Contro la morte nera. Per un antifascismo rivoluzionario

#3- Qui e Ora incontra gli antifascisti della Bay Area

Mentre in Italia, la crescente forza e popolarità delle organizzazioni e dei partiti fascisti e razzisti viene confermata dai dati relativi alle recenti elezioni, a dimostrazione di un sempre più capillare radicamento del cd fenomeno del fascismo diffuso, prosegue il nostro lavoro di inchiesta su fascismo e antifascismo a livello globale. Per il numero XI, Qui e Ora ha intervistato alcuni compagni e compagne di AntiFa Oakland. Infatti, dopo l’ampia panoramica sulla situazione in Nord America, propostaci dai compagni di Atlanta nello scorso numero, quanto segue vuole essere un approfondimento sui temi del fascismo e dell’antifascismo in California. L’intervista racconta la situazione attuale nella Bay Area ed in particolare ad Oakland, città americana da sempre in prima linea nelle lotte antifasciste ad antirazziste, fin dai tempi delle Black Panthers. Come raccontano i compagni, ad Oakland e più in generale nella Bay Area, l’antifascismo si declina perlopiù in chiave antirazzista. Infatti, se da una parte negli ultimi anni è cresciuto senza precedenti il numero di omicidi da parte della polizia di neri e di ispanici, la popolazione afro-americana e le comunità migranti sono anche i primi obiettivi delle frequenti operazioni di sgombero e deportazione nei ghetti, derivanti dal violento processo di gentrificazione, che caratterizza metropoli come Oakland o San Francisco. A tutto ciò, si è poi unita l’elezione di Trump, la risurrezione delle organizzazioni fasciste e la loro crescita in termini di forza politica nonché un crescente sentimento di ostilità diffusa da parte degli americani bianchi nei confronti sia degli americani neri che degli immigrati. È questa la complessa realtà che i compagni della Bay Area vivono e contro cui lottano quotidianamente.

QeO: Fascismo, razzismo e populismo sono fenomeni in forte ascesa a livello globale. In che misura si può ritenere verificata questa affermazione negli Stati Uniti?

AO: Nonostante gli Stati Uniti siano un paese le cui origini affondano nel colonialismo, un paese costruito a spese degli schiavi africani, ed in questo senso da sempre pieno di fascisti, negli ultimi anni si è senz’altro registrata una rinascita del fascismo organizzato come potenza politica. Molti dei loro sforzi si sono concentrati su campagne di reclutamento nei campus universitari, sia da parte di nazionalisti come Richard Spencer e Nathan Damigo, che di neo-nazisti come Matthew Heimbach. Il loro schieramento, basato sulla retorica della “libertà di espressione”, ha favorito alleanze tra i nazionalisti suprematisti bianchi, i neo-nazisti e i nazionalisti cittadinisti, come Kyle Chapman, Gavin McInnes (fondatore dell’organizzazione maschile di estrema destra Proud Boys) e Joey Gibson (fondatore del gruppo di estrema destra Patriot Prayer). Insieme questi gruppi hanno affrontato gli antifascisti in molte città degli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, in ogni caso, la continua crescita, dal punto di vista numerico, dei gruppi militanti di stampo neofascista sembra essersi arrestata immediatamente dopo l’elezione di Donald Trump. In questo senso, David Cunningham, professore di sociologia dell’Università di Washington e studioso dei crimini di odio razziale e delle organizzazioni razziste, ha recentemente sostenuto che, se da un lato, durante l’amministrazione Trump, la spinta alla formazione di nuovi gruppi di razzisti organizzati si è fortemente indebolita, dall’altro i gruppi già esistenti hanno acquisito una nuova legittimazione ad agire. Ed è in base a questa legittimazione che si giustifica il notevole aumento di crimini contro i musulmani americani, i cui numeri sono i più alti di sempre, negli Stati Uniti, fin dai tempi degli attentati del 11 settembre.

Inoltre, sempre a partire dall’elezione di Trump, si è stabilito un interessante legame tra la legittimazione ad agire acquisita dai gruppi neo-nazisti e suprematisti, e l’agire dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE, un’agenzia federale statunitense, parte del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione). A febbraio dell’anno scorso, il segretario per la sicurezza interna, John Kelly, ha riformato la politica della amministrazione Obama, in tema di espulsioni e deportazioni degli immigrati illegali. Se, fino ad allora, queste erano consentite solo in casi “di pericolo per la sicurezza pubblica, di criminali già condannati e nei confronti di coloro che avevano oltrepassato la frontiera americana da poco tempo”, oggi, in assenza di questi vincoli, si sono effettivamente rese più vulnerabili le posizioni di chiunque soggiorni illegalmente nel paese. Dunque, non è un caso, che il numero di arresti, ad opera dell’ICE e finalizzati all’espulsione di migranti già abitanti negli Stati Uniti, si è moltiplicato.

