Microdosing LSD – in corteo.

di Alfio Marruggia

“In questa epoca insurrezionale anche la pratica dell’espansione della coscienza e dell’energia è di fatto una possibile strategia operativa avanzata di lotta all’ideologia borghese di una società a tecnocrazia avanzata. Le “droghe” in senso stretto […] sono un mito pubblicitario già da lungo tempo legato al modo di produzione del capitale e non hanno nulla in comune, in quanto a pericolosità, con le droghe di cui è impregnata la vita quotidiana. Il mito della scienza che misura la morfina a centimetri cubici misura allo stesso tempo la miseria di una società la cui ideologia – espressione del potere dominante – cerca disperatamente di corrodere la teoria rivoluzionaria […]”
Aa.vv, Ma l’amor mio non muore : origini documenti strategie della cultura alternativa e dell’underground in Italia, Novembre 1971

In un articolo pubblicato sul sito della MAPS1, riguardante l’assunzione di micro-dosi di LSD durante la pratica di sport estremi, si legge:

“Virtually all athletes who learn to use LSD psycholytic dosages believe that the use of these compounds improves both their stamina and their abilities. According to the combined reports of 40 years of use by the extreme sports underground, LSD can increase your reflexes time to lightning speed, improve your balance to the point of perfection, increase your concentration untilyou experience “tunnel vision”, and make you impervious to weakness or pain. LSD’s effects in these regards amongst the extreme-sport community are in fact legendary, universal, and without dispute”.

La tesi dell’autore, di nome J. Oroc, è questa: la pratica del microdosing con sostanze psichedeliche è diffusa tra chi pratica sport estremi perché di fatto non mette a rischio il consumatore. Al contrario, sembra che l’effetto sub-threshold, ovvero sotto la soglia di comparizione degli effetti di alterazione delle percezioni sensoriali, dato dalla micro-dose di LSD aiuti i consumatori a ottenere una maggiore concentrazione, una maggiore percezione di sé e del proprio corpo, e quindi permetta non solo di ottenere una migliore prestazione ma anche di trarre maggiore godimento dall’esperienza sportiva (spesso praticata in mezzo a paesaggi naturali).

L’autore dell’articolo sembra difendere una tesi che a prima vista pare appare paradossale: afferma infatti che è possibile utilizzare delle sostanze psichedeliche nel bel mezzo di situazioni “estreme” in cui è essenziale possedere una padronanza totale del proprio corpo e dei propri riflessi. Quello descritto nell’articolo è un esempio concreto di come la LSD può aiutare a mantenere la lucidità in momenti di forte tensione, e non il contrario, come invece si ha la tendenza a credere se ci si attene alla comune vulgata sugli usi di tali sostanze.

La situazione alla quale faccio riferimento qui di seguito costituisce un altro esempio concreto a conferma delle tesi di Oroc e della comunità degli sportivi americani. Racconterò brevemente l’esperienza di tre differenti situazioni di piazza, rigorosamente affrontate con l’aiuto di una piccolissima dose di LSD.


Micro Introduzione

[L’autore scrive nei mesi subito successivi al movimento contro le elezioni francesi tenutesi nei mesi di aprile-maggio 2017, ndr.]

Da qualche tempo a questa parte, a Parigi, le occasioni di scendere in strada non sono mancate. Che si trattasse di manifestazioni oceaniche di centinaia di migliaia di persone o di piccole e rapide manif sauvages [manifestazioni non autorizzate, per natura assai mobili e imprevedibili], sono molte le volte in cui giovani e meno giovani si sono trovati a condividere una situazione di tensione collettiva nelle strade. Che la manifestazione prevedesse uno scontro diretto con la polizia, o di giocare al gatto col topo nei vicoli del ventesimo arrondissement, abbiamo scoperto che prendere una micro-dose di LSD prima dell’inizio dei giochi può aiutare per diverse ragioni.

Il microdosing con sostanze psichedeliche (quali LSD-25 e psilocibina) differisce dall’assunzione di dosi normali o “eroiche” di tali sostanze. Inoltre, si tratta di una pratica che non ha effetti negativi sul corpo – al contrario di droghe quali caffeina e alcol, che causano una forte dipendenza fisica e psicologica.
Tale pratica prevede l’assunzione di bassissime dosi (corrispondenti a circa 10-20 microgrammi di LSD e tra 0.2 e 0.5 grammi di funghi secchi, ovvero un decimo di una dose normale) di sostanza attiva con una frequenza che varia dalle 2 alle 3 volte a settimana. Tale pratica è consigliata da James Fadiman, psicologo americano e fondatore della scuola di Psicologia transpersonale, come terapia a media-lunga durata (minimo un mese, con assunzioni ogni 4 giorni) per curare stati di depressione e ansia, per aumentare il proprio livello di creatività e vitalità o per migliorare le relazioni col gruppo.

