L’unità di misura della ricchezza

di Marco Piantoni*

Marco Piantoni è un artista che si occupa anche di economia, questo suo testo è collegato ad una mostra personale che si inaugurerà il prossimo 18 novembre a Terni, presso la galleria GC2. Le immagini riprendono alcune fasi della sua preparazione.

Siamo abituati a pensare che la ricchezza identifichi il benessere economico di un individuo e sia data dalla quantità di beni tangibili e intangibili posseduti, aventi un valore di mercato ed in grado di produrre reddito. Partendo da questo presupposto, la principale fonte di ricchezza è il lavoro inteso esclusivamente come attività economica di mercato.

Marx, nella teoria del valore-lavoro, sosteneva che era <<sbagliato dire che il lavoro, in quanto produce valore d’uso, sia l’unica fonte della ricchezza da esso prodotta, ossia ricchezza materiale>>. Secondo Marx <<il lavoro ha bisogno della materia come presupposto>>, ha cioè bisogno della natura, per questo, egli sosteneva che l’altra fonte di ricchezza fosse la Natura.

Se facessimo un’analisi più profonda del concetto di ricchezza, potremmo poter dire che né il lavoro né la natura sono le fonti principali della ricchezza da essi prodotta ma, l’unica vera fonte di ricchezza è il tempo. Non solo, Il tempo non è soltanto fonte di ricchezza ma anche ricchezza stessa.

Il lavoro inteso come << sforzo che genera un miglioramento>>, sia esso fisico che mentale può generare beni materiali e intangibili, entrambi aventi valore d’uso ed entrambi provocati da uno sforzo. Per beni materiali intendo i beni di consumo, i beni di sostentamento, il denaro. Per beni intangibili, invece, intendo i beni prodotti dalla crescita personale, la ricerca, la cura dei rapporti umani, conoscere e approfondire ciò che ci circonda e tutto ciò che possa apportare benefici di natura umana all’individuo. Il lavoro di cui parlo, per esistere, deve manifestarsi nel corso di un arco temporale senza il quale quest’ultimo non potrebbe generarsi ed è per questo che, la vera fonte di ricchezza è il tempo. Più tempo dedichiamo ad un determinato sforzo e più questo sforzo produrrà beni aventi valore d’uso. Senza il tempo tutto questo non esisterebbe, neanche la Natura riuscirebbe a produrre materia senza tempo a disposizione.

L’individuo e tutto ciò che esso genera intorno a sé non può prescindere dal tempo ed è per questo che è l’unica vera ricchezza che possiede ed è anche l’unica che riceve fin dal primo istante di vita.

Partendo da questi presupposti, occorre sottolineare l’importanza riguardante l’utilizzo del tempo. Il tempo a noi percettibile è limitato, ha una sua fine, e siamo noi a decidere attraverso quali azioni consumarlo. Queste azioni porteranno a risultati diversi che si rifletteranno sull’individuo e sul contesto sociale nel quale vive. Se decidiamo di investirlo in azioni volte all’ottenimento di beni materiali otterremo una crescita quantitativa legata esclusivamente al benessere economico; investendolo, invece, nello sviluppo di beni intangibili e del proprio essere genererà una crescita qualitativa sia dell’individuo che della società.

Il sistema sociale, politico e culturale nel quale viviamo influenza fortemente l’utilizzo del nostro tempo. L’avvento dell’era industriale comportò una profonda trasformazione del sistema produttivo ed economico ma soprattutto dell’intero sistema sociale e utilizzo del tempo. Il nuovo concetto di fabbrica e della macchina modificò i rapporti fra i settori produttivi ed il modo di vivere dell’uomo, il quale, in cambio del proprio tempo, messo a disposizione per il lavoro, iniziò a ricevere un salario. In quel contesto, il significato di benessere era legato esclusivamente alla crescita economica, il tempo veniva consumato sempre di più nella produzione e ottenimento di beni materiali fino a diventare un aspetto caratteristico di una intera cultura.

Oggi, la variabilità e l’incertezza che caratterizza il nostro contemporaneo, il nuovo modo di produrre beni e servizi, implicano e richiedono flessibilità nelle tecnologie impiegate e nell’uso della forza lavoro. Se la prima richiesta è stata soddisfatta dalla diffusione dell’informatica e dal miglioramento delle tecnologie, la seconda ha provocato la crescita di nuove forme di occupazione e di nuovi regimi di tempo di lavoro, nonché rischi di nuove forme di marginalità nella distribuzione degli orari di lavoro. In Italia, più del 23% delle persone occupate dichiara di lavorare al di fuori del suo orario di lavoro, di portarsi il lavoro a casa o lavorare durante il tempo libero e il 14,2 per cento dichiara di farlo tutti i giorni; inoltre al 14,4 per cento capita frequentemente di lavorare anche nei giorni non lavorativi (dati istat – I Tempi della vita quotidiana). Al lavoratore, soprattutto se condizionato da produzioni just in time, si chiede spesso un coinvolgimento totale ed immediato, che può giungere ad investire almeno in parte la sua vita privata con dilazioni dell’orario lavorativo arrivando e, spesso, superando le 50 ore settimanali. Il lavoro in questione è legato soprattutto ad attività di natura economica, questo vuol dire che la maggior parte del tempo contribuisce ad una crescita quantitativa, sottovalutando, forse, l’importanza e la necessità di una crescita qualitativa sia dell’individuo che della società. Forse non abbiamo chiaro il significato di ricchezza e non percepiamo realmente la natura limitata del tempo.

Seneca, nelle lettere inviate a Lucilio, sosteneva che la superficiale considerazione del tempo da parte dell’uomo dipendeva soprattutto dal fatto che egli veda la morte come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle sue spalle. << Ogni ora del nostro passato appartiene al dominio della morte>>. L’uomo possiede il dominio del tempo presente e la pianificazione del tempo futuro, il tempo che è stato consumato appartiene alla morte, a noi resta solo il frutto delle azioni attraverso le quali lo abbiamo consumato. Ecco perché siamo obbligati ad utilizzarlo nel modo migliore e per una giusta causa evitando così che il tempo ci sfugga senza accorgercene. <<Quando immense ricchezze cadono nelle mani di un cattivo padrone, quest’ultime vengono dissipate; quando, invece, modiche ricchezze vengono affidate ad un buon amministratore quest’ultime crescono>> (De brevitate vitae, I).

Essere ottimi amministratori del tempo ed impiegarlo in attività più nobili rispetto alla sola crescita quantitativa è fondamentale per il nostro sviluppo. Una crescita quantitativa senza una crescita qualitativa è solo deleteria per l’essere umano e per la società.

Per arrivare a questo obiettivo la rivoluzione deve partire da noi stessi, solo dando la giusta importanza alle azioni che consumano il nostro tempo possiamo cambiare il sistema sociale che ci caratterizza, solo considerando il tempo come l’unità di misura della ricchezza possiamo cambiare le nostre priorità.

*Marco Piantoni è nato a Terni nel 1987, contemporaneamente agli studi di Economia frequenta l’Accademia delle Belle Arti dove studia pittura ed illustrazione con il maestro Igor Borozan. Subito dopo la laurea in Economia ed il diploma all’Accademia, si trasferisce in Inghilterra e in Spagna per studiare e lavorare. Durante i suoi viaggi ha la possibilità di conoscere nuove culture e nuove forme di pensiero che sono parte integrante della sua ricerca artistica. Il suo lavoro può essere considerato come il risultato sia di una educazione artistica che economico/sociale, fondato su temi che caratterizzano il nostro contemporaneo.

Pagina web

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