«Mondeggi è una piccola ZAD dal cuore grande»

Il Lunatico di Bianca Bonavita intervista Giovanni, contadino della fattoria di Mondeggi.

 Caro Giovanni, queste sono le domande che abbiamo pensato:

– Cos’è Mondeggi fattoria senza padroni (storia e attuale
conformazione, quante persone, quali lavori, organizzazione della
fattoria ecc ecc)

– Mondeggi può definirsi una comune? perché?

– Quella contadina è una forma di vita oltreché un lavoro.
Condividete questa affermazione? Come si declina nelle vostre
esistenze quotidiane?

– Riconoscete dei punti di contatto con l’esperienza della Zad? quali?
e le differenze?

– Voi citate esplicitamente il concetto di bene comune e vi siete
sempre definiti mondeggi bene comune. Si tratta di un termine non
privo di problematicità ed è stato spesso utilizzato in chiave
democratico/rassicurante da certi settori benpensanti della sinistra
cittadinista radical chic. Voi, che siete certamente altro rispetto a
quella retorica, come declinate/intendete questo concetto nella vostra
pratica politica e nella vostra quotidianità (che sono strettamente
intrecciate)?

– Come sono i vostri rapporti con le istituzioni? in occasione della
manifestazione del 29 aprile a Firenze la città metropolitana ha
diramato un comunicato molto duro in cui tra le altre cose vi accusa
di fare indebitamente  del “profitto”. Come rispondereste a quel
comunicato?

– Quali sono le vostre prospettive per il futuro? Via aspettate uno
sgombero violento? Come pensate di condurre la lotta nei prossimi
tempi?

Buon giorno amici e compagni,
è sempre un piacere avere a che fare con voi. Oggi è tutto fradicio, è piovuto forte nella notte, la nebbia sale
sulle colline come di autunno solo che il verde è più acceso e
invadente . Ora rileggo con attenzione le vostre domande e mi piace molto pensare a
quello che potrebbero contenere le risposte, sono temi di grande
discussione e riflessione a mondeggi ,le possibili conclusioni in merito
non sono univoche e sono fonte di continuo confronto interno. Mi rendo
conto che, con i tempi che mi avete dato, non riuscirò a fare un lavoro
condiviso con altri mondeggini. Oggi abbiamo una assemblea nel
pomeriggio ma già è piena di argomenti di cui parlare dopo questa
bella tre gg e non credo che potremo dedicare il tempo dovuto alle
vostre domande.
Comunque ho un po’ di tempo in questa mattina e proverò a rispondere
singolarmente. Vedete voi se utilizzare o no quello che segue. In ogni
caso, in seguito cercherò di fare un lavoro in collettivo intorno agli
stimoli che proponete.
Veniamo alle domande :

L’esperienza di Mondeggi non ha una origine nè una storia ma tante
origini e tante storie, una per ognuno di noi. Vi racconterò la mia.
Tutto nasce da un incontro (fortuito e casuale??) di tre diverse
conponenti di persone che nell’area fiorentina ad un cetrto punto , fine
2012 , hanno iniziato a conoscersi , confrontarsi e riunirsi intorno ad
un qualcosa che le accomunava.
Contadini ed attivisti di GC o comunque contadini e contadine in
resistenza , cittadini facenti parte del variegato mondo del consumo
critico come gasisti ,frequentatori abituali dei mercati contadini
autogestiti e più genericamente ecologisti e giovani universitari o
neolaureati che in quel momento erano attivi nel collettivo della
facoltà di agraria di Firenze.
Cosa accomunava queste persone , con vite così diverse ,storie
personali diverse e diverse aspettative?
La campagna terrabenecomune lanciata da GC in opposizione alla svendita
delle terre a vocazione agricola offriva molti spunti di riflessione ed
azione politica.

La voglia di prendere in manole redini della propria autodeterminazione territoriale a partire dalla soddisfazione del bisogno primario che, nel nostro mondo, pare non essere nè il cibo nè l’acqua nè l’aria ma la socialità fra umani e umani, fra umani e animali e piante, fra umani e la terra.

