Caro Jean-Luc Godard…

Per la zbeulification1 del festival de Cannes

Apparso in lundimatin#143, il 23 aprile 2018

Caro Jean-Luc,

Ti scriviamo questa lettera mentre in questi giorni tutto sta arrivando ad un momento critico. Vittorio Taviani e Milos Forman sono morti. Loro due hanno avuto, come te, il talento e la volontà di filmare una gioventù politica e disinvolta negli anni 60/70. Il primo in Italia e il secondo in Cecoslovacchia.

50 anni fa Milos Forman presentava a Cannes Al fuoco, pompieri! in solidarietà con il movimento, e l’affaire Langlois [Henry Langlois, direttore della Cinémathèque française, fu licenziato nel 1968 dal ministro della cultura Malraux, cosa che provocò l’insurrezione di registi e attori, ndt], ritirò il suo film dalla competizione. E tu ne approfittasti per fare casino in questo festival, rammentando al mondo che l’arte doveva essere impegno e non uno spettacolo o un’industria. Tu dicevi: Non c’è un solo film che mostri gli attuali problemi operai o studenteschi. Non c’è un solo film fatto da Forman, da me, da Polanski, da Truffaut, non ce ne sono. Siamo in ritardo.

Tuttavia tu sei stato raramente in ritardo. E pensiamo anche che tu sia uno dei pochi a esserti posto tutte le buone o cattive domande. Tu hai fatto volare per aria i codici del cinema. Dando un tocco a tutto, passando dalla fiction al documentario, al video, alla televisione, al saggio sociologico, politico, filosofico, alla scrittura. Tu hai saputo destreggiarti con le parole, con la grammatica ma anche tra l’autonomia e le sovvenzioni, il radicale e il popolare. Tu hai firmato dei film che resteranno nella storia tanto per la loro poesia che per il loro impegno. Oggi fa snob il citarti. Ma è comunque divertente ritrovarti nelle serate militanti con Ici et ailleurs o in delle serate romantiche con Fino all’ultimo respiro e in delle serate orribili Tmtc [argot, sta per qualcosa come “per quelli che sanno”]. Ma è anche la tua ricchezza quella di saper alternare e soprattutto di sapere a chi parlare. Tu ci inciti a riflettere e ad analizzare in questa società del premasticato. Ed ecco che adesso, tu, Jean-Luc, 50 anni dopo, ti ritrovi in questo cazzo di festival. Hanno messo un fotogramma di Pierrot le fou nel loro manifesto. Hanno selezionato il tuo ultimo film, Le livre d’image, nella loro rassegna ufficiale. Tu sei il grande regista!

E se si guarda a quello che accade attualmente nel paese si potrebbe quasi pensare che i programmatori amino giocare con il fuoco e le battute di cattivo gusto. Perché per essere un anniversario ne succedono di cose. Ammetterai che si nuota in pieno cinismo, so french!

Ovunque le istituzioni vogliono commemorare il maggio 68 quando dall’altro lato inviano i blindati a Notre-Dame des Landes o i CRS per sgomberare gli studenti. I ferrovieri si fanno bastonare, gli infermieri disprezzare, i vecchi abbandonare. È semplice, la Francia è di un colore blu CRS e rosso sangue. Marker risvegliati, sono diventati pazzi!
Sappiamo bene che tra due partite di tennis l’attualità non ti sfugge e che tu segui con attenzione quello che succede.
Allora caro Jean-Luc, questa volta sarebbe stupido essere in ritardo. D’altra parte sei solo (non si conta certo su Honoré o Brizé…)
Tu sei l’ultimo, tu l’immortale. Con i tuoi 87 anni sei l’ultimo dei moicani, l’ultimo dei combattenti, il punk del cinema francese.
E poi hai una rivincita da prendere. Poiché tu hai fatto la nouvelle vague, maggio 68, ma il cinema francese suona sempre come fosse vuoto. Si è sclerotizzato, come se la parola politica fosse bandita dalle scuole di cinema. Peggio, l’ambiente si è imborghesito ancora di più e non si può non constatare che è fatto da ricchi e da
figli di nella sua gran parte.

Noi sogniamo. Che tu arrivi a testa alta, 50 anni dopo, che tu sia ancora qui per rompergli i coglioni, per farli tremare e farci vibrare nella modalità non me ne fotte un cazzo, mando tutto all’aria. Ecco, ti si scrive giusto per dirti che se in uno slancio pazzesco tu hai voglia di fare casino per questo cinquantenario di merda, di andare al fronte, se tu avessi ancora voglia di mandare all’aria questo piccolo mondo borghese e centrato su se stesso, se Cannes ti fa ancora vomitare, se la lotta avesse ancora un senso per te, allora sappi che saremo lì, pronti ad aiutarti, in una delle tue ultime battaglie.
Il cinema francese puzza di naftalina e di borghesia malgrado tutte le tue epopee. Allora rendigli onore e spaccagli la faccia. Le brecce sono molteplici, che siano davanti a uno schermo, davanti una linea del fronte, davanti una fila di CRS, in una nube di lacrimogeni, a un blocco della facoltà o in un corteo di testa, si è pronti a far vacillare questo vecchio mondo, insieme.


E allora vai Jean-Luc, come un ultima battaglia, come il più bel film, come la poesia che tu sai fare, con il tuo linguaggio ma che farà eco in noi tutti: che tutto si fotta. ZAD A CANNES E BLOCCO DEL PALAZZO!

Un collettivo di amministratori arrabbiati

1 Dall’argot zbeul (fare bordello, fare casino)