Ritorno ad Amburgo ad un anno dal G20

Ciò che resta della battaglia di Amburgo è senz’altro una battaglia per l’affermazione di una verità su quelle giornate. Se durante il summit dello scorso luglio le immagini del gran galà dei potenti del mondo sono state offuscate da quelle delle centinaia di migliaia di persone scese in piazza contro il G20 ed il suo mondo, o da quelle che raffiguravano dapprima la brutalità della polizia tedesca contro i manifestanti e poi la sua apparente impotenza nel sedare la rivolta, nei giorni immediatamente successivi è iniziata una violenta controffensiva contro-insurrezionale che, ad un anno dai fatti, sembra tutt’altro che volgere al termine.

Infatti, dopo tre interminabili giornate, in cui una molteplicità di accadimenti si sono succeduti in una sequenza e con una diffusione tale da renderli tuttora quasi impossibili da cartografare nella loro totalità e nella loro eterogeneità di forme e modalità, una strategia contro-insurrezionale di portata europea si è subito messa all’opera per compiere una rivisitazione di quei segmenti spazio-temporali di conflitto che hanno composto l’ essenza di quelle giornate, nel tentativo di riscrivere e sovrascrivere in maniera definitiva una parte di quella storia scritta ad Amburgo dal movimento.

Questa strategia però sembra potersi leggere a differenti livelli. Sono differenti, infatti, gli obbiettivi che sembrano volersi perseguire mediante un’applicazione rigorosa e scientifica delle diverse tecniche di cui essa si compone. Ad una prima lettura ciò che appare evidente è la chiara volontà dello Stato tedesco, tramite lo zelante operato di polizia e media mainstream, di imporre una narrazione ufficiale dei fatti inerenti il contro-vertice del G20, annichilendo le altre possibili verità su quelle giornate. L’unica storia possibile deve essere quella per cui migliaia di facinorosi provenienti da tutta Europa siano arrivati ad Amburgo con il preciso intento di metterla a ferro e fuoco durante i giorni in cui in città si svolgeva il festival mondiale della democrazia. Che tra i primi protagonisti del galà della democrazia ci fossero Donald Trump, che in questi giorni sta rinchiudendo i bambini messicani nelle gabbie perché rei di essere figli di immigrati clandestini, o Erdogan responsabile del massacro curdo o della devastazione dei territori e delle relative forme di vita interessati dalla costruzione del nuovo progetto di gasdotto della Tap, sono verità che devono rimanere nascoste. Così come sono state subito riportate nel dimenticatoio le immagini dei brutali pestaggi della polizia tedesca nei campeggi allestiti per i manifestanti nelle giornate immediatamente precedenti il summit. Indubbiamente un altro obbiettivo è quello di ovviare alla perdita di fiducia nei confronti della polizia tedesca da parte dell’opinione pubblica, assicurando alla giustizia tedesca tutti i maggiori responsabili dei disordini contro il G20. Questo obiettivo, del resto, è stato esplicitato proprio in questi termini dallo stesso capo della speciale unità di polizia SOKO, Jan Hieber, nell’ammettere il fatto che la polizia tedesca ha perso il controllo nella gestione dell’ordine pubblico in quelle giornate, e pertanto dovrà pur farsi perdonare in qualche modo.

Ma la strategia contro-insurrezionale del G20 di Amburgo cela anche un piu’ sottile profilo di natura preventiva. Secondo l’opinione di alcuni, infatti, la scelta di organizzare il G20 dello scorso luglio in una città come Amburgo, per di più in una zona della città a ridosso dello storico quartiere antagonista ed autonomo di St. Pauli, non sarebbe stata una scelta ingenua, provocatoria o semplicemente poco lungimirante, ma piuttosto ben calibrata e funzionale a giustificare la ristrutturazione dell’apparato giudiziario e poliziesco tedesco e a sperimentare quello neo-costituito a livello europeo dell’Eurojust e dell’Europol.

La strategia contro-insurrezionale preventiva e repressiva del G20 viene applicata cosi’ mediante una molteplicità di tecniche.