La consapevolezza comune che i nostri governi, le nostre istituzioni, appaiono molto lontane da anche solo immaginare di fare qualcosa di sensato per soddisfare i nostri urgenti bisogni.La fattoria senza padroni di mondeggi prende forma e mette radici in questo humus.

Le assemblee,le passeggiate per i sentieri della tenuta in abbandono e
sulla via della privatizzazione, la condivisione di aspirazioni, sogni e
desideri di qualcosa di altro rispetto alla solita e consentita strada
da percorrere mettono in moto dei meccanismi inaspettati.
Nasce la carta dei principi e degli intenti , primo manifesto
dell’esperienza dove si tracciano le fondamenta di questo esperimento
sociale. La bussola con la quale orientrsi e mantenetenere dritta la
rotta verso pochi e fondamentali principi.
La terra, la sua cura, abitarci sopra, essere presenti con quello che
ci circonda, i campi, i fossi, i boschi, le pietre, le piante e gli
animali (noi compresi) sono il quotidiano con il quale mescolarsi. La
condizione contadina con la ricerca dei modi più corretti di
appropriazione delle risorse necessarie alla nostra vita e alla nostra
riproduzione, per noi e per le generazioni future .
Fare il contadino non è scegliere una professione o un mestiere ma è
praticare un modo di vivere.
In netto contrasto con il sistema che ci vuole cittadini, professionisti
di qualcosa, imprenditori, dediti al reddito e non alla vita ,
costretti ad attraversare i luoghi della nostra esistenza senza nessun
coinvolgimento con essi, l’alloggio (con mutuo o affitto), il mezzo di
trasporto, il posto di lavoro, il parco, il marciapiede, i centri
commerciali, le autostrade, asettici e igienizzati quanto mortiferi e
avvelenati.
Mondeggi è una comunità in ri-costruzione, al momento in forma di
presidio contadino, custodire, prendersi cura è molto diverso
dall’amministrare .
Questa comunità dove i rapporti diretti fra umani, i legami amicali e
solidali fra persone sono più importanti di quelli codificati e
“riconosciuti” dal sistema non saprei se possiamo o no definirla una
comune. L’autogestione, l’autogoverno, poche semplici regole che, in
modo assembleare, trasparente e aperto a chiunque ne condivida i
fondamenti, sono gli strumenti con i quali si tenta di costruire e far
vivere questa comunità che attraverso la terra ed i sui frutti ci
permetta di soddisfare i nostri bisogni .
Molti, fatte le debite proporzioni, sono i punti di contatto con le ZAD
nate in territorio francese: visioni politiche e di convivenza sociale, capacità di immaginare un
futuro senza per forza confrontarsi con le istituzioni, pluralità di
queste visioni, non necessariamente una unica ma che possono convivere
in continuo confronto e reciproca contaminazione, il fatto di essere
partiti da una lotta specifica ed aver poi allargato gli orizzonti a
molto altro, credo siano le più appariscenti.
Mondeggi è una piccola ZAD dal cuore grande e tutti quanti noi nutriamo
il sogno di vederla crescere e moltiplicarsi in territori diversi ,
contagiosa come la libertà e la gioia. Ci piace l’immagine di poter
mantenere dei fuocherelli accesi nel buio totale nel quale sembra che
siamo destinati a piombare, anche molto velocemente, su questo pianeta.

