UP AGAINST THE WALL MOTHERFUCKERS! Conversazione con Ben Morea – II

di Vittorio Biancardi

Hell’s Kitchen, New York, Luglio 2018

Prendendo spunto dall’intervista pubblicata da Mattia Pellegrini nel numero di Maggio di quest’anno, abbiamo chiesto a Ben Morea, figura di punta del gruppo sovversivo « Up Against The Wall, Motherfuckers ! » e uno dei fondatori della rivista Black Mask, di parlarci ancora della sua storia, con uno sguardo particolare rivolto al rapporto che il gruppo intratteneva con le sostanze psichedeliche e i principali rappresentanti dell’epoca della controcultura. Allen Ginsberg, Timothy Leary, Valerie Solanas, i Diggers, i Weathermen, Jerry Rubin, e ancora Fernanda Pivano, Ken Kesey, Andy Warhol, i Jefferson Airplanes. La storia di tutti questi miti si intreccia con quella di Morea, rimasto una figura tuttora attiva nel panorama del movimento autonomo newyorkese.

L’incontro é stato possibile grazie a Matt Peterson, il quale appare nell’intervista. Insieme ad un gruppo di compagni e compagne, Matt anima il centro sociale Woodbine e il caffé-libreria Topos, nel sobborgo di Ridgewood, nel Queens. Dopo aver letto l’intervista si capisce il perché la storia dell’autonomia newyorkese é, in un certo senso, la storia di tutti e tutte noi.

Buona lettura, dunque !

Sfogliando un libro che parla della storia del gruppo Up Against the wall, Mothefuckers!

Ben : dopo solo tre settimane erano terminati. Non ne hanno piu’ fatto una ristampa. Tutti cercano questo libro. Oggi lo puoi comprare online per 3000 dollari. E ogni numero della rivista [« Black Mask », ndr.] é venduto a 300-600 dollari. Le pagine sono zeppe di poster magnifici. Prodotti tutti nel giro di tre anni, dal 1966 al 1968-69.

V : qualche anno prima dello scoppio del movimento in Europa, dunque. A una prima occhiata, il libro mi ricorda « Re Nudo » e ad altre riviste italiane degli anni ’70. Siete stati quindi, in un certo senso, dei precursori. Usavate la LSD per produrre tutta questa roba ?

B : in realtà, prendevamo della LSD tutto il tempo. Ma non mentre lavoravamo sulla rivista. Non usavamo micro-dosi per lavorare sulla grafica o sugli articoli, se é questo che vuoi sapere. Prendevamo della psilocibina, della mescalina, ma soprattutto della LSD. Le droghe psichedeliche erano parte integrante della nostra vita.

V : queste immagini sono chiaramente psichedeliche…il vostro é uno dei rari esempi di gruppi d’avant-garde rivoluzionaria nati all’epoca, negli anni ’60, vero ?

B : Eravamo gli unici a concepire la LSD come parte di un modo di vivere, ed a utilizzarlo a fini rivoluzionari.

V : e cosa mi dici dei Weathermen ?

B : loro sono arrivati dopo, eravamo amici. Prima di diventare i Weathermen, passavano molto tempo con noi. Questo é il motivo per cui hanno preso cosi tanto dal nostro modo di fare. Erano, in origine, degli attivisti della SDS [Students for a Democratic Society, ndr] e noi facevamo parte della storia della SDS, sezione di New York. Venivano spesso a farci visita, é anche per questo che hanno sviluppato una forma di militanza cosi particolare.

V : Lo stile grafico di certi manifesti é davvero simile, in effetti.

B : Certo, vivevano con noi. Poi si sono avvicinati al marxismo-leninismo : é per questo che abbiamo sviluppato delle visioni diverse. Ma siamo sempre stati amici.

V : E dunque avete cominciato a prendere LSD insieme.

B : Si. Ma non ne consumavano in grande quantità ; la loro vita era principalmente quella degli studenti. Non vivevano come noi tutto il tempo..

V : Voi non eravate studenti ?

