Printemps

di Julien Boudart

ا.

Vi sono dei piaceri che accarezzano il ventre ma che assomigliano ai canti funesti delle sirene, e altri la cui gioia è senza rimorso.

Esiste una fine conoscenza degli effetti digestivi che non ha nulla a che vedere con la dietetica.

ب.

Il più semplice diletto può essere un tempio per lo spirito.

Nulla lo obbliga a essere la sua confutazione.

Alla forma castrata degli austeri che temono nell’estasi la sua perdizione, risponde naturalmente il bisogno panico di congedare lo spirito come un guastafeste quando avviene, infine, di trovare l’estasi o il riposo.

Piacere del vomito, serietà del dopo-sbornia.

ت.

Torniamo all’inizio.

La musica, gli spettacoli, hanno una funzione. Non c’è niente da guadagnare nel rivendicare l’inutilità delle arti, se non l’insignificanza.

Essi hanno una funzione, che è quella di produrre il mondo.

ث.

La vita è sogno.

Il mondo è un teatro.

L’ordine del mondo è musicale.

– Sono dei luoghi comuni.

Ma i luoghi comuni esigono ancora di essere compresi.

Se li si fa girare sulle proprie dita come dei prismi, allora il senso appare.

Sì, la vita è uno spettacolo che non ha bisogno di spettatori.

Sì, è «come il velo di un’altra vita, come il sogno di un dio».

Sì, la sorda esistenza del fondo della vita come un rumore, lieve e tuttavia inesorabile.

ج.

In certi momenti è necessario che suoni una certa musica perché il mondo possa toccare la sua sorgente. Senza musica adeguata, la figura del mondo impallidisce.

ح.

Non esiste il pubblico. Il concerto, lo spettacolo, qualsiasi cerimoniale, non si rivolgono a un soggetto o a un recettore preesistente; questo soggetto, precisamente, hanno il compito di produrlo.

خ.

Comporre della musica non significa disporre dei suoni; vuol dire disporre l’ascolto – così come il problema del dramma non è tanto quello di presentare delle immagini ma produrre una veggenza.

La musica, intesa in senso largo, è l’azione sulle disposizioni.

د.

Le disposizioni giudicano la musica.

ذ.

Per la sua virtù di rinnovamento, la musica dispone l’orecchio e lo spirito ad ascoltare la musica del mondo. Essa ha il potere di rendere gli uomini più presenti al mondo e a loro stessi e, fatalmente, quello inverso di spettralizzarli.

ر.

La musica si è sempre riunita attorno ai sovrani, come le farfalle della notte attorno alle lanterne. Non c’è niente di congiunturale in questo. Parlare di recuperazione sarebbe ridicolo.

Non c’è nessuna forma di potere che non intrattenga un rapporto stretto con il potere di disporre.

Da quando esistono gli Stati la musica è un affare di Stato, perché nella musica vi è qualcosa che è dell’ordine del governo.

ز.

La parola-feticcio, la parola-scettro di «cultura» è allo stesso momento una proclamazione insolente di questa catena di conseguenze e la sua negazione.

Un vocabolo così sovranamente neutro si trova solo nell’arsenale degli imperi.

Ogni volta che si parla di «cultura» si restaura un certo quadro rituale nel quale la questione delle disposizioni è già stata regolata a beneficio dell’ordine regnante.

Una parola è solo una parola. Detenere il potere vuol dire: rendere efficace il linguaggio.

س.

Così come le parole, le procedure tecniche sono solamente delle procedure tecniche; e la pianificazione non è mai una semplice pianificazione.

L’ostilità del mondo è innanzitutto ostilità dei suoi dispositivi. È un’ostilità tecnica e metafisica, inseparabilmente.

Una questione di regia generale, insomma.

ش.

È irrilevante opporre a tutta questa ingegneria efficace la dignità di un’impotenza o la purezza dell’intenzione. A magia, magia e mezza.

L’affinamento sistematico, la reinvenzione perpetua dei cerimoniali legati alla musica non è una vana ricerca.

Laddove regnano i dispositivi, solo un sapere musicale è un sapere che salva.

ص.

Fanno parte di un sapere propriamente musicale: il senso del conveniente, l’arte della disposizione, la chimica delle atmosfere, la scienza delle mutazioni, l’organizzazione del possibile e la messa a fuoco di questa organizzazione, il radicamento nella necessità, la padronanza delle gerarchie accidentali, l’arte di trasformare la forma in materia e la materia in forma, l’esperienza concreta della tensione che fa sussistere le cose nel loro essere, un certo tipo di fisica elementare.

Non è così raro il sapere pratico di queste cose. È, per così dire, il saper fare proprio alla corporazione musicale, in ogni tempo e in ogni luogo. La questione è: essa cospira per che cosa?

ض

Il maledetto deserto bianco è durato fin troppo.

Bisogna lavorare al disgelo.

Guai a chi porta il deserto.