CINEASTI IN LOTTA SU TUTTI I FRONTI

«Non dimentichiamo i nostri morti, non dimentichiamo i nostri sogni»

Apparso in lundimatin#143, il 23 aprile 2018

«unione degli intellettuali rivoluzionari»
G. Bataille

«non sono solo»
Gradur

È primavera, tutto si muove e sboccia. Ma, impercettibilmente, tutto si organizza e si trasforma. Da qualche parte un appello perché sbocci la primavera risuona attraverso la foresta. Già il corteo di testa – questo rompighiaccio – annuncia il ritorno delle belle giornate. La strada, nella sua magnifica maestà, annuncia il disgelo. Tra i sampietrini riappare, con la storia e le utopie rivoluzionarie – queste magnifiche piante –, l’organizzazione rivoluzionaria delle passioni.

Gli sciacalli dell’inverno, quelli che volevano proclamare la «fine della storia» e la «morte della politica», queste pompe funebri della verità, hanno sepolto i nostri strumenti d’emancipazione nella fossa comune della postmodernità e della repressione politica.

Non dimentichiamo i nostri morti, non dimentichiamo i nostri sogni.
Scaviamo negli atti estetici, queste «configurazioni dell’esperienza che fanno esistere dei nuovi modi di sentire e inducono nuove forme di soggettività politica»
I becchini che ieri festeggiavano la «fine dell’arte» e la «morte del linguaggio» vogliono danzare sulla tomba del 1968. Loro vogliono commemorare, noi ricominciamo. E con il divenire, il sensibile si apre e lascia intravedere delle nuove forme.
— brrr
— sentite?
— cosa ?
— brrr
— il flusso, il grido, il ruggito della natura!
— no
— ma se guardi, ascolti, dietro le cose, dietro le forme, al di là del visibile
— non sento niente, non vedo niente
— ma se guardi la pianta che cresce, l’animale che corre, l’uccello che rotea nell’aria, la testa dell’uomo tesa verso l’alto, appena creata la forma scompare, veloce, veloce, veloce….

Veloce, veloce, veloce, divenire!
La battaglia infuria su tutti i fronti, contro l’offensiva neoliberale c’è la controffensiva: sciopero, blocco, sabotaggio! Quanto al fronte estetico, non brucia anche lui?

E’ il tempo del collegamento, delle passerelle e il vento trasporta le braci da luogo in luogo perché tutto si incendi. Vediamo di nuovo aprirsi all’orizzonte un incontro tra «gli artigiani della rivoluzione e gli artigiani della vita nuova».

Un po’ dappertutto gli architetti delle forme sono già al servizio delle forze della trasgressione e della rivolta. Con loro, noi non crediamo possibile la sollevazione dei corpi senza elevare il dibattito, elevare il dibattito vuol dire farlo andare nelle strade, nel desiderio, lì dove l’emozione può impossessarsi degli uomini e sollevarli fino in fondo senza incontrare gli eterni ostacoli costituiti dalle posizioni politiche da difendere.

Esiste, in questo mondo che sembra disporre di risorse illimitate, una sofferenza che è peggio della miseria, della noia, dell’abitudine al vuoto. Questo mondo è in balia di coloro che forniscono una via d’uscita alla noia, la vita umana aspira alle passioni e ritroverà le sue esigenze.

Nondimeno tentiamo di dare delle risposte precise alle domande che esigono delle risposte precise, ma noi affermiamo che l’essenziale è altrove.
Pensiamo che il reale deve essere narrato per essere pensato. Si tratta infatti di cercare nella vita degli anonimi, trovare i sintomi di un tempo, di una società o di una civiltà nei dettagli infimi della vita ordinaria. Il passamontagna ad esempio. Ma l’ordinario diventa bello come traccia del vero e diviene traccia del vero se lo si strappa alla sua evidenza per farne una figura mitologica o fantasmagorica.

La necessità che ci appare è quella di organizzare delle forme, di legare dei dati e degli esseri, di montare delle immagini. Questo significa che bisogna fare una foto tra due tiri di flash-ball, raccogliere delle immagini come si raccolgono delle granate e fare dei montaggi come si costruiscono delle barricate.

Delle immagini, delle immagini, delle immagini… prendere al cinema e alla poesia tutta la loro potenza di desiderio.
— che cos’è il desiderio?
— il desiderio è disordine, infinito esplosivo, distruttore vitale, faticoso malaticcio, vivificante terrificante
— il desiderio è movimento, il desiderio…
— Cazzo! Ma infatti il desiderio è la vita, è la vita che eccede continuamente, la vita che promette, la vita che ferisce. Il desiderio è motore, l’incendiario, il fuoco, il rosso, il bollente, il delinquente.
— il desiderio è an-archico, pericoloso, distruttore…
No signore, la rivoluzione – quella vera – non si fa con delle idee! Si fa con dei flussi di desiderio informi, stupidi, assurdi, deliranti.

Compagni, stringiamoci a questa verità così feconda che «ogni rivoluzione sociale è anche una rivoluzione estetica» come ci si stringe al nostro scudo durante gli scontri.

All’avvenire e alla storia insieme.