QeO: Quali sono le organizzazioni neo-naziste o neo-fasciste più importanti in California? In che maniera le loro politiche e strategie sono state condizionate dalla crisi globale? Sono diventate più forti e popolari? E con l’elezione di Trump?

AO: I gruppi che ci vengono subito in mente sono tre:

  1. I Golden State Skinheads sono un gruppo di militanti neo-nazisti. Nel 2016, insieme ad alcuni loro collaboratori, sono divenuti rappresentati del Traditionalist Worker Party, un partito politico nazionalista e suprematista bianco, che aspira alla creazione di nazioni e comunità pure su base razziale, fondato da Matthew Parrot e Matthew Heimbach, a Sacramento in California.

  2. I DIY Division, è un gruppo diffuso, composto da violenti neo-nazisti e fascisti del sud della California, da sempre impegnati in violenti scontri durante i raduni politici. Sono stati protagonisti dei movimenti di protesta dell’estrema destra in California, durante la prima metà 2017, periodo in cui una buona parte delle organizzazioni di estrema destra si sono mobilitate per la difesa della loro libertà di espressione.

  3. I Proud Boys, infine, si descrivono come una “confraternita pro-occidente” composta da soli uomini. Si autodefiniscono “sciovinisti d’occidente”, che “rifiutano di scusarsi per aver creato il mondo occidentale”. È difficile capire quanto sia diffusa questa organizzazione, ma stando alle loro dichiarazioni l’organizzazione avrebbe una portata globale.

Mentre i fatti accaduti durante il raduno Unite the Right di Charlottesville in Virginia, nell’agosto del 2017, hanno scompaginato il fascismo organizzato negli Stati Uniti, questi gruppi che abbiamo menzionato hanno mantenuto il loro vigore. Nonostante non siano gruppi numerosi, in rapporto alla intera popolazione della California, questi sono in grado di dare una convincente spiegazione del fallimento del sogno americano e di proporre soluzioni alternative al presente. Inoltre, la loro forza risiede nella capacità di proporre uno stile di vita piuttosto attrattivo per i ragazzi giovani.

Per quanto riguarda i Golden State Skinheads, questi organizzano dei campi estivi, dei raduni ufficiali e dei pranzi sociali in cui i membri dell’organizzazione invitano amici e parenti. I DIY Division, invece, si allenano insieme con costanza. Infine, i Proud Boys, proprio come le confraternite dei college, benchè per soli uomini, sono soliti uscire insieme per lo più a bere, costruendo però relazioni sempre più solide che, nelle “giuste” circostanze, li rendono una forza pericolosa.

QeOPensiamo che il fascismo, inteso come dispositivo comportamentale, si configuri come risposta coerente al desiderio di sicurezza e controllo indotto dalle campagne di isteria di massa condotte a scopo governamentale. Secondo voi, quali sono le strategie attraverso le quali il fascismo pervade la società contemporanea? Quale potrebbe essere una contro-strategia da opporre?

AO: Alcuni sostengono che la strategia di aggregazione da parte delle organizzazioni neofasciste sia stata, negli ultimi anni, quella di reclutare giovani uomini alla ricerca di occasioni per riscattare la loro virilità, proponendo loro una forma di riscatto sociale attraverso il rinvigorimento della loro identità di “bianchi”. La gran parte di questo lavoro è stato fatto attraverso internet. Per esempio dal 2010-2012, i fascisti hanno provato a reclutare i “nerd” iscritti ai gruppi dei fan dei My Little Pony, attraverso una tattica volta a mettere prima a dura prova la loro virilità, per poi suscitare una reazione tendente a rafforzare le loro identità in termini di appartenenza alla razza bianca. Così diventa semplice disvelare quel nesso esistente tra un diffuso senso di “impotenza virile” che insieme alla crescente ineguaglianza sociale, negli Stati Uniti, conduce a slogan del tipo “Prima l’America”, volti alla chiusura delle frontiere o ad incrementare un bisogno indotto di maggiore tutela dell’ordine pubblico, che si risolvono in un inno alla sicurezza e alla persecuzione e repressione dei neri e più in generale delle comunità migranti.

Pertanto, in quest’epoca non c’è spazio per compromessi. Dobbiamo essere capaci di proporre soluzioni antirazziste e antisessiste ai problemi quotidiani, specialmente dei giovani. Per fare questo dobbiamo proporre la lotta come stile di vita, che sia in grado di produrre un senso o un’identità unitaria, piuttosto che quel senso di divisione fondato su identità razziali, etniche o nazionali.

