ErosAntEros: un teatro contro il presente

Un’intervista di Qui e Ora ad Agata Tomsic e Davide Sacco.

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ErosAntEros “1917”

Qui e Ora: Cominciamo dalla fine, cioè da oggi. Come ErosAntEros avete montato uno spettacolo dal titolo 1917, con i testi dei maggiori poeti rivoluzionari dell’epoca, che ha debuttato al Ravenna Festival lo scorso giugno e che porterete ancora in scena, nella sua versione completa, al teatro Arena del Sole di Bologna nel gennaio 2018.
Sappiamo che nel vostro lavoro, oltre a quello che svolgete sui testi, è molto importante quello condotto sulla musica, che è uno tra gli elementi che direi vi contraddistingue. Inoltre anche la scenografia di 1917 appare molto curata.
Potreste raccontarci come è nata l’idea di questo spettacolo e specialmente come avete lavorato per costruirlo?

ErosAntEros: Circa un anno e mezzo fa la direzione artistica di Ravenna Festival ci ha rivelato che la Rivoluzione d’Ottobre sarebbe stata al centro dell’edizione 2017 del festival, chiedendoci se avevamo voglia di creare per loro uno spettacolo musicale dedicato a questo tema. Da tempo sognavamo di avere occasione di approfondire questo argomento e abbiamo subito accettato la proposta. Poco dopo siamo entrati in contatto con Fausto Malcovati [professore di Lingua e Letteratura russa all’Università degli Studi di Milano n.d.r.], che con grande generosità ci ha guidato attraverso le parole dei poeti che hanno cantato la rivoluzione. A queste si è aggiunto il lavoro di Gianluca Sacco sulle animazioni video a partire dai disegni presenti in un’edizione illustrata del poema Lenin di Majakovskij stampata in URSS negli anni ‘60 e finita per vie traverse nelle nostre mani alcuni anni prima. La terza fruttuosa collaborazione è stata con un meraviglioso quartetto d’archi, il Quartetto Noûs, che con estrema disponibilità ha accettato di collaborare con noi al progetto, mettendosi al servizio della partitura sonora che avevamo costruito montando le parole dei poeti incarnate da Agata assieme alle sonorità del Quartetto n.8 di Šostakovič in un’unica composizione della durata di 80 minuti.

QeO: Ora invece andrei all’inizio. Quando e come è nato ErosAntEros? Potreste raccontarci qualcosa del vostro percorso artistico ed esistenziale?

EAE: ErosAntEros è nata nel gennaio 2010 dal nostro incontro. Entrambi ci siamo formati principalmente attraverso molti workshop con i principali artisti e gruppi del cosiddetto teatro di ricerca italiano, poi, più avanti, siamo andati a cercarci altri maestri, come Eugenio Barba e i suoi compagni dell’Odin Teatret di Holstebro (Danimarca), con i quali abbiamo un creato un rapporto forte.

Odin Teatret

Prima di fondare ErosAntEros Davide si era legato principalmente al Teatro delle Albe, firmando la colonna sonora di alcuni spettacoli, e a Fanny & Alexander, comparendo in alcuni lavori in scena come performer; Agata invece, più giovane di qualche anno, oltre ai laboratori con gli artisti si è formata al DAMS di Bologna laureandosi sia alla Triennale che alla Magistrale con Marco De Marinis, al quale siamo molto legati.
E dal 2010 in poi tutto ciò che ci riguarda ha confluito in un modo o nell’altro in ErosAntEros e si può trovare nella biografia sul nostro sito…La nostra è una coincidenza totale tra teatro e vita sin dal primo momento in cui ci siamo incontrati e abbiamo deciso di iniziare insieme il nostro percorso teatrale.

QeO: I vostri ultimi lavori – una straordinaria resa di un saggio di Brecht, Sulla difficoltà di dire la verità, poi Allarmi!, che è una pièce che parla del neofascismo contemporaneo e quest’ultimo sulla rivoluzione sovietica del 1917 – sembrano mostrarci un vostro interesse per dei temi che potremmo, certo in maniera imprecisa, definire come “politici”, cosa per altro piuttosto rara di questi ultimi tempi in Italia. A parte le contingenze – ad esempio quella che 1917 vi sia stato commissionato dal Festival di Ravenna, ma in fondo si può sempre scegliere di sì o di no… – cosa vi ha spinto in questi ultimi anni ad affrontare queste tematiche?