Finito il summit, cominciano i primi processi contro coloro che sono stati arrestati durante le giornate di protesta. Infatti, durante le giornate del controvertice la polizia tedesca ha proceduto a più di 186 arresti, di cui 51 sono stati confermati con misure di detenzione preventiva. Tra i destinatari 23 stranieri provenienti da Italia, Francia, Olanda, Russia, Svizzera, Austria, Venezuela, Spagna, Polonia, Serbia, Senegal e Repubblica Ceca. Come commentano molti avvocati, che hanno assunto la difesa dei ragazzi arrestati, l’atteggiamento vendicativo di procura e magistratura e’ stato immediatamente evidente. Nel sistema giudiziario tedesco del pre-G20, notoriamente democratico e garantista, si insinuano immediatamente prassi inedite quali la conferma di misure preventive in totale assenza e carenza di prove sufficienti, l’erogazione di pene esemplari assolutamente sproporzionate rispetto alle condotte imputate, e perfino costruzioni inquisitorie basate sul concorso morale o sul reato di associazione a delinquere, per noi già molto familiari, ma volte a incidere definitivamente il sistema penalistico tedesco. Il primo processo è’ terminato, in primo grado, con una condanna a 2 anni e 7 mesi senza condizionale per il lancio di 1 bottiglia e 1 sasso, gesti paragonati ad un atto terroristico. Altri tre processi sono terminati con condanne, che vanno dai 16 ai 39 mesi per fatti analoghi, già eseguite con la pena detentiva. Ad oggi si contano 40 condanne, altri 136 processi pendenti, mentre è salito a 1619 il numero complessivo dei procedimenti compresi quelli ancora in stato di indagine, e quelli contro gli abusi della polizia che ammontano a 124 casi di cui ovviamente già 54 sono stati archiviati.

Nei giorni immediatamente successivi al G20 è iniziata la gogna mediatica, una vera e propria caccia all’uomo alla ricerca dei criminali che hanno danneggiato la ricca cittadina portuale del Nord Europa. La polizia tedesca ha invitato i cittadini alla delazione, a mandare foto, video, a rilasciare testimonianze, a collaborare attivamente alle indagini. Oltre al materiale già in possesso della polizia si sono così raccolti oltre 7 thera byte di materiale fotografico, oltre 10 thera byte di materiale video e oltre 10.000 testimonianze. La polizia di Amburgo ha chiesto poi alle maggiori testate giornalistiche tedesche di pubblicare foto segnaletiche alla ricerca dei RIOTERS.

Presto la richiesta, si è estesa anche ai mass-media di altri stati europei, venendo perlopiu’ disattesa. Del resto, un’altra verità che si vuole promuovere è che siano stati italiani, greci, spagnoli, francesi, ecc., ovvero i poveracci delle terre del sud i maggiori responsabili di quanto accaduto, perché loro odiano la Germania, la ricca città di Amburgo in particolare. Così, ad un anno dal G20 i giornali continuano a fare da cassa di risonanza all’operato della polizia tedesca, sempre alla ricerca di riscatto. La verità sulle giornate di Amburgo viene così continuamente distorta e mantenuta costantemente all’ attenzione dell’opinione pubblica, fatta rivivere in dibattiti televisivi e nelle prime pagine di giornale ancora ad un anno dai fatti. Per un anno intero si è alimentato costantemente quel sentimento di indignazione cittadinista che aveva portato alla spontanea costituzione di piccole milizie con maglietta bianca e scopa in mano, pronte a ripulire le scritte dai muri e a spazzar via i sanpietrini dalla strada, a cancellare immediatamente i segni della rivolta già il giorno immediatamente successivo al summit, esattamente come nel post NOEXPO di Milano nel 2015.

E ancora. Viene costituita una speciale unità di indagine dal nome “Commissione speciale di investigazione sul Blocco Nero” il cui acronimo in tedesco e’ “SOKO” composta da ben 180 agenti che per 8 ore al giorno indagano alla ricerca dei responsabili nei riot dello scorso luglio. I loro uffici sono tappezzati di foto segnaletiche, post-it e frecce volte a ricostruire e collegare tra loro i principali eventi. Indagano su 3200 casi, che vedono coinvolte ben 729 persone di cui 140 stranieri. Da Marzo 2018 questa unità ha a propria disposizione un software d’avanguardia tecnologica per il riconoscimento biometrico. Una volta inseriti i dati, il programma scandaglia automaticamente tutti i video e le foto in esso inseriti allo scopo di ricostruire chi è stato dove e a fare cosa in quelle giornate. Interi laboratori invece sono stati allestiti per prelevare il DNA da tutti gli indumenti ed oggetti ritrovati dalla scientifica “sui luoghi del delitto”.

