G7, l’ordine regna nei Paesi Baschi : “Polizia ovunque, contro-summit da nessuna parte”?

Dei gentili lettori, che ringraziamo, ci hanno inviato la traduzione di un’interessante analisi a caldo sul G7 di Biarritz fatta da alcuni compagni francesi, preceduta da una loro breve postilla introduttiva. È un primo documento importante, a nostro avviso, da far circolare per comprendere come ormai possa accadere che “la ‘riuscita’ del controsummit fa parte del summit”, come si dice in uno dei due articoli usciti successivamante su Lundi Matin (qui e qui) . Abbiamo pensato di non arricchire il testo con delle immagini, perché in effetti non c’è nulla da illustrare che non sia il nulla che la sinistra (dalle associazioni “altermondialiste” come Attac o Bizi e quella indipendentista basca) ha dispiegato in quei giorni .

Questo testo è comparso sulla pagina facebook Nantes Révoltée, che dal 2012 racconta e prende parte alle lotte a Nantes e in Francia. La necessità di tradurlo deriva dalla volontà di far emergere un racconto e un’analisi del contro-summit di Biarritz che in Italia è completamente mancata. Al suo posto, una narrazione che nei casi migliori si è limitata alla pura cronaca della repressione, mentre nei casi peggiori ha proposto analisi vittoriose e auto-glorificanti. Ci è sembrato pertanto opportuno dare maggiore diffusione a una lettura che apra spazi di riflessione e immaginazione, perché si faccia di un contro-summit catastrofico un’occasione per mettersi in discussione nel profondo, per superarsi, per dare una cesura alla riproduzione di dinamiche di vittimizzazione o autoaffermazione sterili. Al di là della catastrofe esiste un mondo di possibilità, basta solo il coraggio di volerle esplorare.

Domenica 25 agosto, nelle strade deserte dei Paesi Baschi. In un paesaggio di morte, un piccolo corteo attraversa la città di Hendaye diretto al centre de retention[1], trasformato per l’occasione in un gigantesco carcere, dove rinchiudere in garde à vue[2] gli oppositori al G7. Il corteo è circondato, addirittura soffocato, da centinaia e centinaia di poliziotti di tutti i corpi e i reparti immaginabili. Ci sono anche due elicotteri e un drone che sorvolano le poche decine di persone che improvvisano questa marcia, per chiedere la liberazione dei manifestanti arrestati il giorno prima. In precedenza, tutte le persone uscite dal campeggio del contro-summit per partecipare alla marcia sono state controllate e perquisite minuziosamente. Una partecipante, l’aria triste, sospira: “è il peggior contro-summit della storia”.

Ritorniamo su queste ultime giornate nei dintorni di Biarritz:

– Stato di polizia. Il dispositivo repressivo è, come annunciato da giorni nei media, assolutamente delirante, mancano le parole per descriverlo. D’altronde, la Francia è già da anni un laboratorio per il mantenimento dell’ordine. Ci sono state le manifestazioni vietate. Le decine di mutilati. I morti. C’è stato l’ultimo 1° Maggio, impedito da un diluvio di gas, e ci sono state le cariche contro i sindacalisti. Mai successo prima. Ci sono stati il carcere e l’antiterrorismo contro gli oppositori. Le decine di migliaia di munizioni tirate. Tutto questo l’avevamo già visto. Ma il G7 di Biarritz supera ogni aspettativa. 20mila poliziotti. Centinaia di voltigeurs[3]: poliziotti in moto, che danno letteralmente la caccia agli oppositori. 5, 6, 10 controlli semplicemente per arrivare in fondo a una strada. I giornalisti fermati e a volte messi in garde à vue. Il materiale confiscato. I manifestanti in cella per un paio di occhiali da piscina o per un foulard. Gli osservatori della LDH (Ligue des droits de l’homme) o di Amnesty International arrestati. Tre giovani tedeschi imprigionati perché schedati come “militanti”. Gli avvocati minacciati. Gli elicotteri, i droni, le spie…

I precedenti summit – Amburgo, Genova, Seattle…- erano ovviamente già dimostrazioni di pubblica sicurezza. Ma era ancora possibile manifestare nelle città in questione, o nelle immediate vicinanze. Nella Francia del 2019 è letteralmente impensabile. Tutta una regione è tenuta sotto una campana di vetro. Il nostro paese è arrivato ai confini di ciò che un regime “democratico” può dispiegare in termini di stato di polizia. Quale sarà il seguito?

