Dal Batiment A occupato – Università di Parigi 8

Abbiamo ricevuto con piacere questo articolo che racconta l’occupazione in corso dell’Università di Parigi 8 da parte di studenti e migranti privi di permesso di soggiorno. A noi pare che pratiche come questa si inscrivano adeguatamente nella più ampia resistenza antifascista la quale, evidentemente, non è una questione “italiana”.

Parigi: il 30 gennaio 2018 all’alba la polizia irrompe nell’accampamento di Porte de la Chapelle, alla periferia nord della città. Da tempo, sotto un cavalcavia del boulevard periphérique, gruppi di migranti trovano un riparo per la notte. Le retate della polizia sono frequenti: si parla di una “visita” a settimana, durante la quale i migranti trovati senza permesso di soggiorno vengono arrestati e raccolti nei CRA – Centre de Retention Administrative – i corrispettivi francesi dei nostri CIE, per essere poi rispediti nei rispettivi Paesi. Ma quella mattina, mentre la polizia compie il suo puntuale lavoro di rastrellamento, un gruppo di migranti non si trova lì dove avrebbe dovuto essere. Aiutato da un Comité de Soutien – formato da attivisti.e e militanti.e – il gruppo è impegnato ad aprire un’ala dell’Università di Paris 8, con l’intento di occuparne il secondo e il terzo piano. L’obiettivo: installarsi e non muoversi fino all’ottenimento del permesso di soggiorno per tutti. E così accade. Qualche ora dopo la cucina è installata, i dormitori al terzo piano pronti. Un comunicato che annuncia l’occupazione e le rivendicazioni di base viene scritto e mandato alle principali testate giornalistiche; si prende nel frattempo contatto con la Presidenza. I negoziati cominciano: e così inizia una settimana piena di incontri con i responsabili del Consiglio di Amministrazione e dei vari Dipartimenti dell’Università.

I risultati delle prime giornate di lotta fanno ben sperare: la solidarietà è tanta, in molti e molte si pronunciano a favore dell’occupazione. Nell’“accampamento” di Paris 8 si organizza la vita quotidiana e politica in maniera totalmente autogestita. Si susseguono, oltre che ad atelier di filosofia e storia, pranzi e cene collettive, riunioni di soli migranti e assemblee generali per discutere delle rivendicazioni e della gestione della vita quotidiana.

Una delle motivazioni per le quali è stata scelta l’Università di Paris 8, infatti, è la sua storia. Fondata nel settembre del 1968, lo scopo iniziale dell’Università (quando ancora si chiamava “Centre Expérimentale de Vincennes”) era di fornire uno sbocco concreto alle rivendicazioni studentesche del Maggio. Fin dalla sua fondazione è stata impegnata nell’accoglienza di giovani senza permesso di soggiorno, fornendogli lo statuto di studenti, e ha spesso difeso il principio di autogestione e di condivisione di saperi. Certo, oggi il clima è parecchio cambiato. Infatti le trattative con il consiglio d’Amministrazione procedono da più di dieci giorni a fasi alterne; inizialmente, infatti, la Presidenza sembrava guardare all’occupazione quasi favorevolmente, operando diverse concessioni tra cui l’accesso alle docce e la possibilità di trasferirsi in un anfiteatro lontano dall’edificio A. Al rifiuto degli occupanti di trasferirsi – a causa sia della inagibilità dell’anfiteatro come luogo di vita quotidiana sia di questioni di sicurezza anti-sgombero –  la Presidenza ha risposto con un radicale cambiamento di tattica, indossando la maschera della vittima: ha accusato gli occupanti di aver rifiutato la sua “proposta ragionevole”, nel mentre cercava di mantenere un volto “umanitario e comprensivo”. Infine ha negato l’accesso alle docce e minacciato di far intervenire la polizia. Una settimana dopo l’inizio dell’occupazione, non avendo portato a niente i numerosi incontri con i vertici dell’università, le tensioni tra il gruppo di occupanti e il Consiglio di Amministrazione sono andate sempre più montando. Fino ad arrivare a giovedì 8, giorno in cui la Preside ha deciso di dichiarare la chiusura dell’Università per l’intero fine settimana a causa di un apparente “guasto al riscaldamento”. Inoltre l’arrivo di una commissione di igiene e sicurezza pubblica – accompagnata da un agente della polizia in borghese -, incaricata di accertare l’agibilità o meno dell’edificio ha portato lo scompiglio al secondo piano dell’edificio A. È evidente il tentativo di far leva sui meccanismi di burocrazia spicciola: la scusa della sicurezza è, come già successo molte volte in passato in situazioni simili, usata come grimaldello per scardinare l’occupazione.