A dicembre 2017 con un’operazione di polizia si è proceduto ad alcune perquisizioni soprattutto ad Amburgo ma anche in altre città della Germania alla ricerca di ulteriori prove. Sempre nel mese di dicembre sono state pubblicate sul sito della polizia di Amburgo 107 foto di presunti ricercati responsabili dei disordini anti-G20. Questo allo scopo di ottenere nuove informazioni e testimonianze da parte degli zelanti cittadini perbene o anche allo scopo di tracciare gli indirizzi IP da cui le foto vengono aperte e visualizzate. Inutile dire che la polizia finora ha potuto contare più di 4 milioni di click.

Ma di questi primi 107 presunti ricercati finora la polizia è riuscita ad identificarne 35 di cui solo 2 al momento sono stati effettivamente denunciati. Un’altra serie di 101 foto è stata pubblicata sempre sul sito della polizia di Amburgo, con lo stesso metodo e scopo, nel maggio 2018. Di questi presunti ricercati ne vengono finora identificati 13. Quindi 48 in tutto, di cui 35 le identificazioni rese possibili dalle testimonianze di comuni cittadini. I protagonisti di quest’ultima selezione di foto segnalazioni, sarebbero provenienti da altri paesi. La polizia stima che 91 sarebbero stranieri e mediante i sistemi di Eurojust ed Europol indaga in altri 15 paesi membri dell’Unione Europea, contando su nuovi ed agevoli istituti giuridici quali il mandato di arresto europeo ed il mandato di indagine europeo. Il 29 maggio scorso infatti, si è svolta una delle prime operazioni di carattere europeo condotta dalla polizia tedesca con la collaborazione dell’Eurojust. I destinatari di questa operazione sono stati 9 ragazzi. L’operazione si è svolta la mattina del 29 maggio all’alba contemporaneamente a carico di un ragazzo in Svizzera, di tre ragazzi in Francia, di tre a Madrid in Spagna e di due ragazzi italiani, uno di Genova e l’altro di Roma. L’operazione finalizzata per lo più alla perquisizione degli appartamenti e alla sottoposizione dei ragazzi ad un interrogatorio, si e’ svolta in base ad un mandato di indagine europeo (ad eccezione del caso svizzero evidentemente) emesso dal Tribunale di Amburgo. La polizia ha inoltre dichiarato di avere prove sufficienti per trasformare il mandato di indagine in mandato di arresto europeo a carico di uno dei ragazzi francesi, dichiarato però irreperibile dalla autorità francesi. Fallimentare pare sia stata anche la richiesta di arrestare il ragazzo indagato in Svizzera, rigettatagli dalle autorità locali per insufficienza di prove. Alcune irruzioni negli appartamenti sono state filmate e seguite in diretta dal centro di coordinamento di Amburgo. Le perquisizioni sono finalizzate al sequestro di indumenti, rigorosamente neri, materiale informatico (cellulari, computer, macchinette fotografiche, schede sd, pennette usb), effetti personali da cui effettuare il prelievo del DNA. Lo scopo, oltre a quello più evidente della ricerca di prove schiaccianti di una partecipazione a determinati eventi di protesta contro il G20, è quello più generale di profilazione e di ricerca informazioni, di ricerca di legami e contatti tra individui e gruppi a livello internazionale. In altre parole laddove non è possibile procedere ad arresti e denunce tanto vale rimpinguare le nuove banche dati europee di individui potenzialmente pericolosi, dei legami tra loro, del loro materiale genetico e biometrico.

Questa operazione di polizia di portata europea ha avuto un’enorme eco a livello mediatico in Germania. Le foto dell’operazione ed i nomi degli indagati sono comparsi su tutti i giornali e al termine dell’operazione stessa si è svolta una grande e trionfalista conferenza stampa.