Creatività e vitalità sono due caratteristiche apprezzate da molti, compresi i biohackers della Silicon Valley. Questi NERD psichedelici, avanguardisti del turbocapitale in salsa Yankee, hanno preso in considerazione l’idea di drogarsi al lavoro già da tempo. Dopo averci riflettuto un po’ su, ci siamo chiesti se e come avesse senso ricercare tali effetti anche in un contesto estraneo al tempo e al luogo del lavoro, per scopi diametralmente opposti a quelli degli imprenditori della Silicon Valley. Quando si prendono delle piccole dosi di LSD, il consiglio dei “terapeuti” è di non interrompere assolutamente lo svolgersi delle nostre attività quotidiane. Abbiamo preso alla lettera tale consiglio: fortuna ha voluto che le quattro manifestazioni di cui vi racconterò siano state organizzate proprio nei giorni in cui il calendario prevedeva l’assunzione di una micro-dose.

Election Day

Parigi, 23 aprile 2017. Giorno di elezioni. I sondaggi non fanno ben sperare. Il milieu è percorso da un mormorio teso. La notizia del passaggio al secondo turno della Marescialla Le Pen corre veloce, fa il giro di Parigi. L’altro candidato è la caricatura renziana Emmanuel Macron. Ci guardiamo attorno: la città è depressa. I Bobo di rue Menilmontant, aggrappati alle terrasses dei loro cafés e alle loro speranze elettorali disattese, non sembrano dare alcun cenno di vita.

Ma per qualcun altro, le parole d’ordine nel caso di un eventuale passaggio al secondo turno della Le Pen erano chiare: foutre le bordel, partout.

[RESOCONTO ESPERIENZA]

La prima sera abbiamo diviso un blotter di LSD di buona qualità e non tagliato con anfetamine o stimolanti in dieci parti e ne abbiamo prese tre, una per ciascuno, verso le 19. L’effetto ha cominciato a palesarsi, come accade solitamente, dopo circa mezz’ora. La serata si è svolta senza troppi scontri diretti. Il tentativo delle piccole ma determinate manifestazioni era di seminare la polizia, seguendo percorsi imprevedibili, seminando al contempo il disordine, costruendo barricate per bloccare le strade e attaccando banche e manifesti elettorali.
Il primo effetto notato era un aumento considerevole della resistenza alla stanchezza, un aumento più longevo e soprattutto meno invadente – privo di effetti collaterali – di quello dato dall’adrenalina. Inoltre, soprattutto alla fine della serata, abbiamo notato un cambiamento in positivo dell’umore. Un cambiamento positivo che non sembrava sfociare nell’incoscienza; anzi, avevamo la sensazione di essere più coscienti che mai – nonostante avessimo bevuto parecchie birre e whisky – e non solo grazie all’effetto stimolante della sostanza. C’era un effetto “di più” che in quel momento non eravamo troppo in grado di riconoscere, ma che si sarebbe palesato nei giorni a venire con sempre maggiore chiarezza.
La Nuit des barricades si è protratta per ore e ore. Una notte, per l’appunto.
Alla fine dei giochi, ci siamo rifugiati in casa di un’amica. In quel momento abbiamo saputo che un amico era stato arrestato durante una delle tante passeggiate notturne. Per fortuna eravamo ancora svegli e attivi, crediamo non solo grazie all’adrenalina ma anche alle micro-dosi, per cui ci siamo attivati subito con la procedura di “recupero” del nostro amico, senza aspettare il giorno dopo.
Erano le 5 di mattina quando siamo andati a letto, dopo una lunghissima discussione sul risultato elettorale e i possibili sviluppi futuri della situazione politica, molto contenti di avere provato la micro-dose.

La Petite manif: trop mignonne!

Tre giorni dopo, questa volta chiamata dagli studenti medi, si svolge un’altra manifestazione. L’appuntamento è in Place de la Republique alle 11.30, il percorso previsto è: Place de la Republique – Boulevard Filles du Calvaire – Place de la Bastille – Boulevard Diderot – Place de la Nation.