ErosAntEros “Sulla difficoltà di dire la verità”

Personalmente penso più semplicemente che si tratti del fatto che questi lavori trattino in modo più esplicito di questioni politiche, ma in fondo tutto il teatro occidentale ha sempre vissuto nel “politico”. Come situate i vostri i precedenti lavori rispetto a tale questione? È solo una questione di registro linguistico o vi è dell’altro che ha determinato le vostre scelte?

EAE: A un certo punto del nostro percorso, verso la fine del 2012, ci siamo accorti che il teatro che stavamo facendo, che allora si fondava su approfonditi studi filosofici e sperimentazioni formali multidisciplinari, creava in realtà dei muri tra noi e la maggior parte degli spettatori. Abbiamo quindi iniziato ad interrogarci sul nostro fare teatrale e sul nostro ruolo di artisti all’interno del mondo contemporaneo… E queste riflessioni ci hanno portato presto a un nuovo progetto che si sarebbe trasformato negli anni successivi nello spettacolo Come le lucciole, portandoci a riflettere assieme agli spettatori in sala sul ruolo e l’utilità dell’artista nella società di oggi a partire da molteplici autori, tra cui Pier Paolo Pasolini, Georges Didi-Huberman, Julian Beck, Antonin Artaud, Luigi Pirandello. Grazie a questo progetto, abbiamo messo al centro del nostro lavoro la riflessione sull’attualità e sul valore “politico” che può e secondo noi deve avere il teatro contemporaneo, se vuole parlare alla contemporaneità.

ErosAntEros “Come le lucciole”

Abbiamo inoltre ripensato radicalmente il nostro modo di fare teatro, stravolgendo le modalità con cui componevamo i nostri spettacoli in precedenza e mettendo al centro la relazione tra la figura dell’attore e dello spettatore. A questo spettacolo sono seguiti, crescendo anche parallelamente ad esso, il lavoro da Brecht con Sulla difficoltà di dire la verità, Allarmi! sul tema del neofascismo nella “democrazia” contemporanea e 1917 dedicato al centenario della Rivoluzione d’ottobre. E sarebbe già partito un progetto su 1984 di Orwell, se ERT non ci avesse bruciato il titolo con un altra produzione dello stesso titolo proprio in questa stagione.
Il politico è entrato quindi a pieno titolo nel nostro teatro, anche se oggi si ha la tendenza a rifuggire questo appellativo. La società è molto cambiata rispetto a cinquant’anni fa quando il teatro sembrava ancora essere uno strumento di cambiamento della società. Per noi lo è ancora oggi, anche se sappiamo di essere in un momento storico difficile per le arti e la cultura in generale, ma lottare perché il teatro abbia ancora questa funzione politica, di mettere a confronto i soggetti della polis spingendoli a riflettere su se stessi e le direzioni che stanno prendendo, fa parte della nostra r-esistenza culturale quotidiana.
Didi-Huberman, nel saggio che ha dato il titolo allo spettacolo Come le lucciole, affermava che “l’immaginazione è politica” e che soltanto attraverso di essa è possibile immaginare e costruire un mondo migliore. È uno slogan di cui ci siamo innamorati e che sempre ci accompagna nel nostro lavoro, anche quando non affrontiamo per forza tematiche esplicitamente politiche. Anche se dobbiamo ammettere, come è d’altronde chiaro dai titoli dei nostri spettacoli, che sono proprio i temi più politici e che riteniamo parlino alla società di oggi, quelli che ci interessano di più.

ErosAntEros “Allarmi!”

A proposito, possiamo anticipare con grande piacere, che abbiamo da tempo fissato una produzione internazionale con il Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato di Fiume che ci porterà a lavorare nel 2019 su L’Anima buona del Sezuan di Brecht. Mentre il nostro prossimo spettacolo poetico-musicale dovrebbe prendere le mosse da un famoso racconto dell’Ottocento, che per il momento preferiamo non svelare, ma che proseguirà fortemente l’affondo sui temi che abbiamo esplorato in Come le lucciole

QeO: Walter Benjamin, proprio lavorando su certe “ossessioni” di Brecht, ha sviluppato tutta una teoria, che è estetica e politica allo stesso tempo e modo, sulla citazione del passato. E voi, come pensate che eventi lontani nel tempo come il ‘17 russo possano agire sul presente?

EAE: Il concetto di citazione di Benjamin ci ha guidati sia in Sulla difficoltà di dire la verità che in 1917. Per il filosofo tedesco esso espiantava un segmento del passato carico di adesso (che costituiva una risposta alla situazione politica dell’oggi) e lo innestava nel presente, in maniera simile a come noi ci proponiamo di fare attraversando dal vivo il testo brechtiano scelto o le parole infuocate dei poeti rivoluzionari russi, convinti che questi possano essere utili a noi e agli spettatori per prendere nuova coscienza del nostro presente nella speranza di spingerli a desiderare di modificarlo in meglio.