Per ora i negoziati sono in stallo; ciononostante l’occupazione continua a ricevere abbondanti aiuti e visite anche durante il fine settimana, mentre l’università è chiusa, e anche il sostegno diretto e indiretto da parte del personale dell’ateneo non è mancato. Durante la settimana precedente, più della metà dei Dipartimenti dell’università (tra cui quello di Danza, Arti plastiche e Filosofia) hanno votato un comunicato in sostegno dell’occupazione e contro l’intervento della polizia. Alcuni “uomini e donne di cultura”, inoltre, si sono pronunciate in favore dell’azione e contro le politiche del governo Macron. Questo il link della tribuna pubblicata sul giornale “Libération”.

L’occupazione continua, quindi. Una crepa aperta tra i muri dell’Università della Selezione e, al contempo, un luogo di incontro, di organizzazione e di lotta tra persone di diversissima provenienza culturale e politica. Mantenere aperta questa crepa significa accumulare, giorno dopo giorno, potenzialità sovversive e al contempo mettere in risalto, per farle esplodere, alcune gravi contraddizioni del sistema capitalista in Europa. Queste sono alcune delle ragioni che ci portano a pensare che all’Università di Paris 8, come in tutta Europa, siamo all’inizio d’una partita d’importanza storica che vede come protagonisti persone migranti e rivoluzionari, uniti.e nella battaglia contro il fascismo e il razzismo. Per farsi un quadro generale della situazione italiana al riguardo, consigliamo la lettura di un opuscolo prodotto in comune dalla Calusca, dall’Assemblea della Statale e da NoBorders Milano. Questa pubblicazione, molto ben fatta, si intitola “Minniti e il suo mondo” ed è disponibile presso Calusca City Lights, in via Conchetta 18, a Milano.

Per contatti:

libreria.calusca@yahoo.it

Facebook: Assemblea della Statale

Facebook: No Borders Milano

Di seguito riportiamo il primo comunicato scritto dagli occupanti:

La nostra occupazione si inserisce all’interno del movimento protesta generale contro le indegne politiche migratorie europee e nella continuità delle occupazioni delle università di Grenoble, Lione, Nantes e altre città. Migranti, associazioni e solidali si stanno mobilitando contro il trattamento disastroso delle persone migranti in Europa. La politica migratoria europea continua a promuovere razzismo e violenza. Il regolamento di Dublino è responsabile dell’espulsione delle persone migranti alla periferia dell’Europa e le costringe a dormire per le strade e soffrire il freddo, oltre che a subire le violenze della polizia. Nei prossimi mesi, il governo francese emanerà la legge “Asilo e immigrazione”. Con il pretesto di migliorare l’accoglienza di una piccola percentuale di persone che ottengono asilo, questa legge condanna ancora la maggioranza degli esiliati alla deportazione, al confinamento o alla clandestinità. Il 17 Marzo ci sarà una marcia di solidarietà in Francia. Ci uniamo alle università di Lione e Nantes. L’università deve essere uno spazio politico aperto a tutti. Contro l’università elitaria e selettiva che ci promette il governo, difendiamo un’università libera e collettiva: un luogo di resistenza che fa eco ai luoghi occupati.

Chiediamo l’appoggio di tutte/i voi per aiutarci a denunciare questa politica migratoria francese oppressiva e violenta, che calpesta i diritti delle persone migranti.

Esortiamo a occupare le università e qualsiasi altro luogo, ovunque si possa.

Diffondete !

Contatto diretto delle e degli occupanti: paname-solidarite@riseup.net

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