Fuocherelli intorno ai quali, probabilmente, sempre più persone, animali e piante tentino di rifugiarsi.
La terra è un bene comune, la sua privatizzazione senza limiti è un
sopruso e un delitto.
La vita di un contadino che se ha fortuna può utilizzare la terra per
tutta la sua durata (decine di anni) è ben poca cosa rispetto alla vita
della terra (milioni di anni) se la sappiamo mantenere in modo corretto
La comunità autogestita affida la custodia per la minuscola frazione di
tempo della vita del contadino, a lui stesso che si impegna a prenderla
e mantenerla vitale e in salute e a riconsegnarla migliore o come minimo
uguale a come l’ha ricevuta .
Questo semplice meccanismo per poter funzionare e far sì che la terra
sia veramente un bene comune necessita che la comunità esista e che sia
più forte e longeva dell’ individuo e che la sua conduzione sia
effettuata con modalità contadina agroecologica, svincolata dalle
logiche del capitale e del profitto.
Ben diverso dalla ripulitura dalle cartacce e dai rifiuti di una rotonda
o di un angolo di spartitraffico lasciato all’incuria dall’ammonistrazione che è ben lieta, in questo caso solamente. di
accogliere a braccia aperte l’iniziativa del popolo. Va regolamentato ma
si può fare, con calma e senza esagerare.
Nei percorsi legalitari che parlano di beni comuni sembra sia solo
questa la logica con la quale interpretare, ripeto senza esagerare, il
principio di sussidiarietà contenuto nella nostra costituzione .
Come è facile intuire i rapporti con le istituzioni non sono facili.
La posizione dell’istituzione proprietaria del bene che stiamo
custodendo sostituendoci alla loro incapacità e sperimentando nuove
forme di convivenza sociale politica ed economica , di nuovo
sostituendoci alla loro incapacità o meglio alla loro imparzialità è
molto rigida .
Gli amministratori di turno sono presi nella morsa di dover in qulche
modo salvaguardare la parte del corpo che depongono giornalmente sulle
loro amate poltrone da incidenti amministrativi come danno erariale o
peggio e al tempo stesso mantenere salde le redini dell’esercizio del
potere ricevuto dal mandato elettorale. Amministrare proprietà private
come enti pubblici (ripeto ben altro che custodire) non appare facile e
in tempi di vacche magre dove non è più possibile spendere e spandere
in cambio di favori personali o ricerca del consenso lo è ancora di
più. L’ingordigia delle banche e del sistema capital/finanziario
aumenta la pressione estrattivista sulle popolazioni.
Estrattivismo che toglie ricchezza e possibilità alle persone in questa
fase postcapitalista dove i profitti delle produzioni industriali si
stanno spostando in altre parti del globo .
Durante la tre giorni di GC dello scorso 27-28-29 aprile a Firenze il
tema di fondo dell’incontro era proprio l’esperienza di Mondeggi come
pratica di riappropriazione, autogestione, agricoltura contadina e
agroecologia .

Nella giornata del 28 con il riuscito corteo cittadino e la relativa
attenzione dei media abbiamo stanato la bestia. Un durissimo comunicato
della citta metropolitana ( proprietaria di Mondeggi) ringhiava una
retorica della legalità alludendo a reati come l’occupazione ,
l’appropriazione indebita di beni e di frutti di attività illecita,
danni fisici e di immagine alla pubblica amministrazione .
La risposta più immediata è stata la completa smentita delle loro
tesi.
Non esiste una occupazione in quanto non esiste un determinato e
circoscritto nucleo di cittadini che si è impossessato di un bene della
collettività per trarne profitto personale ma esiste una parte della
comunità diffusa territoriale (l’unica al momento) che si è sostituita
alle incapacità dell’amministrazione a mantenere in buono stato quella
parte di territorio tracciando la strda della privatizzazione come unica
percorribile.
Esiste un importante esperimento sociale di autogestione di una
comunità che non trae profitto da quel bene destinato ad arricchire
personalemnte i partecipanti ma in maniera trasparente, assembleare e
aperta a tutti e tutte ridistribuisce nel territorio e per il territorio
la ricchezza prodotta. Esattamente l’inverso della privatizzazione.
Il futuro, al momento può forse darci un po’ di respiro, senza
inasprimenti conflittuali della vertenza, per la mancanza di compratori
disposti a pagare la proprietà per il suo valore di stima reale.
Il costo politico in termini di consensi di uno sgombero violento a
danno di una parte sempre più grande della comunità locale che sta
manifestando il proprio interesse e il proprio attaccamento a quel
territorio e quello che rappresenta senza una alternativa reale appare
difficile da sostenere anche per i più funambolici mestierianti della
mistificazione come i nostri amministratori.
La Fattoria senza padroni continua a produrre cibo sano per la comunità
a custodire la terra con l’agricoltura contadina agroecologica e a
coltivare il bene comune gridando le parole di Zapata «restituiamo la
terra ai suoi legittimi non proprietari!».