Brecht & Benjamin

L’operazione che ci eravamo proposti di compiere in particolare con 1917 era di ridare, attraverso il nostro lavoro su parola e musica, una nuova possibilità di realizzarsi a quell’utopia che è sembrata poter ribaltare il mondo e spingere chi ascolterà quelle parole a immaginare anche oggi una vita più “giusta, pulita, allegra, bellissima” per tutti, pur tenendo ben presente ciò che la storia ci ha consegnato riguardo al sistema nato dalla rivoluzione, che come sappiamo ha dissipato non solo i suoi poeti ma molto di più. Questo è il fuoco che ci spinge ad affrontare testi apparentemente datati e rileggerli in nuova luce assieme agli spettatori, perché crediamo fortemente che siano ancora interessanti proprio perché, nonostante siano passati cent’anni riescono (aggiungeremmo purtroppo!) ad essere ancora attuali e a parlare al nostro oggi.

QeO: Sarebbe interessante capire, se ve ne sono, i vostri riferimenti principali nella storia del teatro e della musica. E nel caso di come avete operato nel modificarli. Nel modo di recitare di Agata sembrano siano presenti allo stesso tempo differenti registri gestuali, dall’espressionismo alla commedia dell’arte. Davide invece si muove elegantemente tra musica elettronica e cosiddetta classica.

ErosAntEros “Sulla difficoltà di dire la verità”

Per terminare questa domanda, non so voi che ne pensiate, ma a me pare che voi lavoriate molto sui “frammenti”, che è qualcosa che possiamo far risalire come ideale e pratica al romanticismo tedesco. Vi sentite un po’ dei romantici?

EAE: Il nostro percorso è abbastanza anomalo nel sistema del teatro istituzionale. Come ti raccontavamo prima, ci siamo formati e abbiamo iniziato a fare teatro in maniera “non accademica”, formandoci prima di tutto attraverso l’esperienza diretta e come spettatori. Da sempre infatti, perseguiamo un’idea di formazione permanente, che passa attraverso la pratica, ma anche (e spesso in gran parte) attraverso la pratica dello sguardo. Inoltre, molti dei riferimenti che nutrono i nostri spettacoli non fanno parte soltanto del teatro, ma appartengono al mondo della musica, del cinema, della filosofia, delle arti visive. Davide prima ancora di avvicinarsi al teatro ha avuto un percorso musicale molto profondo, iniziando da bambino con lo studio del pianoforte per poi proseguire nella musica alternativa underground tra punk, hardcore punk, new wave, post punk, che con varie deviazioni, stravolgimenti e allargamenti progressivi è arrivato a soffermarsi sull’elettroacustica e poi a contemplare e ad annullare allo stesso tempo ogni “genere” e infine a riversare tutto questo nel teatro.

ErosAntEros “1917”

Rispetto invece alla domanda sui riferimenti formali della recitazione di Agata, variano in realtà da spettacolo a spettacolo. Ultimamente siamo molto affascinati da un tipo di recitazione antinaturalistica, che ci divertiamo a far sfociare nella parodia, fino al derisorio e al grottesco, e che in effetti potrebbe ricordare certo teatro espressionista tedesco… Questa particolarità, connettendoci alla tua seconda domanda, potrebbe essere anche ciò che ci lega al romanticismo tedesco, anche se non ci definiremmo dei “romantici”, ma piuttosto dei “materialisti storici” molto affezionati alle tecniche di straniamento dell’attore.

ErosAntEros “Sulla difficoltà di dire la verità”

L’avvicinamento al teatro di Mejerchòl’d che abbiamo potuto mettere in pratica con 1917 e già prima con alcune sequenze di azioni ispirate alla biomeccanica presenti in Sulla difficoltà dire la verità, sono in realtà un avvicinamento al teatro epico di Brecht, che affonda le sue origini proprio nel teatro espressionista tedesco e nel cabaret. Ma come in tutto ciò che facciamo, non vogliamo mai ricalcare alla lettera la teoria e la prassi dei grandi maestri che ci hanno preceduti ma nutrirci del patrimonio che essi ci hanno lasciato e trasformarlo in linguaggio nuovo, come d’altronde loro stessi hanno fatto guardando al teatro che c’era stato prima di loro (nel caso di Mejerchòl’d proprio alla Commedia dell’Arte e al teatro romantico).