B : No, affatto. Eravamo piu del tipo gente di strada. Il nostro mestiere era fare la rivoluzione. Era tutto cio di cui ci occupavamo. Niente lavoro, niente studio, tutto cio che facevamo era fare i militanti. Un militantismo radicale. Davvero, permanente. Dal mattino alla sera, tutti i giorni. Davamo del cibo gratuito alla gente, avevamo un appartamento comune dove chiunque poteva restare senza dover pagare un affitto, avevamo dei vestiti, e tutto cio che facevamo era gratuito. Per questo ci potevamo permettere di prendere della LSD : perché tale era la nostra maniera di vivere. Non andavamo al lavoro, o a scuola. Vivevamo, ecco tutto. Rivoluzione e LSD. Ma le nostre vite non erano vite strutturate : scuola , lavoro…appartenevamo alla strada. Eravamo dei banditi, dei ladri. Era cosi che finanziavamo le nostre azioni.

V : rapine, furti in appartamento ?

B : esatto.

V : mi dicevi prima che voi vi consideravate diversi dall’Internazionale Situazionista francese.

B : Si, loro erano in buona parte degli intellettuali. Noi non lo eravamo, eravamo piuttosto per l’azione. E a loro questo non piaceva. Non abbracciavamo alcuna ideologia. La gran parte di noi si poteva definire anarchico, ma non obbligavamo nessuno a sposare i nostri stessi principi. Eravamo degli attivisti, dei rivoluzionari ; ma niente obbligava nessuno a difendere tale o tale idea. I situazionisti, erano nell’ortodossia piu totale, e tutti nel gruppo dovevano pensare la stessa cosa. Se pensavi in maniera diversa, ti accompagnavano alla porta. Ma tra di noi, si poteva pensare un po’ come si voleva, perché eravamo degli attivisti.

V : quali erano i vostri rapporti con la componente leninsta del movimento ?

B : con alcuni, appartenenti all’area dell’estrema sinistra, intrattenevamo delle relazioni piu amicali. Ma la maggior parte di loro, e in particolare gli stalinisti, erano nostri nemici.

V : e con i trotskisti ?

B : Non abbiamo mai fatto niente con loro, erano troppo dogmatici. Ma erano presenti, questo é certo. Vi erano anche degli stalinisti, dei maoisti, dei Marxisti-leninisti. Piu i loro gruppi erano strutturati, piu cresceva la nostra inimicizia nei loro confronti. Ne apprezzavamo talune pensatrici, come Rosa Luxembourg o Alexandra Kollontai. Loro erano piu vicine agli anarchici, anche se sulla carta risultano marxiste.

V : qual era la vostra posizione riguardo al femminismo ?

B : Lo appoggiavamo. Ma non facevamo parte del movimento femminista ufficiale. Valérie Solanas era un’amica, ci conoscevamo personalmente. É l’autrice dello SCUM Manifesto ; eravamo amici davvero, abbiamo anche abitato insieme. É lei che sparo’ a Andy Warhol ; e, quando lo fece, mi sentii di prendere pubblicamente le sue difese. Fui il solo.

V : Lei quindi viveva insieme a voi ?

B : andava e veniva. Non tutti i giorni, ovviamente ; ma sapeva che avrebbe potuto passare quando voleva, era la benvenuta a casa mia. Eravamo amici ! Insomma, lei arrivava, stava per qualche giorno e poi scompariva di nuovo. Discutevamo spesso, ricordo un giorno in cui le dissi : « Hey, Valerie, ho capito che il tuo piano é di evirare gli uomini e poi farli a pezzetti. Ma io sono un uomo ! Eppure, siamo qui a discutere insieme. » Lei rispose (con un’espressione dipinta sul viso del tipo « non ci avevo mai pensato »), ecco lei rispose : « Ti prometto che ti uccideremo per ultimo ». Sarei stato quindi l’ultimo uomo sulla terra ! E fui l’unico a prendere le sue difese pubblicamente quand lei sparo’ ad Andy.

V: hai mai avuto occasione di incontrare Warhol ?