A spiegare i fatti per i quali si procede, le modalità e le tecniche di indagine che si stanno seguendo e che hanno condotto a questa prima brillante operazione, è lo stesso capo dell’unità SOKO, Jan Hieber, in un documentario andato in onda sul primo canale della tv nazionale tedesca la sera stessa dell’operazione europea.

Nel documentario è proprio questo giovane rampante trentaduenne, con fede al dito, l’orologio e il completo elegante a spiegare come si sta lavorando per assicurare alla giustizia i maggiori responsabili del NO-G20. Gli episodi su cui ci si concentra e su cui verte anche l’operazione europea sono le manifestazioni dei due black bloc che il 7 luglio 2017, all’alba, hanno attraversato diversi punti della città, con danni stimati per oltre 2 milioni di euro, dando il via a 24 ore di rivolta ed ingovernabilità dell’intera città. Nel documentario scorrono le immagini di una mappatura di tutti i paesi di provenienza dei manifestanti anti-G20; della modalità di funzionamento del software di riconoscimento biometrico; degli agenti della scientifica con tanto di guanti, camice e mascherina che tamponano guanti, magliette e altri oggetti per prelevarne DNA; degli agenti della SOKO che lavorano nella loro centrale operativa visionando i filmati o che fanno passeggiate nei parchi e nelle strade percorse dalle manifestazioni provando a ricostruirne percorsi, tecniche, ragionamenti e modalità di comunicazione.

Si raccolgono le testimonianze degli abitanti dei quartieri attraversati dal blocco nero quella mattina, che “si svegliarono in una coltre di fumo”. Si fanno varie ipotesi nel tentativo di immedesimarsi in quelle persone, per capire da dove sono apparse, da dove scomparse ma soprattutto come abbiano potuto mettere in capo un piano a loro avviso così studiato e scientifico da risultare ideato da “una vera e propria organizzazione paramilitare di professionisti”. Infine, dopo aver raccolto il parere e le opinioni degli esperti di turno, Jan Hieber promette ai cittadini di Amburgo che si sta facendo tutto il possibile per riconquistare la loro fiducia.

Il 28 giugno scorso, poi, si è svolta una nuova operazione di polizia in Germania. Sono stati perquisiti tredici appartamenti a Francoforte sul Meno, Offenbach, Rossbach, Colonia, Amburgo, Oldenburg, Dudenbüttel e sono state arrestate sei persone. Quattro delle sei persone sono state arrestate per aver partecipato presuntamente alla manifestazione dell’Elbchaussee della mattina del 7 luglio. Il tentativo è quello di sostanziare a loro carico un’accusa di associazione a delinquere e di concorso morale nei reati commessi durante la manifestazione. Questi ragazzi hanno un’età compresa tra i 17 e i 24 anni e provengono da Francoforte sul Meno e Offenbach. I due ragazzi minorenni sono stati rilasciati con una denuncia e piede libero, mentre i maggiorenni sarebbero stati immediatamente trasferiti in carcere ad Amburgo, in attesa che inizi il processo. Gli altri due arresti sono stati eseguiti a Colonia, nei confronti di una donna di 19 anni ed un uomo di 32, accusati del “saccheggio” di un supermercato. Inoltre, altre nove persone sono state sottoposte a perquisizione e accusate di “incendio, disordine, resistenza e lesioni a poliziotti”.
Ma contro tutto questo, che sembra un trend appena iniziato e di certo non destinato ad esaurirsi nel breve tempo, ma piuttosto ad imporsi come nuovo paradigma controinsurrezionale preventivo e repressivo di carattere europeo ed internazionale, non si può rimanere in silenzio. Occorre comprendere fino in fondo il cambio di passo che il nemico sta compiendo per essere sempre più pronto ad affrontare le rivolte urbane che segnano un approfondimento della guerra civile in corso. Occorre vincere il clima di paura, terrorismo ed immobilismo che attraverso queste operazioni e queste tecniche si mira ad instaurare. Occorre sostenere anche qui lo sforzo dei compagni tedeschi che da circa un anno stanno affrontando tutto questo molto più da vicino, dimostrando la capacità e la volontà politica di difendere legalmente, materialmente e politicamente tutti coloro che l’estate scorsa, in qualunque modo, si sono opposti al G20 ed al suo mondo.