Partiamo da una facoltà del centro bloccata per l’occasione: prima micro-dose. Stavolta a sperimentare non siamo più tre, ma cinque. Nel trambusto del blocco, tenendo sulla mano il cartoncino per sforbicinarlo in piccole parti, entra attraverso la pelle una dose maggiore di quella prevista. La dose è sicuramente troppo alta, un po’ rischiosa forse, ma il contesto è favorevole perché non si tratta di una manifestazione che si annuncia particolarmente violenta. Dopo aver fatto visita a un liceo – sempre centrale e bloccato da una catasta di cassonetti dell’immondizia – in una quarantina diamo vita a una piccola ma assai gioiosa manifestazione che arriva in Place de la République bloccando parte di un grande boulevard.

E’ durante questa micro-manif sauvage che qualcuno (che se non sbaglio aveva assunto la microdose) scandisce un coro che si sarebbe ripetuto per tutta la giornata: “La petite manif / c’est trop mignonne!” – “Le piccole manifestazioni sono così carine!”.
Infatti, da place de la Bastille sono partite diverse manifestazioni, alcune delle quali giocano al gatto col topo per le vie della città per ore, bloccando strade e seminando la polizia, altre si incontrano durante il percorso tra cori e scene di gioia incontenibile, altre – meno fortunate – vengono bloccate in nasse dai CRS [il reparto celere francese, ndr]. Ma più o meno tutti coloro che sono partiti si sono ritrovati, prima di partire con l’ultima manif sauvage (terminata con il tentativo di occupazione di un liceo vicino a Place de la Nation).

[RESOCONTO ESPERIENZA]

Questa volta la manifestazione si è svolta di giorno; prendere una micro-dose la mattina permette una maggiore “freschezza” e quindi una maggiore lucidità nell’identificazione degli effetti della sostanza. Inoltre, non abbiamo mischiato la LSD con altre droghe quali alcol o fumo. Probabilmente anche per la dose maggiore assunta involontariamente, gli effetti si sono sentiti con più chiarezza.

Uno degli effetti principali della LSD, se assunta in gruppo, nello stesso modo e nello stesso momento, è quella di dotare ogni singolo individuo di una sensazione di comunanza con il resto delle persone che condividono l’esperienza. E’ una sensazione difficile da descrivere a parole; durante il “viaggio”, quando la sostanza fa effetto, questa sensazione è sempre presente, anche quando, e qui si comprende il motivo per cui i popoli tradizionalmente votati all’uso di piante sacre considerano “magiche” questo tipo di sostanze, il gruppo non è riunito nello stesso luogo e nello stesso momento. Insomma, la sostanza tende ad aiutare nell’identificare le persone di cui dobbiamo avere cura, e, al contrario, di quelle contro cui dobbiamo batterci per salvaguardare il nostro gruppo. L’effetto della LSD è di ri-dotare l’individuo, spersonalizzato, impaurito, solo, della capacità di giudicare e quindi determinare le distanze tra lui e il resto del mondo; e ciò funziona sia per quanto riguarda gli amici che i nemici.

Dal nostro punto di vista, ci veniva più facile “umanizzare” il poliziotto. Ciò non significa che non considerassimo la Polizia nel suo complesso come un avversario. Al contrario: veniva spontaneo giudicare l’aggressività dei poliziotti come una caratteristica connaturata alla situazione e al loro ruolo. Ma al contempo eravamo in grado di comprendere che spesso tale aggressività era frutto della paura che la grande massa di persone instillava in loro. Questa nostra consapevolezza li indeboliva poiché ci rendevamo conto che loro avevano ragione di avere paura di noi tanta quanta ne avessimo noi di loro. E che, come recita un vecchio adagio, l’unione fa la forza.

Con la LSD-25, come in un gioco, diventa più facile muoversi tra le maglie del Dispositivo. Rende le mosse dell’avversario più prevedibili. Ogni dispositivo (ad esempio, quello della nasse, [l’accerchiamento di un gruppo di manifestanti da parte della polizia, ndr]) non è altro che un gioco inventato da degli esseri umani per controllare altri esseri umani. La sostanza psichedelica ammorbidisce il sistema, ne rivela le falle, ne rende palesi le regole. Avere piena coscienza delle regole del gioco è fondamentale anche e soprattutto in una situazione di scontro: la sostanza può aiutare chi ha deciso di non seguirle. Ciò che abbiamo notato dalla nostra esperienza è che la LSD dona un’innegabile sensazione di lucidità sotto la pioggia di lacrimogeni. Gli effetti: una maggiore concentrazione e un migliore controllo di sé e del proprio corpo.