B: Si, l’ho conosciuto. Un cretino.

V: Lo conoscevi personalmente ?

B: Si, un po’. Ma vedi, era un leccaculo, capisci ? Insopportabile. Un cretino.

V: perché ?

B: per diverse ragioni. La prima, é perché faceva arte per la gente ricca. E puoi capire che solo questo lo rende ignobile. Vedi, é stato lui che ha trasformato l’arte in un prodotto. Prima di lui, l’arte non era considerata un prodotto, ma era solo vita. Ma lui, insieme alla sua banda di pop-artisti, hanno reso l’arte qualche cosa da vendere. Lo detesto, era un nemico per me. E un bel giorno lei le ha sparato, BAM !, gli ha bucato lo stomaco. Quasi ci rimaneva.

V: Abbiamo parlato ieri del rapporto tra la contro-cultura e il movimento politico, e della tensione che alberga tra queste due « correnti » del processo rivoluzionario. Viviamo in un’epoca in cui il legame sottile che univa queste due dimensioni é stato rotto. Allo stesso tempo, si rende necessario ri-articolarle in una sorta di nuova forma-di-vita. In questa ricerca continua d’armonia e di equilibrio, che ruolo possono giocare le sostanze psichedeliche oggi, e che ruolo giocarono all’epoca ? Cosa é cambiato, e cosa possiamo cambiare noi oggi ?

B: Le sostanze psichedeliche rappresentano, in un certo senso, quel legame di cui parli. Detto altrimenti, quando il tuo spirito si sintonizza su una certa lunghezza d’onda, diventa capace di gesti di condivisione piu ampi, ed é in quel momento che l’artista prende coscienza del quadro d’insieme e, di conseguenza, é capace di afferrare il senso del quadro politico con piu lucidità. Di piu : in quel momento, tutto diventa comune, non ci si focalizza solo sull’arte o sulla politica. La vita stessa é rimessa al centro della nostra attenzione ; dunque, la LSD é uno dei modi per indirizzare la nostra coscienza verso la vita, in quanto esseri umani.

Insomma, si, in qualcosa puo’ aiutare…

V: Ne hai fatto l’esperienza negli anni passati ?

B: Si, negli anni ’60.

V: é cambiato qualcosa da allora ?

B: Si, molte cose sono cambiate. Il mondo dell’arte é diventato un mondo di pura merce. E il mondo della politica é diventato piu inflessibile, meno « intellettuale ». Io ho disertato questi due mondi, sono fuggito sulle montagne, e sono andato a vivere con gli indiani.

V: Quanti anni hai vissuto sulle montagne ?

B: 35 anni. Sono tornato in città solo dieci anni fa. C’era un posto ai tempi, a Beaver Street, nel quartiere della finanza. Una ragazza che faceva parte del collettivo mi chiamo’ e mi chiese : « avresti tempo per venire e raccontarci un po’ quello che é successo nei sixties ? » Le risposi di no, non avevo nessuna voglia di tornare. Ma dopo un paio di settimane ho cambiato idea. Mi sono detto che avrei potuto trasmettere le mie conoscenze, e che non ci sarebbe stato ancora molto tempo per farlo. Quindi, sono tornato, e Beaver Street é stato il primo posto dove sono andato. Sono stati i primi ad accogliermi e a darmi la parola. E’ cosi che ho incontrato M. e tutti gli altri ; tutti venivano a Beaver Street [il gruppo si chiamava « Gruppo 16 Beaver », ndr]

V: potresti dirci di piu su questo luogo ?

M: l’idea fu partorita da un gruppo di artisti che si interessavano di politica e di teoria critica. Era il 1999 o il 2000. Affittarono insieme, collettivamente, un loft nel quartiere di Wall Street. Era piu o meno simile a quello che oggi é Woodbine1. Ai tempi non ci viveva nessuno, vi si organizzavano mostre, cene, dibattiti, proprio di fianco a uno dei centri della finanza mondiale. Cio significa che nessuno abitava nemmeno nelle vicinanze. La gente ci veniva una volta a settimana o due, ma perché era Manhattan, era in pieno centro città. Vi era terreno fertile per persone appartenenti a cerchie diverse, dei filosofi, artisti, attivisti politici, scrittori. Non vi circolavano soldi, non aveva carattere commerciale ; in un certo senso, era indipendente, autonomo.