Mejerchòl’d “Il magnifico cornuto” (1922)

QeO: Una volta il drammaturgo tedesco Heiner Müller ha dichiarato che “esistono delle pièce che devono imporsi contro il gusto del pubblico ma ci vuol tempo; altre invece non hanno alcun bisogno di andare controcorrente. E non sempre sono le migliori, e le più significative. Il teatro ha anche la funzione di creare divisione tra il pubblico, di criticarne i bisogni”. Certo, già il solo dire questo in un’epoca come la nostra sembra già una provocazione. Che ne pensate voi?

EAE: Sembra una provocazione, ma è una provocazione necessaria, altrimenti tutto il teatro si ridurrebbe soltanto a una fotocopia della televisione commerciale di più triste categoria. E dato che il teatro commerciale non ci interessa, ma anzi contro di esso ogni giorno lottiamo per far sopravvivere nella società contemporanea la nostra idea di teatro d’arte, andare “controcorrente” rispetto ai gusti più intestini del pubblico è l’unica strada possibile.

Heiner Müller

Ciò non vuol dire però, almeno per noi, fare un tipo di teatro che non pensa allo spettatore. Negli anni la relazione con questo soggetto centrale nell’esperienza teatrale è diventata per noi sempre più importante. Con i nostri ultimi lavori l’abbiamo cercato, chiamato in causa, interrogato… In Allarmi! addirittura a un certo punto dello spettacolo, grazie all’espediente tecnico della videocamera utilizzata dal vivo lo riprendiamo per proiettarlo in diretta e restituirlo al suo stesso sguardo sotto forma di specchio. La sua presenza in sala di fronte al nostro lavoro e la necessità che abbiamo di riflettere assieme ad esso su determinate questioni, di porci delle domande, è al centro e all’inizio di ogni nostro spettacolo. Tutto ciò che facciamo verte verso questo sguardo, ma non per assecondarlo, bensì per fare collettivamente un’esperienza che porti sia noi che lui da un’altra parte, facendoci comprendere meglio al contempo il mondo in cui viviamo e noi stessi.

QeO: Infine, ErosAnteros, vi va di svelarci il significato del nome che vi siete scelti?

EAE: Secondo la mitologia, dopo che Afrodite partorì Eros, egli restava sempre bambino. Preoccupata la dea si confrontò con la saggia Temi che le rispose che Eros non sarebbe cresciuto finché non avrebbe avuto l’amore corrisposto di un fratello. Così Afrodite si unì ad Ares e generò un secondo figlio, Anteros. I due fratelli crebbero insieme, ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava bambino. Questo racconto insegna che l’amore (Eros) per crescere ha bisogno di essere corrisposto (Anteros). Ma nel nostro nome si nasconde in realtà anche un altro significato. Leggendolo con attenzione si scopre che oltre alla prima “E” e alla “A” anche la seconda “E” di “AntEros” è maiuscola, il che mette in risalto la particella “Ant”, ovvero il prefisso portatore di antinomia. Quest’ultimo, ponendosi dopo il primo “Eros” e prima del secondo “Eros”, nasconde il secondo significato del nostro nome, ovvero “Eros-Anti-Eros”, “amore-contro-amore”.
Entrambi questi significati hanno a che fare con il nostro modo di intendere la creazione artistica, ovvero la corrispondenza di intenti, idee e passioni da un lato, e lo scontro tra questi stessi elementi dall’altro. Senza questo doppio movimento, almeno per quel che ci riguarda, non ci sarebbe né creazione né crescita artistica; soltanto l’amore per un obbiettivo comune e lo scontro, a volte anche violento, tra gli intenti e le diverse modalità con cui si desidera raggiungerlo, creano quella magica alchimia che permette all’opera di svilupparsi e crescere. Si tratta di un atto d’amore e allo stesso tempo di uno scontro, poiché ogni scelta è anche una perdita e comporta delle conseguenze. In particolare, nel nostro modo di lavorare assieme proprio questo scontrarsi è fondamentale, poiché portatore di valore aggiunto all’opera che si sta creando, grazie all’incontro tra linee diverse, che scomponendosi e ricomponendosi creano qualcosa di inaspettato, che conserva al suo interno anche la memoria di ciò che durante il processo creativo si è apparentemente abbandonato.

Fino al 17 dicembre ErosAntEros è a Modena, al Teatro delle Passioni, con il suo Allarmi!, mentre 1917 andrà in scena a Bologna il 23 e il 24 di gennaio presso il Teatro Arena del Sole.