QeO: Sappiamo che dopo le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti, un movimento eterogeneo e antifascista è insorto contro Donald Trump. Cosa è successo, allora, in California? Qual è la situazione ora?

AO: In California, a gettare le basi e a dettare il ritmo di crescita del movimento antifascista e anti-Trump sono stati indubbiamente i giovani neri o ispanici che hanno partecipato ai diversi tentativi di impedire i raduni per l’elezione di Donald Trump, fin dai tempi della sua campagna elettorale. In risposta a questi tentativi i fascisti hanno organizzato una manifestazione contro l’antifascismo a Sacramento (CA), che ha avuto l’effetto di riunire insieme tanto i gruppi organizzati di antifascisti quanto gruppi spontanei e non organizzati di giovani anti-razzisti, soprattutto neri e ispanici. Inoltre, grazie anche al fatto che gli anarchici, soprattutto nella Bay Area, avevano già attirato l’attenzione a livello nazionale durante il movimento Occupy, durante i riot contro la polizia e il movimento #BlackLivesMatter, la familiarità con la tattica del black bloc ha reso le azioni antifasciste, come ad esempio quella volta ad impedire il comizio di Milo Yiannopoulos, accessibili a molti. Possiamo dire anche che tutto ciò continua a far parte della realtà attuale in California.

QeO: Chi sono gli antifascisti in California? Come si organizzano? Esiste una discussione teorico-pratica tra i compagni su fascismo e antifascismo? Secondo voi cosa significa essere antifascisti oggi?

AO: In California la sovrapposizione tra anarchici, antifascisti e antirazzisti continua ad essere significativa. Ciò implica che i militanti anarchici in California partecipano alle azioni antifasciste e antirazziste, in particolare alle manifestazioni contro la polizia e a quelle legate al #BlackLivesMatter. C’è dunque molta coincidenza tra ciò che fanno gli anarchici, gli antirazzisti e gli antifascisti. Con l’elezione di Trump molta dell’organizzazione militante si è concentrata nell’affrontare gruppi fascisti come Identity Europa, Proud Boys e Patriot Prayer, ma anche nel fare inchiesta e nel fornire supporto legale ai compagni. Per ciò che riguarda il dibattito teorico e pratico su fascismo e antifascismo in California, la Northern California Anti-Racist Action (NOCARA), l’anno scorso, ha organizzato una conferenza a San Francisco e a Oakland dal titolo: Revolutionary Organizing Against Racism (ROAR). Nella ROAR si è provveduto alla costruzione di uno spazio dove riunirsi, costruire e imparare dalle lotte antifasciste e antirazziste esistenti su tutto il territorio nazionale. Si è anche costruito un fronte antirazzista e antifascista unitario per tutta la Bay Area e anche oltre. NOCARA sta anche organizzando la seconda conferenza ROAR per quest’anno. Sebbene sia un concetto difficile da esprimere, è proprio attraverso la riflessione collettiva sulle azioni dirette, rinvigorita da incontri come quello del ROAR, che stiamo riuscendo a comprendere il significato più profondo di essere antifascisti e antirazzisti oggi.

QeO: Ci potete raccontare in che modo avete affrontato lo scontro con i fascisti negli ultimi anni? Potete fare qualche riferimento ad azioni e manifestazioni? Come, ad esempio, quella del giorno dopo le elezioni?

AO: Negli ultimi anni, molti afro-americani sono stati sgomberati dai loro appartamenti sia a San Francisco che a Oakland e così la popolazione dei senzatetto è notevolmente cresciuta. Allo stesso modo è cresciuto senza precedenti il numero di omicidi da parte della polizia di neri e di ispanici. Tutto ciò, se unito all’elezione di Trump, alla risurrezione delle organizzazioni fasciste e alla loro crescita in termini di forza politica, diventa particolarmente preoccupante. Ed è alla luce di questo contesto che si deve leggere la forza delle manifestazioni anti-Trump, dopo la sua elezione e nei giorni a seguire.

QeO: Potete descriverci la scena antifascista di Oakland e più in generale quella della Bay Area? Quali sono i legami tra i gruppi antifascisti e le organizzazioni rivoluzionarie per la liberazione dei neri? E più in generale con gli altri compagni?