B: era luogo d’incontro di gente di diversa provenienza, con modi di pensare diversi. Vi passavano dei marxisti, degli anarchici..era un posto aperto.

V: quanto é durata l’esperienza di Beaver Street ?

M: é stato chiuso nel 2014, quindi piu o meno 14 anni.

B: ecco la storia del mio ritorno in società. Sono rimasto nell’anonimato per 35 anni.

V: sei sparito da un giorno all’altro, all’improvviso ?

B: Si. E per cinque anni ho vissuto in mezzo alla natura, a cavallo, da latitante. Sono sparito dalla circolazione per 5 anni, ho cambiato identità. Mi sono preso il mio tempo, capisci…35 anni sono passati prima che decidessi di tornare.

M: [indicando un’illustrazione sul libro] Questa é interessante. Parla di qualcosa che si chiama Action Committee for Immediate Defense (ACID, Comitato d’Azione per la Difesa di Prossimità).

B: Si, ACID. L’acido é parte della lotta.

M: ecco un’altra illustrazione. ACID is here for Defense, for Love, for Survival, for Struggle, for Life2.

V: quali erano i vostri rapporti con i collettivi della West Coast ?

B: eravamo amici con alcuni di loro, come ad esempio coi Diggers di San Francisco. Sai chi é Owsley 3? É stato uno dei piu grandi chimici produttori di LSD che sia mai esistito. Anzi, il migliore. Fu lui a regalarmi la mia prima dose di Orange Sunshine, appena sintetizzato. Mi disse : « Ecco Ben tieni, ho qualcosa di nuovo da darti ». L’ho preso prima di salire sull’aereo, l’aereo é decollato, e io con lui. Una dose intera, eh, non una microdose. L’ho preso e me ne stavo li sull’aereo – a VOLARE.

V : non prendevi mai delle micro-dosi, quindi ?

B: No, mai. Dose piena, sempre.

V: ieri evocasti il nome di Fernanda Pivano, che era ben nota nell’ambiente beat dell’epoca e che conosceva la banda del San Francisco Oracle. L’hai mai incontrata ?

B: Si, é venuta a trovarmi qui a New York, siamo diventati amici. Allen Ginsberg le aveva parlato di me. Ero nel mio atelier, e sento qualcuno che bussa alla porta. Aprii la porta, e davanti a me vidi una donna, non troppo alta, dall’aspetto mediterraneo, che mi parlava in inglese. Mi chiese : « Sei tu Ben Morea ? » le risposi di si, e lei : « é stato Allen Ginsberg a consigliarmi di venirvi a trovare. Voi siete la nuova generazione. Dovevo per forza incontrarvi. » E fu cosi che diventammo amici. Era il 1965.

V: quindi deduco che hai conosciuto anche Ginsberg.

B: eravamo amici di lunga data. Amici intimi. Certo, non condividevamo le stesse opinioni : lui era un pacifista, un non-violento. Io un anarchico, assai violento. Ambedue eravamo coscienti delle nostre differenze, ma cio non ci impediva di coltivare la nostra amicizia. Un giorno eravamo insieme per una presentazione, davanti al pubblico, e lui comincia a pronunciare l’ « Om » della tradizione induista. Lui faceva « OOOMMMMMM » e io a quel punto risposi « AAARMMM », insomma lui salmodiava il suo « OOOMMM » mentre io rispondevo « AAARMMM ». Era molto divertente. Aveva un bel senso dell’umorismo. Era un tipo davvero geniale, eravamo molto amici. Sapeva che ero un tipo violento, ma amava la mia energia.

V: esiste un testo da qualche parte che riassuma le tue posizioni riguardo la violenza politica ?

