Un tentativo di autoriflessione critica – Un viaggio all’inferno.

 

Premessa: in luglio abbiamo pubblicato uno “speciale Amburgo”  dedicato alle mobilitazioni contro il g20 e nei vari articoli trasparivano le tensioni che gli eventi avevano prodotto anche all’interno dei movimenti tedeschi. In particolare un grande e duro dibattito aveva messo in questione il comportamento di due “portavoce” vicini al centro sociale Rote Flora. Pubblichiamo oggi la lettera aperta di Andreas Beuth, avvocato e portavoce della campagna “Welcome to hell”, nella quale egli si scusa per il suo comportamento a dir poco avventato e attraverso la quale possiamo comprendere bene i termini del dibattito tedesco. Inoltre ci sembra un buon esempio per noi in Italia, abituati a che nessuno faccia mai autocritica e che va sempre tutto bene madama la marchesa.

[In basso anche la versione della lettera in inglese]

Cari amici e compagni,

Sono Andreas Beuth, un avvocato in pensione seppure ancora eserciti la professione, un attivista della campagna “Welcome to Hell”, organizzatore della manifestazione Welcome to Hell del 6 luglio scorso ( ad Amburgo), nonché uno dei portavoce ufficiali della campagna in questione.

Prima di tutto vorrei prendere le distanze dalle dichiarazioni che io stesso ho rilasciato, in cui mi dissociavo dalle azioni militanti contro il G20, con particolare riferimento a quanto avvenuto il venerdì (7 Luglio) nel quartiere dello Schanzenviertel. Le mie affermazioni sono state politicamente sbagliate e dannose per il movimento della sinistra radicale. Per queste vorrei esprimere le mie più sincere scuse.

Mi piacerebbe anche provare a spiegare come, in 30 anni di relazioni con la stampa più o meno ben tenute su temi politici e giuridici, un errore così grave possa essere stato commesso, senza tuttavia relativizzare la portata di dichiarazioni politicamente sbagliate o dannose.

Prima del corteo del sabato (8 Luglio), ho rilasciato un’intervista all’ARD (Consorzio delle emittenti di radiodiffusione pubblica della Repubblica Federale Tedesca o Federazione delle Radiotelevisioni tedesche) e al NDR (Radio del Nord della Germania con sede ad Amburgo) “sui riot nello Schanzenviertel”, senza che ce ne fosse alcun bisogno e per il solo fatto che mi si puntavano i microfoni in faccia. Non avrei dovuto farlo. Ero emotivamente provato e sotto pressione per quanto accaduto la notte di venerdì, durante la quale avevo pensato che fossero avvenute molte cose buone ma altrettante completamente sbagliate. Ero stato a discutere degli eventi per metà nottata, avevo dormito solo 4 ore, ed ero psicologicamente esausto. In assoluto, ma anche per questi particolari motivi, anziché essere esposte alla stampa, certe valutazioni sarebbero dovute rimanere interne ad una discussione di movimento, discussione che, con qualche esitazione, è appena iniziata tra coloro che hanno partecipato alla campagna (Welcome to Hell). Solo allora si poteva decidere collettivamente se fare o meno un comunicato. Non avrei mai dovuto rilasciare dichiarazioni così fatali e sicuramente non avrei mai dovuto farlo di testa mia, senza consultare altri!

Ora sulle singole affermazioni:

Tutto è iniziato con la citazione su “Poeseldorf” (una zona chic di Amburgo), sulla quale la stampa, con mia enorme sorpresa, si è principalmente concentrata. In realtà avevo detto molto di più di ciò che è stato riportato, ma l’intervista completa non è mai stata mandata in onda e ancora oggi non ne ho completa cognizione. La citazione pubblicata è quella che segue:

Noi, come attivisti della sinistra ed autonomi, ed io, come portavoce di questo gruppo, sicuramente abbiamo una simpatia per certe azioni, ma sicuramente non se accadono nel nostro quartiere, quello in cui viviamo. Perché non fare certe azioni a Poeseldorf o Blankenese (zone chic di Amburgo)? Infatti c’è molta incomprensione per la distruzione dei nostri stessi negozi nello Schanzenviertel, posti in cui noi stessi e gli altri abitanti facciamo compere”.