AO: In funzione della sovrapposizione, di cui dicevamo prima, tra antifascisti, antirazzisti e anarchici, coloro che aderiscono a uno o più gruppi tra questi, tendono a organizzarsi e a collaborare tra loro. Ed è stato proprio attraverso le azioni antirazziste, come le manifestazioni contro la polizia e alle attività ad esse legate, che i gruppi antifascisti hanno stabilito importanti legami con le organizzazioni rivoluzionarie per la liberazione dei neri. Questi legami, che si sono rafforzati nel tempo, specialmente durante i riot per la morte di Oscar Grant ad Oakland nel 2009, non sono stati privi di una certa conflittualità, cosa che si comprende anche alla luce del devastante impatto di fenomeni come quello della gentrificazione sulle comunità nere nelle città di Oakland e San Francisco, ma nonostante tutto sono stati molti gli sforzi degli antifascisti, antirazzisti e degli anarchici per portare avanti insieme la lotta rivoluzionaria dei neri. Questi sforzi sono culminati in un’azione antifascista di estrema importanza che si è svolta nell’Agosto del 2017. Infatti, dopo gli scontri degli antifascisti e antirazzisti con i fascisti, durante il raduno Unite the Right di Charlottesville in Virginia, e la violenza omicida dei fascisti nei confronti dei manifestanti che si erano opposti alla loro marcia, nella Bay Area i gruppi antifascisti e le organizzazioni rivoluzionarie per la liberazione dei neri si sono uniti per cacciare i membri dell’Alt-Right durante la loro manifestazione “No To Marxism in America” al Civic Center Park di Berkeley in California. Quel giorno ben 7000 manifestanti si sono incontrati a Berkeley per cacciare una manciata di sostenitori dell’Alt-Right che si era presentata per l’occasione. Sono dimostrazioni di solidarietà, come quella espressa in questa occasione, che hanno rafforzato i rapporti tra antifascisti, antirazzisti e i gruppi rivoluzionari per la liberazione del popolo afro-americano nella Bay Area.

QeO: Volevamo sapere se, ed in che modo, è cambiata la maniera di fare antifascismo dopo l’elezione di Trump. In che modo vi organizzate? Attraverso assemblee pubbliche o piuttosto in gruppi informali? Come comunicate? Avete relazioni con altri gruppi antifascisti del resto degli Stati Uniti?

AO: Prima dell’elezione di Donald Trump, la gran parte dell’organizzazione militante nella Bay Area non era esplicitamente antifascista, nonostante molto di ciò che si faceva aveva a che fare con azioni antirazziste in risposta agli omicidi di neri o ispanici da parte della polizia, a cui naturalmente partecipavano anche i gruppi antifascisti. Dopo le ultime elezioni presidenziali, i compagni hanno dovuto sperimentare nuovi modi, metodi e azioni antifasciste. Si sono portati avanti contemporaneamente differenti piani: da una rete più informale di soli compagni fidati, che utilizza applicazioni di messaggistica criptata come WhatsApp e Signal, a momenti di organizzazione più formali ed ampi, attraverso chiamate ed assemblee pubbliche.

QeO: Invece come si organizzano i fascisti? Quali sono i loro modelli? Hanno relazioni internazionali? E cosa sta succedendo sul piano della politica anti-immigrazione?

AO: Le organizzazioni neofasciste hanno iniziato un lavoro per ampliare il loro bacino di influenza nell’estate del 2016, utilizzando la retorica della libertà di espressione contro i manifestanti anti-Trump. Questa tendenza si è dispiegata per tutto il corso del 2017 ed in molti modi, si può dire, sia culminata nel raduno nazionale di Unite the Right a Charlottesville in Virginia. Alcune organizzazioni neofasciste, però, si sono concentrate su obiettivi di lungo periodo. Per esempio, Matthew Heimbach ha lavorato alla costruzione di un movimento in Kentucky, nella speranza di capitalizzare la crescente disperazione e disaffezione degli americani bianchi dovuta al diffuso malessere esistenziale derivante dal crescente tasso di disoccupazione, con l’obiettivo di erogare una serie di servizi, tra cui corsi di formazione per l’impiego, finanziati dalla sua organizzazione e non dal governo americano. L’erogazione di questi servizi, in ogni caso, non si è mai materializzata. Infatti, Heimbach ha fallito nel raggiungere quelle comunità che aspirava a coinvolgere. Inoltre, se da una parte questi esiti sono incoraggianti, dall’altra, è in forte crescita un sentimento di ostilità diffusa da parte degli americani bianchi nei confronti sia degli americani neri che degli immigrati, fenomeno questo che desta molta preoccupazione, in quanto contribuisce alla formazione di un brand americano di fascismo, che, non diversamente dal multiculturalismo neoliberale, lascia spazio a vuote “affinità” e al divertimento basato su alcuni aspetti di “altre” culture.