B: si in questo qui [indica un testo col dito]. Conosci i Jefferson Airplane ? Presero ispirazione da questo testo per scrivere una loro canzone, intitolata « We’re Outlaws ». Fu la prima volta in cui la parola « motherfuckers » fu pronunciata davanti al pubblico della TV americana. Nessuno aveva ancora osato pronunciarla in TV. I Jefferson si stavano preparando per eseguire il pezzo live, e i responsabili della catena televisiva gli dissero « non pronunciate quella parola » ; loro dissero ok, ma alla fine la pronunciarono lo stesso. Fu la prima volta in cui l’espressione « motherfuckers » fu utilizzata in TV. […]

Lo vedi questo ? [indicando un testo con immagine annessa] Questo é il mio preferito. Ho composto questa poesia con un collage, e l’ho firmata con lo pseudonimo Henry, il nome dello scheletro dell’immagine precedente. [spiega, quindi, chi é Henry]

M: mi stai dicendo che non é mai esistito un Henry ?

B: no, era un nome in codice. Ad esempio, se volevamo comunicare via telefono, ci dicevamo « Henry sarà li alle 16 ». Tutti avevamo un nome in codice che usavamo per gli scambi telefonici, ognuno di noi segnava nella rubrica i numeri in modo diverso [ad esempio, scambiandone le cifre, ndr], ciascuno aveva il suo modo. Usavamo tanti di questi piccoli stratagemmi. Ciascuno di noi aveva una cassaforte con dentro una pistola e dei documenti falsi. Ognuno di noi sapeva dove stava la sua cassaforte, ma non dov’erano quelle degli altri. Eravamo davvero fuori di testa..[…]

V: [scorrendo le immagini del libro]

Lower east Side Defense. Un altro acronimo. La LSD era davvero importante per te…

B: certo ! É un mezzo per risintonizzare il cervello e le emozioni. La società tende a separare la ragione e i sentimenti. Abbiamo riconosciuto nella LSD un mezzo per ristabilire il legame tra i due. Di modificare l’essere umano, restituendolo alla sua interezza.

V: hai mai incontrato Timothy Leary ?

B: si, lo conoscevo. Abbiamo passato del tempo insieme nella casa di Herman Hesse, vicino a Lugano, nella Svizzera italiana. Io e mia moglie vi abbiamo passato una settimana. Ci ha invitati a stare da lui non appena ha saputo che eravamo in Europa. La prima volta che lo incontrai, eravamo negli States, a New York. Alcuni della nostra famiglia4 si recavano spesso a Millbrook, il vero centro della cultura psichedelica dell’epoca.

V: hai mai avuto occasione di andare a Millbrook ?

B: No, mai. Non mi capitava spesso di uscire dalla città, la vita di strada occupava tutto il mio tempo. A Millbrook non conducevano una vita militante. Alcuni del nostro gruppo , un tempo, vi avevano fatto parte. Alcuni erano nella SDS, altri nel gruppo di Murray Bookchin, prima di lasciare i loro rispettivi gruppi e sbarcare da noi. C’era gente che veniva un po’ dappertutto, penso ai Diggers. Loro avevano uno stile tutto californiano : a quella gente piaceva il nostro modo di fare.

V: qual era il vostro rapporto coi Diggers?

B: erano amici. Ricordo che passai una settimana con loro a San Francisco. Peter Coyote era un mio amico, come anche Peter Berg. I due Peter. Il secondo é morto ma il primo é ancora in vita. Ricordo che ci incontrammo e parlammo circa un anno fa. Sua moglie é venuta a stare da noi sulle montagne del Colorado, quando vivevamo li. Peter le ha suggerito di passare del tempo da noi per capire come vivevamo. Vivevamo a dorso di cavallo, senza casa. Per nutrirci, cacciavamo ; non compravamo mai nei negozi. Questo, per cinque anni.

V: mi hai detto che hai vissuto per 35 anni con gli amerindiani. Dopo cinque anni a cavallo, avete cominciato a vivere nelle riserve. Hai partecipato alle loro cerimonie ?