Dal mio punto di vista, ho sentito una maggiore consapevolezza dei mille e uno modi per sabotare il Dispositivo. La LSD aiuta a capire quando e se è il momento giusto di uccidere il poliziotto che è in noi, ma senza ricadere in comportamenti temerari, egocentrici e fini a se stessi. Inoltre, rende le mosse dell’avversario più prevedibili, perché regala una visione d’insieme straordinariamente chiara, come se si potesse osservare la piazza, il campo di battaglia, da un luogo privilegiato, da una collina. Come se le vie della città diventassero il tabellone di un gioco da tavolo, e i flics e i manifestanti pedine.
Per dirla con Debord «relevé des positions successives de toutes les forces au cours d’une partie».
Abbiamo anche notato che, anche grazie all’aumento generale della consapevolezza, dota di un sano coraggio, ma non rende più incoscienti, come invece può fare l’ebrezza alcolica.

Tutte queste riflessioni sono state prodotte una volta tornati sani e salvi a casa dopo la manifestazione. Ovviamente, non è necessaria una micro-dose di LSD perché sia possibile concepire tali pensieri e per poterci riflettere su collettivamente. Ma la sostanza, nel nostro caso, ha funto da pretesto.
Certo, avevamo rischiato, come avevano rischiato tutte e tutti. Ma con una consapevolezza “diversa”. E, sicuramente, senza mai farci mancare il buonumore.

Joy or sorrow
What does revolution mean to you?
To say today’s like wishing in the wind
All my beautiful friends have all gone away
Like the waves
They flow and ebb and die

There’s a revolution
There’s a revolution
There’s a revolution
There’s a revolution

Primo Maggio.

“La quiete paradossale dell’istante dello scontro”

Furio Jesi, Spartacus. Simbologia della rivolta

Il primo maggio abbiamo partecipato ad una battaglia campale. Entrambi gli schieramenti erano organizzati e pronti per lo scontro, che si è prodotto puntualmente poco dopo l’inizio della manifestazione. Duecento metri dopo essere partiti da Place de la Republique, il cortége de téte si era già formato. In testa, tre striscioni rinforzati per difendersi dalle flash-ball e dalle granate. Di fianco ad essi, una grande fenice di cartone montata su un carrello mobile, pronta per essere data alle fiamme e gettata contro lo schieramento dei celerini, ricordava le enormi manifestazioni dell’anno scorso (con la differenza che il livello di violenza da parte della polizia, la scorsa primavera, è stato di gran lunga maggiore).

[RESOCONTO DELL’ESPERIENZA]

Abbiamo ripetuto per la terza volta l’esperimento, in cinque persone. Una micro-dose (un decimo di blotter imbevuto di LSD di buona qualità e non tagliato con anfetamine o stimolanti). Al contrario delle altre volte, pero’, non siamo riusciti a tenerci insieme fino alla fine del corteo. Userò quindi la prima persona singolare per descrivervi le sensazioni che ho provato durante questa manifestazione oceanica. In primo luogo, la sensazione di vicinanza – già sperimentata durante gli altri cortei – con le altre persone che avevano assunto la micro-dose si è estesa alla totalità delle compagne e compagni che prendevano parte allo scontro. Ho notato infatti quanto fosse imponente la partecipazione attiva o passiva – cioè il supporto dato “da dietro” tramite cori o rilanciando i lacrimogeni al mittente – delle persone ai momenti di scontro. Ad esempio, era impressionante il numero e l’intensità degli applausi che si levavano da parte dei manifestanti dopo che una bottiglia molotov andava a rompere le linee della polizia.

Il primo effetto, già notato la volta precedente, è stato un aumento del coraggio, probabilmente causato a sua volta da una maggiore lucidità provocata dalla sostanza, la quale non era di ostacolo, anzi; permetteva di comprendere meglio (in qualche modo, di arrivarci prima) se e quando si sarebbe prodotta di lì a breve una situazione che non mi sentivo pronto a sostenere, vuoi per mancanza di equipaggiamento, vuoi per timore. Credo sia anche grazie all’effetto della sostanza, oltre che per una micro-dose di fortuna, che sono riuscito a tornare a casa intatto dopo una giornata di scontri sì lunga e faticosa. In generale, credo di essere riuscito a sostenere come volevo i compagni e le compagne che erano in prima linea e per la prima volta mi sono tenuto per più di qualche minuto dietro lo striscione rinforzato, compreso durante una nostra carica, scoprendo de facto l’utilità di una tale protezione. Credo che questo sarebbe stato possibile anche senza la calma e la lucidità fornitami dalla micro-dose. Ma, sicuramente ci avrei messo molto più tempo e avrei avuto bisogno di molte persone di fiducia vicino a me per arrivare a sostenere un tale livello.

