non è dunque di fuggire dalla Cittadella, ma di scoprirne i segreti: la Cittadella, in quanto struttura teologica-politica, trattiene e impedisce alla Terra Verde di svilupparsi. Il capitalismo non è un luogo altro di fianco al Comunismo, il Capitalismo trattiene e impedisce l’avvento del Comunismo sul quale si fonda. Formulato in altri termini dagli autori della rivista Tiqqun: «il Tiqqun è sempre già qui, è semplicemente questo il disegno segreto della frenesia generale dei nostri contemporanei che ne differiscono indefinitamente la manifestazione».

Eliminare la speranza - mad max
Eliminare la speranza

2. La fuga cambia il punto di vista sulla Cittadella, la Cittadella deve oramai essere conquistata. Ma la fuga è anche ciò attraverso cui le alleanze e le amicizie si sono rafforzate. L’amicizia di Nux con le giovani donne, l’amicizia di Max e Furiosa, l’alleanza tra Furiosa e le Many Mothers. La seconda funzione dello stratagemma di fuga-ritorno è dunque il rafforzamento delle relazioni, la produzione di un legame affettivo che sconfigge l’azione reificante del deserto. Questa funzione passa in particolar modo attraverso i nomi: Nux confida alla giovane dai capelli rossi il nome dei suoi due tumori, Larry e Barry. Max, durante il momento più intensamente drammatico esclama: «Max, my name is Max» (Max, il mio nome è Max).

Il vero Altro-Mondo, come scrive il Comitato Invisibile in Ai nostri amici, «non è un’entità a cui puntare: è una qualità del legame e una maniera di essere nel mondo».

È, peraltro, proprio a questo punto che la logica della riparazione prende tutto il suo senso: l’intera fuga è marcata da una serie di soste che servono alla riparazione del Rig petrolifero, questa riparazione in comune è il luogo stesso della riparazione degli affetti e della formazione delle amicizie. Riparare la macchina significa riparare l’affetto e il vivente. La logica della riparazione culmina con la riparazione di Furiosa: soffoca, il suo polmone si atrofizza, Max buca il polmone opposto, l’aria ritorna tramite suzione. I gesti di Max sono più vicini a quelli di un meccanico che a quelli di un medico. Ed è questa, anche, la riparazione del vivente.

Intensificare le alleanze e le amicizie - mad max
Intensificare le alleanze e le amicizie

3. Da un punto di vista logico, il film di Georges Miller rifiuta l’idea hegeliana o marxista di una dialettica: Deserto/Lotta contro il deserto/Terra verde; stato capitalista/Negazione proletaria/Superamento comunista. Da un punto di vista geometrico, il movimento dialettico è un triangolo, che ruota sulle sue tre punte. La rivolta lineare non ha che due punti, uno di fuga e uno di origine: ha solo una geometria lineare e, in questo senso, non potrebbe disegnare figure chiuse. Poincaré definisce la linea retta come una figura immobile intorno alla quale tutti i punti esterni a questa figura sono in movimento:

Il peut arriver que le mouvement d’une gure invariable soit tel que tous les points d’une ligne appartenant à cette gure restent immobiles pendant que tous les points situés en dehors de cette ligne se meuvent. Une pareille ligne s’appellera ligne droite.
(Può accadere che il movimento di una figura invariabile sia tale per cui tutti i punti di una linea appartenenti a questa figura restino immobili mentre tutti i punti situati al di fuori di questa linea si muovono. Una linea siffatta si chiamerà linea retta).
Henri Poincaré, 1891

Lo stratagemma della rivolta lineare ha proprio quest’obiettivo: la fuga di Furiosa e di Max non è destinata ad arrivare da qualche parte, è destinata a mobilitare le forze delle tre città nemiche, a trasformare il movimento in riposo e il riposo in mobilità. La linea di fuga nomade mette in movimento la punteggiatura sedentaria dei WarLords: nel vocabolario deleuziano, strappare la Macchina da Guerra all’Apparato di Cattura.

