Lunatico Febbraio

di Bianca Bonavita

Tanti sono i prodotti giocosi e i cosmetici erotici

che si possono acquistare on line,

ma è meglio dare qualche suggerimento mirato.

Soprattutto guardando il lato eco-friendly, bio e veg.”

Bettina Zagnoli, sensual coach su Vivere Sostenibile di Febbraio 2018 (mensile bolognese che si occupa di Ambiente, cibo, comunità, transizione e resilienza”)

Soprattutto guardando il lato eco-friendly, bio e veg appare ormai chiaro che nell’era della sostenibilità è il nostro stesso vivere a risultarci insostenibile.

Sopportare la cifra di questa apocalisse è insostenibile.

Insostenibili sono le parole che uccidono ogni scelta controcorrente e potenzialmente pericolosa e destituente.

Insostenibili sono i discorsi sulla sostenibilità e sulla resilienza, sul benessere e sulle buone pratiche.

Insostenibili sono le esperienze virtuose di cittadinismo, i comuni modello, le start up agricole e la community supported agricolture nel momento in cui inizia a definirsi tale.

Insostenibili sono la transazione e l’Italia che cambia, i corsi di permacoltura a pagamento, i nuovi modelli sociali ed economici, l’agri-fitness e i beni comuni.

C’è un piccolo borgo ancora in vita sulle terrazze liguri in cui i pochi abitanti rimasti, che peraltro si mal sopportano quando non si odiano l’un l’altro, hanno costruito un piccolo acquedotto che a monte del borgo intercetta le acque di un torrente per portare acqua irrigua a tutte le terrazze. Ogni anno dedicano alcune giornate di lavoro collettivo alla manutenzione di questo strumento conviviale di vitale importanza. Nessuno di loro si sogna di chiamare l’acqua del torrente o l’acquedotto che hanno costruito un bene comune. Lo fanno e basta, senza parole, senza proclami o definizioni, a volte senza nemmeno parlarsi. Forse in cuor loro sanno come dice Jacob Von Gunten che è necessario che le grandi imprese si compiano sotto il velo del più assoluto silenzio, altrimenti si infiacchiscono, e il fuoco che già sprizzava vivo torna a spegnersi.

Febbraio è tempo di febbre e di purificazione, non a caso il suo nome viene da februus, purificante. In questo mese è bene starsene a letto, mangiare tarassaco e aspettare la primavera. Anche la terra ha la febbre e se ne dovrebbe stare rintanata sotto una coperta di neve, ma non sempre il cielo provvede e allora si ammala sempre più di secchezza e d’estate tutti gridano all’emergenza siccità. È come se per prepararsi a rivivere la primavera, la vita che rinasce, si dovesse passare ogni anno attraverso una piccola morte, la malattia, la purificazione. Anche la quaresima in fondo è questo, un limbo che prepara la resurrezione delle gemme sugli alberi. Nel campo continuano le potature ed è forse il momento ideale per trapiantare nuovi alberi da frutto. L’orto è praticamente morto, solo qualche sparuto cavolo resiste. Non appena la terra sia un po’ asciutta è decisamente tempo di stendere il letame per prepararla alle lavorazioni di marzo. Verso fine mese si può provare a trapiantare in pieno campo bietole, spinaci e cicorie. Le galline si sono risvegliate dal torpore invernale e hanno ripreso a buon ritmo a fare uova. Gli asini iniziano ad essere un po’ stanchi della melma. Sul grande olmo vive da un po’ di settimane uno stormo di cinciallegre che non si sa bene cosa becchino in mezzo all’incolto, probabilmente semi di chenopodio. Continua anche per tutto il mese il taglio della legna per l’anno prossimo. Attenzione ai vicini appena andati in pensione! Potrebbe essere che si adombrino e che interpellino un geometra per ridefinire i confini su una riva a causa di un’acacia tagliata che forse si trovava qualche centimetro troppo vicino alla loro proprietà privata. In cantina si può iniziare a imbottigliare il vino nuovo in luna calante anche se forse è meglio aspettare marzo. Febbraio è il momento migliore per pensare all’orto che sarà, a dove piantare cosa e in che quantità. È il momento di pensare a come procurarsi semi e piantine e per chi ha costruito un piccolo vivaio protetto si può iniziare a fine mese a seminare i primi ortaggi come lattughe, cicorie, bietole, carote, spinaci.

Una volta sfebbrati si potrà tornare a camminare nel campo come se fosse la prima vera volta e come se l’orto passato e le stagioni finite fossero state soltanto il sogno di un febbricitante in deliquio.

Ricetta di guerra: il pane, quando secco o raffermo

Quando il pane te lo sei fatto e cotto tu con quel pezzetto di madre sempre conservata da una volta all’altra, la farina l’hai macinata, le spighe di grano hai mietuto a mano e quasi le conosci una a una, non ci riesci proprio a buttarlo e se lo fai non è di buon auspicio. Quindi, pane secco (300-400gr) in acqua fino a che ritrovi la sua morbidezza, ben strizzato, posto in una terrina e mescolato a piacere con ciò che abbiamo di avanzato: noi, 3-4 cucchiai di passata di pomodoro, capperi tritati, origano, poi se si vuole e si può, uova (un paio), e formaggio grattugiato. Mescolato bene fino a quando la consistenza non sia omogenea, e abbastanza spessa. Mettere in pirofila con olio d’oliva, in forno a 200° per 30-40 min.

Da gustare intervallando ogni boccone con un W l’autarchia!