Rispetto a questa dichiarazione, innanzitutto io non sono il portavoce degli autonomi, in quanto questi chiaramente non hanno portavoce, e ciò corrisponde evidentemente anche alla mia idea di politica autonoma. Non ho davvero cognizione di come ho potuto dire una cosa simile. Ciò che veramente avrei voluto dire è che io ero il portavoce della campagna autonoma “G20-Welcome to Hell”. Ma detto ciò non avrei dovuto rilasciare dichiarazioni senza prima essermi consultato con altri componenti di questo gruppo. Trovo ancora più complicato valutare il contenuto di questa affermazione e, senza rivelare completamente la mia posizione sul tema (vedi infra), per ora, su questo, basti pensare che sono molte e diverse le posizioni e le valutazioni politiche. Per alcuni lo Schanzenviertel è ancora un quartiere resistente, in cui molti appartenenti alla sinistra antagonista vivono insieme ai molti simpatizzanti e in cui ci sono ancora molti posti appartenenti alla comunità di movimento. Per altri invece è un quartiere gentrificato e radical chic come molti altri. Inoltre ci sono anche prospettive differenti sulla “distruzione dei nostri stessi negozi”. Alcuni sottolineano il fatto che negozi come Rewe e Budney (appartenenti a grandi catene) facciano del bene allo Schanzenviertel, donando prodotti agli asili ed ai senzatetto e dimostrando tolleranza verso spazi come il Rote Flora. Per altri, sono semplicemente negozi appartenenti a grandi catene indipendentemente da dove nella città si trovino. Invece, c’è un accordo di fondo sul fatto che siano stati coinvolti anche i negozi più piccoli che simpatizzano con il Rote Flora. Inoltre tutti concordano sul fatto che sia del tutto privo di legittime ragioni militanti l’aver messo in pericolo delle persone incendiando edifici, compresi gli uffici in cui potevano ancora esserci persone a lavorare o pulire.

Trovo che, tra tutte, la dichiarazione su “Poeseldorf”, ad eccezione della parte relativa al “portavoce del movimento autonomo”, sia quella politicamente meno grave rispetto alle prese di distanza contenute nelle successive interviste all’ Abendblatt, al MoPo e al TAZ (quotidiani tedeschi).

Nel frattempo però, si era messo in atto un coordinato attacco contro la mia persona che ha senz’altro contribuito alle mie prese di distanza, senza perciò che io possa o voglia in ogni caso giustificarle.

La stessa sera, dopo la trasmissione dell’intervista tv, è iniziata una sempre più aggressiva e odiosa invettiva contro di me. Per strada, sono stato anche ferocemente insultato e minacciato al punto da aver avuto bisogno di una scorta (ringrazio tutti quelli che hanno contribuito alla mia protezione). Contemporaneamente contro di me è stata messa in campo dalla stampa, poi costantemente alimentata dai politici, un’incredibile campagna diffamatoria. Lunedì 10 luglio 2017 ho ricevuto tantissime telefonate e richieste per e-mail, soprattutto da parte di giornalisti di Amburgo, che mi ponevano di fronte alla scelta tra rilasciare subito una dichiarazione chiarendo la mia posizione o passare grossi guai.

È stato in queste condizioni che ho commesso l’errore più grande. Non sono riuscito a sostenere tutta quella pressione e sono andato nel panico. Ho pensato di dover reagire immediatamente e, invece di prendermi qualche ora di tempo per ragionare insieme a qualche compagno immediatamente disponibile, ho agito da solo senza pensare.

Nei giorni e nelle settimane successive le minacce sono anche peggiorate. Sono stati pubblicati numerosi testi contenenti minacce esplicite. Alcuni li hanno interpretati come satira di movimento mentre altri, tra cui me in quanto obiettivo, li hanno letti come minacce dirette. Contemporaneamente la campagna diffamatoria della stampa non sembrava affatto cessare e la dichiarazione su Poeseldorf veniva continuamente ripresa e commentata. Inoltre ho ricevuto una condanna pubblica da parte dell’Ordine degli avvocati con conseguente inizio di un procedimento disciplinare. E in più, a peggiorare la situazione, a seguito di ben 25 diverse denunce, è iniziato anche a mio carico un procedimento penale preliminare per apologia di comportamenti criminali. Proprio a causa della pendenza di questi procedimenti, al di là di questo scritto, voglio fare attenzione alle dichiarazioni pubbliche che faccio.

Le minacce, la campagna diffamatoria della stampa e la repressione sono anche i motivi per i quali solo molto lentamente sono riuscito a tornare in carreggiata e a schiarirmi le idee. Solo allora sono riuscito a condividere un percorso di critica e autocritica con coloro che fanno parte del mio contesto più prossimo, sia a livello personale che politico. Ciò ha portato ad una discussione che ha a sua volta prodotto questo testo. Sono consapevole che questo testo sarebbe dovuto uscire prima, ma allora non mi è stato soggettivamente possibile.

Ora tornando alle interviste rilasciate lunedì 10 Agosto 2017 e pubblicate contemporaneamente l’11 agosto 2017 su Abendblatt, su MoPo e su TAZ.

Abendblatt:

Certe azioni erano solo insensate violenze ed hanno superato il limite. Mi dissocio completamente da quanto avvenuto venerdì sera. Anche noi siamo scioccati dagli eventi”.

Mi dà i brividi ogni volta che la leggo. Come posso aver fatto un commento così superficiale e banalizzante. Non riesco a riconoscermi in questa affermazione e ancora non mi spiego come possa mai averla sostenuta. È anche strano che io abbia sempre parlato di un “noi” senza spiegare cosa fosse questo “noi” e senza che avessi ricevuto alcun mandato né dagli organizzatori della campagna (Welcome to Hell) né tanto meno dagli autonomi.