Ciò che George Miller ci propone è perciò un ritorno al punto di origine in seguito ad una lunga deviazione attraverso la falsa speranza di un Altro-Mondo.

Ma rimane un problema. Non sappiamo cosa succede quando Furiosa torna alla Cittadella. Non sappiamo se si preannuncia un periodo di comunismo o di matriarcato. Ciò che, sfortunatamente, appare vuota, in questo film, così come in molti altri che hanno come oggetto la rivolta, è l’idea di legittimità. Infatti il ritorno di Furiosa può esser letto anche come il ritorno della regalità legittima, del matriarcato legittimo contro il patriarcato illegittimo. In altre parole, ciò che delude, alla fine del film, è questo impegnarsi nella sfera della legittimità. Sembrerebbe che la fine del film preannunci molto più un nuovo governo e un nuovo regno, quello di Furiosa, che la riparazione e la redenzione, reclamate fin dall’inizio del film. Non è necessario che vada in questo modo, è semplicemente un rischio. Il film non ci dice nulla in merito a ciò che segue alla vittoria. Ma ci si ricorda bene che in Mad Max III, il capo di Bartertown è Aunty Entity – una donna – fatto che non cambia affatto la desolazione della società di Thunderdome.

Il problema della legittimità - mad max
Il problema della legittimità

Voglio concludere a questo punto: può essere che la «rivolta lineare», lo stratagemma proposto da George Miller, abbia anche un’altra dimensione oltre quella della legittimità, una dimensione che non si compie solo con la vittoria e il ritorno alla Cittadella. La dimensione della fuga eterna. Questa dimensione è Max che la incarna.

Max ha la particolarità di considerarsi come l’ultimo vivente in un mondo di esseri che non sono né morti, né vivi. All’inizio del film, Max dice «[Narrating] I tell myself they cannot touch me. They are long dead. I am the one who runs from both the living and the dead». (Mi dico che non possono toccarmi. Sono morti da molto tempo. Sono colui che fugge sia dai vivi che dai morti). A differenza di Furiosa, Max è già in fuga, è in fuga fin dal primo film di Mad Max. Max non crede alla vittoria sulla Cittadella. Max non crede al riposo. Non crede alla fine della lotta. Non appena la Cittadella è sconfitta, non si riposa, non sale verso le verdi pianure, si addentra, anonimo, nella folla, scompare.
Poiché la mentalità di Max è concentrata in una sola parola, una sola parola gridata mentre la macchina di Nux si inoltra nella tempesta di sabbia. E questa parola è:

CONFACIMUS!

Tradotto con “Fuckit”, “vaffanculo” o “me ne sbatto!”

CONFACIMUS viene dal latino, è la prima parte dell’espressione latina CONFACIMUS NAVEGAMUS, che significa: freghiamocene, navighiamo. Un altro Max, filosofo del XVII secolo, scriveva anch’egli, in merito alla sua famosa scommessa: «Sì, ma scommettere bisogna: non è una cosa che dipenda dal vostro volere, ci siete impegnato».

Confacimus - mad max
Max : Confacimus o la fuga eterna

Siamo impegnati, poco importa la tempesta, poco importa il nemico, bisogna navigare, poiché non abbiamo scelta, il solo modo di restare se stessi non è vincere, è fuggire il potere, far fuggire il potere e riparare il mondo – dovunque il deserto abbia lasciato il segno.
Scommettere non significa sperare, vuol dire fare una scelta senza condizioni. Giurare fedeltà, in qualche sorta. Scommettere, ma scommettere su cosa? Sulla redenzione. Sulla riparazione. Sul tiqqun oma. Poiché solo una simile scommessa eleva la visione.
Come amava dire l’amico Driber Limberg citando i Veda: «i dadi non si inginocchiano davanti alla collera del potente. Anche il re gli rende omaggio». [Rg Veda, X, 34]

Messico, il 30/11/2016