– Città spettrali. Fino ad ora, i potenti si accontentavano di bloccare gli accessi ad alcuni quartieri di una grande città per riunirsi. Questo G7 in Francia va oltre: Macron privatizza non una, non due, ma ben tre città. Biarritz, Bayonne, Anglet sono completamente militarizzate. In tre città le libertà fondamentali sono sospese. I dintorni sono quasi altrettanto presidiati. Il paesaggio è post-apocalittico. Le strade sono deserte, i quartieri spettrali sono popolati solo da uniformi di diverso tipo. E, a volte, da alcuni oppositori impauriti. Quasi sorpresi di essere lì, si scambiano sguardi, alla ricerca di un punto in cui radunarsi. I negozi sono chiusi. Le vetrine ricoperte di pannelli in legno e griglie metalliche.

Un’atmosfera di disastro si stende per chilometri. Qualcosa che non si era mai visto.

– Mobilitazioni. Giovedì e venerdì, al campeggio anti-G7 si improvvisano delle iniziative. Una marcia femminista. Un corteo che ha portato in giro una struttura in legno. Una manifestazione selvaggia, che è violentemente repressa. Il campeggio è attaccato e gasato, ma la polizia viene respinta. C’è vita, anche se le condizioni sono dure. Il momento forte del weekend doveva essere la manifestazione a Hendaye, il sabato mattina. 15 000 persone camminano in una zona quasi deserta, a decine di chilometri da dove si riuniscono i potenti. L’atmosfera assomiglia vagamente a quella dei contro-summit altermondialisti degli anni 2000, alle kermesse di vent’anni fa. Salvo il numero di partecipanti, 10 volte inferiore. La sfilata si interrompe presto. Un paio di discorsi ed è finita. Alcune persone, a volte venute da lontano, sono sorprese, deluse. Certi decidono di manifestare a Bayonne nel pomeriggio. Qualche centinaio di manifestanti vi si avventura, in un’atmosfera di terrore. Molti sono stati controllati, perquisiti, spogliati, a volte arrestati. Formare un piccolo corteo sembra un’impresa miracolosa. I gas non tardano ad arrivare. Le granate esplosive fanno sobbalzare la folla, nessuno ha la benché minima protezione. Ci sarà qualche momento di tensione, in mezzo a una grande nasse[4] e ai giornalisti. Sarà possibile uscire dalla nasse solo diverse ore dopo, dopo lunghe e numerose perquisizioni.

– Impotenza. Di fronte a questo stato di assedio, questa violenza bruta, alle libertà così apertamente calpestate, qual è la reazione degli organizzatori del “contro-vertice”? L’ annullamento delle azioni previste per domenica! Il sabato sera esce un comunicato, in cui ci si felicita per il “successo” della mobilitazione, e si annuncia la “sospensione” degli appuntamenti successivi. Precedentemente, gli “organizzatori” avevano disposto un servizio d’ordine per proteggere le banche, i poliziotti e il commissariato. La “piattaforma” ha preferito difendere le vetrine piuttosto che le libertà fondamentali. Il pianeta brucia, gli stati si militarizzano, il disastro è ovunque. Ma le modalità di azione altermondialiste non sono mai state così ridicole, inoffensive, risibili. Così inadeguate rispetto alla situazione. Nonostante tutto, alcuni ritratti di Macron, tolti dai muri dei municipi, saranno esibiti davanti a decine di giornalisti la domenica mattina.