Noi rappresentiamo gli attivisti autonomi moderati di sinistra in Europa e non abbiamo invitato queste altre persone. I gruppi che abbiamo contattato sono venuti senza alcuna intenzione di incendiare, saccheggiare e commettere gravi atti di violenza. Di solito rifiutiamo tutto ciò”.

Questa differenza tra autonomi moderati e altri autonomi è certamente un assoluto nonsense e sono pienamente caduto nella trappola mediatica. “Welcome to Hell” si era mobilitata e aveva mandato inviti a livello internazionale ed io ho partecipato anche in questo aspetto. “Benvenuti a tutti voi”! Per lo più abbiamo cercato di fare del nostro meglio nello spiegare il senso della manifestazione “Welcome to Hell”, ma allo stesso tempo non abbiamo dato alcuna linea guida. Non possiamo e non vogliamo farlo. Per questo motivo severamente ed esplicitamente condanno la mia affermazione sul fatto che non avremmo dovuto per qualunque motivo invitare certe persone.

Abbiamo visto, specialmente il venerdì, una nuova e ripugnante dimensione di violenza commessa da queste persone. Mi assumo parte della responsabilità di tutto ciò”.

Ripugnante dimensione di violenza” non è stata una mia scelta terminologica. Non posso neanche immaginare di averlo detto. Ma poiché ho apparentemente prestato il mio consenso (avendo a disposizione appena un’ora di tempo per farlo), me ne assumo la responsabilità politica. Trovo questa affermazione particolarmente brutta. Sono stati la regia del summit e la brutale repressione della polizia, fatta una stima delle vittime, ad essere “ripugnanti”.

MoPo ( Laddove differisce dall’ Abendblatt):

Incendi dolosi e saccheggi non hanno nulla a che fare con proteste legittime, ed io sicuramente troverei sbagliate certe azioni anche se fatte a Blankenese o Poeseldorf”.

Mi sono già espresso su questo e non farò ulteriori commenti qui.

Sono stato citato anche per aver detto che la frenesia del riot del venerdì sera era dovuta al fatto che molti militanti non erano riusciti ad arrivare prima di venerdì stesso (questa non è una citazione diretta e non ne ho parlato in questo modo). “Ho anche sentito parlare in italiano, spagnolo e francese. Non abbiamo invitato noi queste persone con cui non abbiamo neanche mai parlato”.

Si questo l’ho detto. Trovo sia un errore davvero madornale, è mai possibile cadere così in basso? Questo non è accettabile. Noi/Io avevo esplicitamente invitato compagni da fuori ed ero stato in contatto con molti di loro durante il summit.

Vedrò di fare in modo che questo testo venga tradotto in altre lingue, come l’inglese, e spedito come corrispondenza, nonostante il ritardo. Tutti i prigionieri politici che sono stati reclusi per il summit del G20 hanno la mia solidarietà incondizionata, specialmente quelli venuti da fuori che sono stati sottoposti a ulteriori soprusi e che hanno dovuto passare più tempo in carcere rispetto ai prigionieri tedeschi.

TAZ ( Laddove differisce dall’ Abendblatt e dal MoPo):

Posso chiaramente dire che condanno del tutto cose come i saccheggi e le macchine bruciate, e ancor di più gli incendi ai negozi in cui le fiamme avrebbero potuto raggiungere i piani abitati”.

Mi sono già espresso sull’incendio di edifici. Ho fatto diverse considerazioni sui saccheggi. La stessa cosa vale per le macchine. C’è una bella differenza tra uno show room Porsche a Eidelstedt e una piccola utilitaria di una mamma single che la usa per andare avanti ed indietro dall’asilo tutti i giorni. Per alcuni questa differenza è evidente. Altri vedono le macchine come macchine, come status symbol della società capitalista. Non dirò altro su questo argomento.

Mi assumo parte della responsabilità politica, ma non sono responsabile per quello che hanno fatto spagnoli, italiani e francesi, che neanche conosco. (…) Non sono riuscito a parlare per tempo con queste persone”.

È indegno l’aver addossato la responsabilità di azioni militanti ai compagni arrivati da fuori. E ancora, è molto arrogante da parte mia l’aver detto che avrei voluto parlare con loro prima che certe cose accadessero. Con che diritto avrei potuto farlo? Sono sinceramente mortificato.

Ci sarebbero ancora alcune dichiarazioni da commentare criticamente, ma sarebbero solo considerazioni ripetitive.

Per riassumere ancora: ho fatto un grave ed imperdonabile errore. Me ne pento profondamente e per questo chiedo scusa. Spero che almeno alcuni possano accettare queste mie sentite scuse. Altrimenti dovrò semplicemente conviverci per sempre.

Alcuni commenti finali:

Questo testo è stato scritto dopo alcune discussioni con quei compagni che mi hanno dimostrato solidarietà nonostante fossero critici nei miei confronti. Tuttavia questo testo rimane il mio. Sono sia preparato che interessato a continuare la discussione, che comunque preferirei avvenisse in incontri a tu per tu e che non fosse lasciata alla corrispondenza scritta. Chiunque mi voglia cercare mi troverà lungo la strada da lui/lei scelta.

23.8.17

Andreas Beuth

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