B: si.

V: hai già raccontato a qualcuno nei dettagli del tuo soggiorno nelle riserve ?

B: no, e non mi va davvero che questa storia venga resa pubblica.

V: hai conservato i tuoi contatti con loro ?

B: certo ! Parto domani per il Colorado, per una cerimonia ; ci vado piuttosto spesso.

V: insomma, hai due case, una qui a Manhattan e l’altra in Colorado.

B: si, la mia famiglia vive li.

V: ci puoi dire due parole sui tuoi quadri ?

B: i miei quadri sono di natura spirituale. Disegno questi motivi da quasi sessant’anni.

V: mi hai raccontato di quando conoscesti Fernanda Pivano. Come sai, fu una delle figure piu importanti della controcultura in Italia negli anni Sessanta. Lei e suo marito, Ettore Sottsass, hanno riportato in Italia le idee che a quei tempi fiorivano negli States. Sai se lei conosceva Leary ?

B: Non saprei. So per certo che Ginsberg conosceva Leary.

V: hai incontrato anche Ken Kesey ?

B: si, ma non andavamo tanto d’accordo. Era un tipo molto inquadrato. Non mi sentivo propriamente a mio agio con lui. Per lui e il suo gruppo [i Merry Pranksters, ndr], in un certo senso, era solo un gioco. La politica non c’entrava niente. Non era neanche una questione spirituale, come invece lo era per Leary. Kesey era un profano. Anche per me, la LSD non c’entra niente con il devastarsi ; essa appartiene a una dimensione spirituale. Si cercava di farne un uso rivoluzionario. Per Ken Kesey non era né rivoluzionario, né spirituale : per lui, era solo un gioco.

Per me, aveva un lato spirituale e un lato politico.

Per Leary, era in primo luogo una questione spirituale ; ma la sua massima « Turn on, tune in, drop out »5 aveva un’essenza, in un certo senso, politica. Certo, non nel senso di un partito politico, né in un senso ideologico.

Leary voleva essere un sovversivo, Kesey no. Per quanto mi riguarda, sono un animista rivoluzionario. Per me, si tratta di articolare lo spirituale e il politico ; mi sento a mio agio nella dimensione spirituale, perché vi posso integrare il politico. Ma la dimensione puramente materialista, che rappresenta lo svago per lo svago, non la sopporto.

V: quando i Motherfuckers hanno lasciato la città, alcuni tra di loro hanno raggiunto diverse comuni.

B: Si. Black Bear era una delle piu importanti.

M: tra costoro, vi é qualcuno che ha abbracciato esclusivamente il lato piu edonista della contro-cultura ?

B: No. Black Bear ha sempre avuto una dimensione politica.

M: Kesey viveva in Colorado ?

B: No, viveva tra l’Oregon e la California.

V: quanti membri facevano parte del gruppo dei Motherfuckers ?

B: sono in molti a chiedermelo. Direi che il nucleo era composto da 50 persone, attorno al quale ruotava un’altra cerchia di 50 persone ; attorno a queste 100 persone, vi era un’altra cerchia larga di altri 50. Quindi, piu o meno 150 persone ; ma avevamo qualche gruppo di amici nella West Coast, non lontano da Berkeley, e avevamo dei contatti a Black Bear. Diversi gruppi dicevano di appartenere alla cerchia dei Motherfuckers ; ma il gruppo non é mai stato molto numeroso.

Utilizzavano il termine di « gruppo affinitario ». Per esempio, ora, noi tre, potremmo diventare un gruppo affinitario. Potremmo decidere di fare qualcosa noi tre, senza dire niente a persone esterne al gruppo. In tal caso, il gruppo non potrebbe mai essere infiltrato. Nessuno potrebbe tradirti, perché il segreto verrebbe conservato tra di noi, in questa ristretta cerchia di amici che si fidano ciecamente gli uni degli altri. Nel gruppo dei Motherfuckers, vi erano 4 o 5 gruppi affinitari diversi, e nessuno sapeva cosa avessero in testa i membri degli altri gruppi.