Molti non capiscono. Il “consenso non violento” sostenuto dagli organizzatori alla fine non è stato né consensuale, né tantomeno “non violento” perché ha lasciato libero corso alla violenza dello Stato senza reagire. Organizzando una sfilata perfettamente inoffensiva, concordata con le autorità a diverse decine di chilometri dal summit, non reagendo all’ingiustificabile attacco della polizia al campeggio anti-G7, annullando le azioni previste, la “piattaforma anti-G7” ha assicurato una parte del mantenimento dell’ordine. La cosa più grave? Di fronte alle ripetute capitolazioni, il governo può congratularsi con se stesso, può rivendicare che il suo dispositivo abbia funzionato e che possa essere riutilizzato per stroncare altre contestazioni. Questi tradimenti non hanno solo organizzato l’impotenza, ma avranno anche legittimato anche la repressione.

– Immaginazione. Cosa è mancato? Senza dubbio l’immaginazione. Buttarsi nelle trappole tese dalle autorità ha ancora un senso tenuto conto della forza della repressione? I contro-summit, soprattutto quando non hanno l’ambizione di disturbare i potenti, che senso hanno? Il trionfo della forza bruta in occasione di questo G7 non deve scoraggiare, ma piuttosto indurci a reinventare altre forme di lotta.

Le strutture classiche non hanno più immaginazione da molto tempo, ma i Gilets Jaunes hanno dimostrato che l’intelligenza collettiva può cambiare tutto.
Dobbiamo essere creativi, inafferrabili, reattivi, gioiosi, furbi. Essere dove nessuno ci aspetta!

[1]Centre de rétention administrative (CRA): prigioni in cui vengono rinchiusi gli stranieri ai quali l’amministrazione non riconosce il diritto di soggiornare sul territorio francese e che ha deciso di espellere.

[2]Garde à vue: fermo di polizia, nel caso si sia sospettati di aver commesso un reato, che non può oltrepassare le 24 ore, ma può essere prolungato di 24, e arrivare a 96, in materia di traffico di droga, grande criminalità organizzata e terrorismo, durante la quale si ha il diritto di rimanere in silenzio, di consultare un medico, di essere assistiti da un interprete, di avvertire un prossimo e di essere assistiti da un avvocato.

[3]I voltigeurs (PVM, Peloton de voltigeurs motoportés) sono una brigata motorizzata della prefettura di Parigi, creata nel 1969 per iniziativa del prefetto di polizia dell’epoca, Raymond Marcellin, in seguito alle manifestazioni del maggio 68, per inseguire e disperdere le “code” di manifestazione nelle vie piccole e strette. Due poliziotti su una moto, il primo che conduce e il secondo dietro di lui, armato di manganello. La brigata dei voltigeurs è stata dissolta dopo che dei voltigeurs hanno ucciso Malik Oussekine, durante un periodo di contestazioni studentesche contro il progetto di riforma universitaria Devaquet nel 1986, ma il loro modo d’azione è stato resuscitato d’urgenza nel marzo 2019, dal nuovo prefetto di Parigi, Didier Lallement (dopo il siluramento di Michel Delpuech, dopo il grande disastro, per il mantenimento dell’ordine francese, che è stato il 16 marzo 2019), per cercare di arginare i Gilets Jaunes, con la creazione delle BRAV-M (Brigades de répression de l’action violente motorisées).

[4]Nasse: tecnica di mantenimento dell’ordine durante le manifestazioni, prevede che dei cordoni di forze dell’ordine accerchino un gruppo di manifestanti, o l’intera manifestazione. Le nasse possono essere statiche o mobili (quando i cordoni che accerchiano la folla, la obbligano a dirigersi in una certa direzione). Possono durare ore e le persone che si trovano all’interno del cordone non possono andarsene.