Conclusione

“Di stupefacenti sarebbero, secondo i sapienti, avvelenati i selvaggi. Infatti, la droga guadagna spazio, mentre sulla droga guadagna il capitale. Ma la droga allucinogena, quella che per intenderci libera dall’allucinazione della “vita”, con l’abbassare la soglia che filtra cioè economizza le percezioni, attacca direttamente l’economia che impoverisce ciascuno inchiodandolo alla scheda perforata delle percezioni programmate per lui dalle gerarchie del sapere, e, con il consentirgli finalmente di vedere ciò che non aveva mai visto prima, lo dischioda dal “reale”, gli restituisce la verità che gli pertiene. Non può essere, tale verità, che atroce: umiliante e terrifica. Ma definitiva, indimenticabile. Lo strappo non è reversibile, si lamentano i sapienti. Terrorizza, sgomenta, inselvatichisce. Ciò che terrorizza, ciò che sgomenta e ciò che, nel migliore dei casi, inselvatichisce non è, al contrario, che la visione della loro “verità”, di colpo denudata.” – G. Cesarano, Critica dell’Utopia capitale, opere complete vol. III, a cura del centro di iniziativa Luca Rossi, Milano.

Di seguito sono elencati gli effetti che abbiamo potuto sperimentare. Tale lista è frutto di una riflessione avvenuta con una compagna poco tempo dopo le giornate di lotta.

Aumento della presenza nel qui ed ora.
Aumento della sensazione di comunanza/condivisione con il proprio gruppo.
Sensazione di maggiore capacità di comprendere e di influire sui dispositivi nostri e degli avversari, collettivamente e individualmente.
Sensazione di partecipare a un tempo condensato dove ogni gesto assume la giusta importanza.
Sensazione di lieve “decompressione” spazio-temporale.
Aumento della resistenza fisica.
Aumento della lucidità / diminuzione degli stati ansiosi. Ciò comporta:
Aumento del coraggio / diminuzione della paura
Diminuzione delle inibizioni (se assunto in quantità maggiori che un decimo di blotter.)
Maggiore impressione del vissuto (immagini si fissano in maniera più duratura del normale)

I risultati degli “esperimenti” qui riportati non hanno, beninteso, nulla di scientifico in senso stretto. Questo testo è frutto della volontà di un singolo e le sensazioni sono perlopiù scaturite dall’esperienza soggettiva. Nondimeno, è importante sottolineare come oggi più che mai si renda necessario un recupero da parte nostra di un savoir faire consapevole rispetto all’uso di sostanze psichedeliche. Tale mole di conoscenze e di pratiche è ormai da troppo tempo caduta nelle mani del Capitale e dei suoi accoliti. Infatti, mentre spesso il movimento si lambicca il cervello con questioni di relativa importanza (e purtroppo spesso perdendo tempo con le solite guerre tra parrocchiette), dimentica che l’esperienza psichedelica ha costituito, in particolare, un momento-chiave dell’esperienza del proletariato giovanile negli anni che hanno preceduto la crisi del 1977. E’ forse tempo di riprendere in mano questa storia, ed entrare di nuovo a farne parte.

Attenzione – nota a margine

La LSD è una sostanza attiva a dosi ESTREMAMENTE basse. Pur non sfiorando il rischio di un vero e proprio bad trip, assumere più della dose consigliata (un decimo di cartoncino9), può comportare l’apparizione di effetti non desiderati (soprattutto in situazioni di rischio e di tensione) quali distorsioni delle percezioni visive e auditive. Le micro-dosi devono quindi corrispondere a un decimo di blotter, (dipendentemente in ogni caso dalla quantità di sostanza disciolta in ogni cartoncino), e devono essere divise possibilmente a casa, prima dell’inizio dell’azione, quando si possono maneggiare i cartoncini con attenzione. Ogni aumento di dose corrisponde ad un aumento del rischio di ottenere effetti indesiderati.