Non vi era bisogno di essere iscritti per farne parte. Insomma, potevi gravitare attorno al gruppo, ed esserne membro, come avresti potuto non esserlo. Chiunque avrebbe potuto usare il nome dei Motherfuckers per firmare un volantino. Nessun comitato centrale, nessuno era obbligato a chiederci se avrebbe potuto utilizzare tale o talaltro appellativo. Potevi pubblicare a nome dei Motherfuckers, a noi non ce ne sarebbe importato niente. Nessun controllo, niente coordinazione.

Per questo usavamo piuttosto il termine « family » per designarci, piuttosto che quello di organizzazione. Tutto cio, all’inizio dei Sessanta, negli Stati Uniti. Eravamo i primi.

M: Negli States il movimento era composto in prevalenza da leninisti, o maoisti ; non esisteva niente di equivalente ai Motherfuckers all’interno del movimento anarchico, ed anche sulla West Coast, vi erano soprattutto degli Hippies.

B: si, sulla West Coast erano piu vicini agli hippies. Anche noi giravamo con gli hippies ; se ci vedevi per strada, ci avresti preso per degli hippies, ma non era cosi.

V: eravate piuttosto degli « hippies violenti ».

B: Esatto ! Per questo usavamo il termine « Armed Love ». Capisc’ ? [detto con intonazione chiaramente barese, ndr]. Facevamo parte della love generation, ma eravamo armati. Uno dei nostri simboli piu importanti era la figura di Geronimo.

V: non esisteva niente di comparabile ai Motherfuckers in Italia a quell’epoca. Penso proprio che voi foste i primi del vostro genere…

M: lo stile dei Motherfuckers é arrivato in Italia nel ’77. Per esempio, gli Indiani Metropolitani, da dove hanno preso i loro simboli e le loro immagini ?

B: il loro immaginario si é sicuramente ispirato al nostro.

V: si, oltre che, ad esempio, dai film western e dai fumetti.

B: prima mi hai chiesto se scrissi degli articoli sotto LSD. Ecco, questo l’ho scritto mentre planavo, in pieno trip di Orange Sunshine. [indica un articolo su Black Mask]

M: Ben, come hai scoperto la LSD ?

B: faceva parte del nostro mondo. Come vi ho detto, alcuni di noi erano a Millbrook e in molti conoscevamo personalmente Tim Leary.

V: hai mai incontrato Jerry Rubin ?

B: si, un vero cretino. Jerry Rubin era veramente un uomo di m. Ero amico con Abbie Hoffman. Jerry era amico suo, ma io davvero non lo sopportavo.

[…]

B: ero spititualmente molto prossimo a Geronimo. Mi salvo’ la vita. La famiglia della donna che mi adotto’ come figlio quando andai a vivere tra gli amerindiani, lei era della famiglia di Geronimo. Hai capito che strana coincidenza ?

M: in quanti andaste a vivere nel Colorado, la prima volta ?

B: da quel che ricordo, eravamo una quindicina. Altri ci raggiunsero in un secondo momento. In totale, saremmo dovuti essere un centinaio ad andare sulle montagne.

M: non pochi, insomma. Tutti da New York ?

B: no, non tutti. Alcuni venivano da NYC, altri dalla West Coast, altri ancora dal Texas. Abbiamo cominciato una nuova vita, laggiu’.

[…]

V: bene, Matt, Ben, puo’ darsi che veniate in Italia nei prossimi mesi. Proveremo ad organizzare un « tour », toccando diverse città italiane. Vi aspettiamo.

M&B : it would be great.

1Centro sociale gestito in maniera collettiva, a Ridgewood, nel Queens.

2« ACID é qui per difendersi, per amarsi, per sopravvivere, per lottare, per vivere. »

3La storia di Owsley e dell’Orange Sunshine é raccontata nel documentario The sunshine makers, 2015

4Per « famiglia » si intende « gruppo politico »

5Accenditi, sintonizzati, sganciati.