Uno scoglio nell’anima allagata.

 

Walter Benjamin scrive ad Asja Lacis.

[Premessa: Walter scrive ad Asja nel 1935 dopo aver ricevuto una lettera nella quale lei raccontava che aveva cercato qualche occupazione per lui in Unione Sovietica, poiché sapeva quanto Benjamin versasse in difficile condizioni economiche, ma che non era ancora riuscita a trovare alcunché. È una delle due lettere che Asja riuscì a conservare e che ha poi pubblicato nella sua bellissima autobiografia Professione: Rivoluzionaria edita in italiano da Feltrinelli nel 1976 e ormai da classificare tra i libri introvabili]

Asja,

Sono stato molto contento di ricevere la tua lettera. Trovo straordinario da parte tua 1) di aver cercato qualcosa per me 2) di non averne parlato prima.

Nella pessima situazione in cui mi trovo, la gente si diverte a destare in me speranze senza fondamento. In questo modo si finisce per divenire sensibili alle speranze e come un reumatizzato alle correnti d’aria. Fa molto piacere che esista qualcuno che in circostanze simili non suscita nessuna speranza, e fosse pure perché è troppo pigro per scrivere lettere. Questa persona sei tu naturalmente, e ti tengo per questo su uno dei pochi punti elevati e sicuri che ancora ci siano nella mia “anima” quasi completamente allagata. Così il fatto che tu non mi scriva ha quasi il valore che avrebbe la tua voce, se la potessi sentire di nuovo dopo tanti anni.

Nei primi due anni di vita da emigrante ho dato prova di grande destrezza. Ma può facilmente venire il momento in cui queste dimostrazioni non interessano più nessuno – e a me stesso non interessano più da un pezzo. Le circostanze, che subordinano il mio luogo di residenza a imprevedibili combinazioni, rendono molto difficoltoso un lavoro importante a lunga scadenza. Esso è ancora più ostacolato dalla disorganizzazione del mercato, che ha spazio soltanto per la narrativa.

Mi viene in mente che voglio mandarti uno dei miei ultimi grossi lavori con questo stesso giro di posta. Forse può essere pubblicato a Mosca; lì dovrebbe interessare. In cambio ti chiedo naturalmente il tuo libro.

I miei lavori, come quelli di cui ti ho parlato prima, sono quasi tutti pubblicati dalla “Zeitschrift für Sozialforschung”. Il prossimo numero esce fra qualche settimana e tratta della letteratura in rapporto alla sociologia della lingua negli ultimi 10 anni. Nello stesso numero vi sono anche importanti ricerche russe di Mar e Vyigotskij da me elaborate. Una mia lunga recensione del Dreigrschenròman uscirà in aprile.

Spero che tu lo abbia letto. Penso che nella letteratura mondiale occuperà un posto accanto a Swift. Forse quest’estate vado di nuovo in Danimarca.

Un mio amico, un grande radiologo, verrà probabilmente tra qualche tempo in Russia per lavorare. Lo manderò da te.

Se non avrà trovato lavoro per me in Russia entro sei mesi, non sentirà più parlare di me. Eppure è uno dei miei più vecchi amici!

Mio figlio lascia ora la Germania per andare a studiare in Italia. D’altra parte io non sto più con mia moglie – col tempo era divenuto troppo difficile. Adesso andrò certamente a Parigi. Scrivimi là all’indirizzo di mia sorella che trovi alla fine della lettera.

Dov’è finita la Steffin? Da tempo non ho avuto più sue notizie. Spero che almeno sia in buona salute. Ora vorrei vederti con la tua pelliccia di renna e passeggiare al tuo fianco per le vie di Mosca.

Questa lettera è già piuttosto lunga e se tu scrivi subito, Asja, ne arriva una più lunga.

Walter